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Assistant professor at Sidney Kimmel Comprehensive Cancer Center, Johns Hopkins University School of Medicine

Jun 1, 10 tweets

Ieri ad #ASCO2026 ho visto una sala piena di oncologi, ricercatori e operatori sanitari alzarsi in piedi per applaudire uno studio clinico sul tumore del pancreas.
Per chi non lavora in oncologia può sembrare una cosa normale.
Per chi, come me, ha passato anni a studiare i tumori guidati da KRAS, è stato un momento che difficilmente dimenticherò.
🧵

1/ Le curve di sopravvivenza sembravano appartenere a due ere terapeutiche diverse.
Il tumore del pancreas è uno dei tumori più aggressivi e difficili da trattare, guidato nella maggior parte dei casi da KRAS.
Conoscevamo il bersaglio.
Semplicemente non riuscivamo a colpirlo.

2/ Per gran parte della mia carriera, RAS è stato associato a una sola parola:
“undruggable”.
Impossibile da colpire farmacologicamente.
Intere generazioni di scienziati hanno dedicato la propria carriera a comprenderne la biologia sentendosi ripetere, ancora e ancora, che non sarebbe mai stato possibile.

3/ Eppure non hanno mollato.
Scienziati come Channing Der hanno contribuito a definire il ruolo centrale di RAS nel cancro umano.
Kevan Shokat ha aperto una strada che molti ritenevano impossibile, dimostrando che anche il più famoso degli oncogeni “undruggable” poteva essere colpito.
E migliaia di ricercatori, clinici, pazienti e sostenitori hanno portato avanti quel lavoro.

4/ I primi inibitori di KRAS hanno cambiato tutto.
Non perché fossero perfetti.
Non perché avessero risolto il problema.
Ma perché hanno risposto a una domanda che perseguitava il campo da decenni:
Sì, RAS può essere colpito.

5/ Poi è arrivata la sfida successiva.
La resistenza.
I circuiti di feedback.
La capacità dei tumori di adattarsi.
Molti di noi hanno passato anni cercando di capire perché i tumori riescano a sfuggire alle terapie e come renderle più efficaci.

6/ Oggi però è stato diverso.
Non solo perché lo studio è stato positivo.
Non solo per la magnitudine del beneficio clinico.
Ma perché, per la prima volta, molti di noi hanno avuto la sensazione di vedere cosa può significare l'inibizione diretta di RAS per i pazienti con tumore del pancreas.

7/ All'inizio della mia carriera, qualcuno mi consigliò di non lavorare su RAS.
Era considerato un campo troppo difficile, troppo rischioso e con poche possibilità di produrre terapie efficaci.
Guardandomi intorno oggi, ho pensato a quanti scienziati hanno ignorato quel consiglio.
Per fortuna.

8/ Quello che mi ha colpito di più oggi non sono stati i numeri.
Sono state le storie dei pazienti.
L'emozione nella sala.
La standing ovation di una comunità che sa quanto sia stato lungo e difficile questo percorso.

9/ La standing ovation di oggi non celebrava la fine della storia.
Celebrava l'inizio di un nuovo capitolo.
Per decenni la domanda è stata:

“Possiamo colpire RAS?”

Oggi quella domanda ha trovato una risposta.

La nostra sfida adesso è diversa: capire la resistenza, sviluppare combinazioni migliori e continuare a rendere i tumori guidati da RAS sempre più trattabili e, un giorno, sempre più guaribili.

Siamo solo all'inizio. All’inizio di una nuova era.

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