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Dico quello che penso. Faccio al meglio delle mie capacità quel che dico. Ultimo libro: Alla ricerca del buon management.

Sep 13, 2020, 8 tweets

Piccolo thread: un mondo basato su stereotipi.

Oggi ho letto che sarei un “collettivista”. Di solito mi danno del liberista. Ma al di là delle etichette questo è il segno di quanto degradata sia la discussione. 1/n ->

Se uno vede che sei un dipendente pubblico, allora automaticamente sei uno statalista o collettivista. Se un altro legge che faccio parte di un comitato di Assolombarda allora vuol dire che sono un liberista e servo dei padroni. 2/n ->

Se dico che i dipendenti pubblici pagano le tasse (è un fatto e negarlo è una idiozia) allora sono uno che difende i “mantenuti pubblici”. 3/n ->

Se dico che ci vuole meritocrazia e competitività sono un “turboliberista”. 4/n ->

È tutto così. Non esistono fatti e scelte precise, ma solo schieramenti. Non ci sono complessità, solo banalizzazioni estremizzate. 5/n ->

Un giorno una persona di cui ho una stima immensa, un intellettuale e ricercatore tra i più fini che abbia conosciuto mi ha detto una cosa semplice: “Alfonso, io sono un Comunista, tu sei un riformista liberale”. 6/n
->

Lo diceva perché era andato al fondo di quelle parole, le aveva vissute e aveva fatto una sua scelta. E si era confrontato con me nel profondo, non per tags o stereotipi. E ci stimiamo l’un l’altro immensamente. 7/n ->

Oggi il confronto è tra milanisti, juventini e interisti, tra tifosi. Il tutto trasposto in quella che sarebbe una discussione politica e che invece rassomiglia ogni giorno di più ad una rissa di un pollaio. n/n

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