1/ Truffa, frode e due omicidi sullo sfondo in una delle comunità educative più ricche e discusse d’Italia. Varie vicende si intrecciano intorno al “Piccolo Carro” di Perugia. Un altro scandalo (totalmente insabbiato) che coinvolge esponenti del PD.

(Thread)

#10luglio
2/ Le indagini sulla cooperativa “Piccolo Carro” iniziano casualmente nel 2016 a seguito della morte misteriosa di 2 ragazze ospiti nelle strutture della comunità e più volte fuggite dalle stesse. Si tratta di veri e propri gialli che, ad oggi, risultano ancora piuttosto oscuri.
3/ Il caso meno noto (ma più enigmatico) è quello di Daniela Sanjuan, ritrovata morta vicino alla struttura di Bettona nel 2013. Più conosciuta è la vicenda Sara Bosco, il cui corpo senza vita è stato rinvenuto in un padiglione abbandonato dell’ospedale Forlanini di Roma.
4/ Daniela Sanjuan scomparve nel nulla il 23 ottobre 2003 (del caso si interessò anche @chilhavistorai3) dopo essere fuggita da una delle 6 strutture della comunità, dove venne internata per problemi psichici conseguenti alla separazione dei suoi genitori.
5/ Tuttavia, con l’internamento i disturbi di Daniela peggiorarono. Il Tribunale di Napoli, dopo l’ennesima fuga, ordinò il trasferimento della ragazza presso una struttura più idonea. Ciò non accadde, spingendo Daniela ad un’ennesima fuga dalla comunità (stavolta definitiva).
6/ Per 10 anni non se ne seppe più nulla. Solo nel febbraio 2013 vennero ritrovati i resti di Daniela (identificata 3 anni dopo) a 600 metri dalla struttura dalla quale era fuggita. Il caso venne archiviato nel 2017 per prescrizione. L’autore dell’omicidio rimane tuttora ignoto.
7/ Destino diverso ma ugualmente tragico fu quello di Sara. Dopo la fuga dalla comunità (anche di questo caso si interessò @chilhavistorai3) la ragazza è stata ritrovata a Roma morta, seminuda, su una barella il 9 giugno del 2016. La causa della morte è un’overdose.
8/ Secondo la madre, Sara aveva ricominciato a drogarsi all'interno della comunità dalla quale era fuggita. La madre racconta anche di molestie subite che sarebbero alla base della fuga della ragazza che, infatti, voleva tornare dalla sua famiglia.
9/ Per le similitudini dei casi, la vicenda di Pamela Mastropietro è stata associata a quella di Sara. Entrambe facevano uso di droghe e si prostituivano per ottenerle. Anche Sara (come Pamela) è stata presumibilmente uccisa dal suo pusher, attualmente indagato per omicidio.
10/ Tornando al "Piccolo Carro", le indagini sui suddetti casi di omicidio hanno portato a scoprire che nella struttura venivano somministrati farmaci senza alcuna autorizzazione. Sono stati quindi accusati di frode e truffa i gestori della cooperativa. Il processo è in corso.
11/ Cristina Aristei e Pietro Salerno, pastori della chiesa evangelica pentecostale “A Braccia aperte”, sono il Presidente ed il vice Presidente della cooperativa che nel 2015 ha registrato ricavi per 5 milioni di euro e distribuito ai 50 soci oltre 3 milioni di euro di profitti.
12/ Fanno parte dei beni della cooperativa (che ha come oggetto l’inserimento sociale senza scopo di lucro) anche un’Audi, una Land Rover e una Volkswagen, a dimostrazione della floridezza del business condotto dai pastori evangelici.
13/ La retta incassata dalla cooperativa (400 euro al giorno per minore) risultava tra le più care d’Italia ed era volta a retribuire i servizi socio sanitari illegittimamente prestati dal “Piccolo Carro” (rispetto ai 120 euro previsti per i servizi socio-educativi).
14/ Secondo il TAR l’attività irregolare della cooperativa (ovvero, come detto, la somministrazione illecita di farmaci) è proseguita con la complicità degli organi regionali competenti (assenza di controllo), nonostante Comuni e Asl da anni avessero segnalato tale condotta.
15/ Nella vicenda risulta infatti coinvolta Maria Pia Serlupini, Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Umbria, nota attivista LGBT e collaboratrice di Catiuscia Marini (ex Governatrice PD dell’Umbria) e suo figlio Antonio Sisani.
16/ Antonio Sisani entra nella compagine sociale della cooperativa nel 2014, proprio a seguito della nomina della madre come Garante dell’infanzia. Secondo alcune fonti, esiste un annoso legame tra la Serlupini e i coniugi che gestiscono il “Piccolo Carro”.
17/ La Serlupini e la Marini, il 18 maggio 2016, hanno fatto addirittura visita (fatto assolutamente insolito) a una delle strutture del "Piccolo Carro", esprimendo apprezzamento per l’attività posta svolta all'interno della comunità.
18/ Secondo @carbonarim5s, Consigliera regionale Cinque Stelle (che ha sollevato il caso) tale visita è sembrata una sorta di endorsement alla struttura che, come detto, somministrava farmaci senza la relativa autorizzazione (nonostante la Serlupini ne fosse informata).
19/ Il caso è stato anche denunciato all’ANAC che, il 29 marzo del 2017, ha evidenziato un possibile conflitto di interessi proprio per i rapporti personali intrattenuti tra la Serlupini (e il figlio) con Cristina Aristei e Pietro Salerno (gestori della cooperativa).
20/ Nonostante il fatto che il Testo unico in materia di Sanità e Servizi Sociali della Regione Umbria prevede che il Presidente dell’Assemblea legislativa dichiari la decadenza della Serlupini, attualmente la Garante dell’infanzia umbra risulta ancora in carica.
21/ Maria Pia Serlupini è anche nota per essersi opposta, nel novembre del 2017, al provvedimento della giunta di Todi che ordinava lo spostamento, nella sezione per adulti della biblioteca comunale, di alcuni libri destinati a “spiegare” ai bambini il sesso e l'omosessualità.
22/ Nel settembre 2018 la Serlupini è stata anche critica da alcuni esponenti della Lega (tra cui il senatore @SimoPillon) per aver invitato il Prefetto di Perugia a sottoscrivere un protocollo gender che affida l’ educazione sessuale dei bambini ad associazioni gay.
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