Ieri @giangolz ha affrontato una questione molto interessante riguardante il sistema di approvazione (con le possibili maggioranze deliberative) dei piani nazionali di riforma e resilienza che dovranno essere approvati dal Consiglio Europeo
La prima. Che peso possono avere i paesi frugali in sede decisionale all'interno del Consiglio UE? 3/
1) il 55% degli Stati membri vota a favore - (15 paesi su 27); 4/
I piani per la ripresa e la resilienza sono valutati dalla Commissione entro due mesi dalla presentazione. 5/
6) Investimenti nel meridione. “Resta limitata, in particolare nell'Italia meridionale, l'adozione da parte delle imprese più piccole di strategie volte ad aumentare la produttività,
8) Inefficienza della PA. “La scarsa capacità del settore pubblico, soprattutto a livello locale, di amministrare i finanziamenti rappresenta una barriera
9) Riforma della PA. “Accrescere l'efficienza della pubblica amministrazione italiana
11) Promuovere l'accesso al credito. “Il credito bancario continua a essere la principale fonte di finanziamento delle imprese. Tuttavia, le imprese
Volete sapere cosa chiedono agli Stati? Riforme strutturali.
I piani di riforma e resilienza devono essere sviluppati su riforme che mancano in Italia ormai da troppi anni, cioè dal secolo scorso. E qui viene in rilievo una variabile non di poco conto, anzi direi essenziale: il decisore politico.
Ometto ogni commento.
Risposta.
Non questo governo. Non ha le capacità. Mia idea, per carità. Ma lo ha detto anche Conte nell'immediatezza dell'accordo del Consiglio UE, quando ha dichiarato “ora serve una task force”.
Vedremo. Io ho molta paura. Buona fortuna.

