L'incredibile vicenda #Rangnick è la spettacolare dimostrazione di come sia ormai diventata complessa persino l'immaginazione del pallone. Abbiamo almeno sei o sette punti di vista diversi: Gazidis, Rangnick, il Fondo Elliott, Maldini, Boban, Pioli, persino Ibrahimovic volendo.
E altrettante carte-imprevisti sul tavolo: il poco tempo per la preparazione estiva, la richiesta dei "pieni poteri", le penali della Red Bull, il poco budget per il mercato, il licenziamento di Boban, la possibile cessione della società...
Dobbiamo rassegnarci all'idea, per almeno qualche anno o forse per sempre, di un'oscurità quantomeno parziale su come sia andato davvero questo balletto di fantasmi che danzano attorno al Milan.
Qual è la scelta giusta? Nessuno può dirlo: arrendiamoci all'idea che il calcio sia programmabile solo fino a un certo punto, per esempio che Eriksen dopo sei mesi sia ancora un oggetto misterioso, o che Sarri tolga Dybala e metta Rugani per difendere un 2-1 con la Lazio.
Certo Il misterioso Gazidis, figura oscurissima, sembra uscirne molto debole: cosa ha fatto per sei mesi, cosa ha pianificato, quali progetti ha immaginato? Almeno avrà imparato quell'italiano che ha sempre giurato di star studiando?
Ha subìto la scelta di Pioli a ottobre e l'acquisto di Ibra a gennaio, ha contattato Rangnick a dicembre ma otto mesi dopo è saltato tutto: quali capacità manageriali possiede esattamente quest'uomo per essere l'amministratore delegato del Milan a 4 milioni lordi di stipendio?
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