Questo è il giorno giusto per ricordare che tutto il casino nel centrosinistra sul leader della coalizione deriva dalla presenza di un soggetto politico che non esiste in nessun altro paese al mondo: le coalizioni.
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1/20
Ovunque esistono, ovviamente, i governi di coalizione. Ma esistono perché sono una necessità parlamentare, dovuta al fatto che nessun partito prende la maggioranza assoluta. Non come soggettività politiche addirittura presente sulle schede elettorali, come in Italia.
2/20
L'origine di tutto ciò si deve al cruciale 1993, quando le coalizioni fecero prima capolino nella legge per i comuni, quella che introdusse l'elezione diretta del sindaco, per poi essere estese di fatto dal nostro attuale PdR anche al parlamento.
3/20
Il Mattarellum, prevalentemente maggioritario ma con una quota proporzionale, spinse i partiti a coalizzarsi in grandi blocchi ma non a sciogliersi.
Le coalizioni furono poi estese a province e comuni, e dal 2005 in poi codificate anche nella legge nazionale.
4/20
Le coalizioni rimpiazzarono subito i partiti come luogo primario dell'identificazione politica, dato confermato dalla volatilità elettorale, che si impennò a livello di partito per rimanere bassa a livello di blocco: scelgo di volta in volta, all'interno di csx e dx.
5/20
Un pezzo di questa architettura è il leader della coalizione, necessario a tenere insieme blocchi troppo vasti per avere coesione ideologica, a renderne ferrea la vocazione di governo e a realizzare il presidenzialismo di fatto.
6/20
Da 30 anni votiamo per eleggere il presidente del consiglio, indignadoci addirittura quando ciò non avviene, con contorno di premi di maggioranza e altre anomalie tutte italiane. Altrove non è così: si vota il partito, e poi si negozia il governo.
7/20
Se il leader è centrale, deve avere una legittimazione forte. Con partiti deboli, questa legittimazione non può che essere elettorale, popolare, plebiscitaria: ecco quindi l'apparizione delle primarie di coalizione (inventate da noi e poi copiate in Cile).
8/20
Si è trattato indubbiamento di uno strumento di forte legittimazione popolare e plebiscitaria della leadership unitaria, che dà unità e proiezione di governo alla coalizione. In un sistema (per me sbagliato) che mette al centro la coalizione, una risorsa.
9/20
Le primarie di coalizione restano però un assurdo strutturale: se posso votare una persona come leader e poi alle politiche sostenere un partito diverso, quale sarà la linea politica prevalente? Contano le percentuali ai partiti o quelle alle primarie?
10/20
Su questo elemento si produsse la maggiore contraddizione del vendolismo, anche nella sua versione pisapiana: leader di sinistra a guidare coalizioni a trazione centrista, perché i rapporti di forza delle primarie e quelli tra i partiti sono diversi.
11/20
Insomma: le primarie di coalizione sono una scorciatoia plebiscitaria per far funzionare uno strumento anomalo (la coalizione come soggetto politico), che non sempre raggiunge l'obiettivo, in particolare quando l'unità è debole sul piano politico.
12/20
Leggo chi dice "prima decidiamo il programma". Ok, ma se prima decidiamo il programma, poi su cosa facciamo le primarie? Come concorso di bellezza sul candidato migliore per realizzare quel programma? La posizione sull'Ucraina dipende dalle primarie o dal voto ai partiti?
13/20
Ha davvero senso che, dopo il referendum, si spendano mesi in un duello Schlein-Conte?
La prudenza consiglierebbe di evitare uno scontro fratricida nell'opposizione in un momento di debolezza del governo. Ma ci sono due fattori: i media e la legittimazione di Schlein.
14/20
La destra non fa le primarie, e decide chi va al governo, da sempre, sulla base del partito che prende più voti alle politiche. Rozzo quanto efficace, e pure democratico. Ma gli editori dei media italiani, per ragioni da approfondire, hanno deciso che il csx non può farlo.
15/20
Resterebbe il metodo "scelta pre-elettorale però a tavolino". Ma una volta che il Pd ha deciso, unico partito al mondo, di far votare la propria segretaria tramite le primarie, perché mai Schlein, forte di questa legittimazione, rinunciarvi?
16/20
Insomma, tutto spinge verso le primarie di coalizione del centrosinistra. Però i rischi sono tanti. Schlein, oggi rafforzata dall'aver costruito un csx competitivo, reggerebbe, se il Pd fosse per la prima volta tagliato fuori dalla corsa a Palazzo Chigi?
17/20
E il M5S sarebbe in grado di fare il pieno di voti alle prossime politiche, a sostegno di una candidatura non sua bensì del Pd? Per non parlare di Avs, entità strutturalmente bicefala, per scelta, in ovvia difficoltà nel meccanismo monocratico delle primarie.
18/20
Insomma, il paradosso è che oggi le primarie nel centrosinistra non convengono a nessuno ma sembrano inevitabili, un po' per pressione mediatica un po' per path-dependency. Infilare il vino del 2026 in bottiglie anni '90 non sarà un pranzo di gala.
19/20
Continuiamo a pagare l'assurda anomalia delle coalizioni, da cui sarebbe ora, finalmente, di liberarci. Una legge elettorale normale per un paese normale. In cui alle elezioni si presentino i partiti, interamente democratici. Ad oggi, purtroppo, un'utopia.
20/20
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In questi giorni di elezioni in UK e Francia è tutto un "vedete che si vince al centro!" vs. "vedete che si vince con la radicalità!". Legittimamente ognuno porta acqua al suo mulino. Purtroppo, però, nella realtà non funziona così. Alcune note.
1/7
Starmer ha vinto perché moderato? Secondo tutti gli osservatori, la prima causa è stata il collasso dei Tories. Sarebbe avvenuto anche con un Labour più radicale? Forse sì, o forse un avversario alla Corbyn li avrebbe compattati. Non lo sappiamo, e chi dice di saperlo mente.
2/7
In Francia il NFP ha vinto per il suo programma radicale? Di sicuro quel programma gli ha permesso di massimizzare il proprio elettorato e prendere la maggioranza relativa. Ma ha potuto farlo perché aveva un obiettivo diverso da quello del Labour britannico.
3/7
A me pare che quello che è successo nell'ultima settimana negli Usa confermi quello che in tanti abbiamo denunciato a lungo sulla crociata contro la "cancel culture". E cioè che era una guerra culturale della destra contro l'università, la sinistra e le persone di colore.
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1/10
Il progetto funziona per fasi. La prima è stata un lungo lavoro mediatico per convincere una determinata fascia di e-lettori anziani che le università erano diventate dei covi di marxisti, per di più non bianchi, tesi alla distruzione della civiltà occidentale.
2/10
L'argomentario "free speech" usato per portare avanti questa crociata era al 100% strumentale, dato che i casi di "censura" si limitavano a contestazioni pubbliche, volantinaggi, striscioni, cioè il classico repertorio dell'opposizione sociale e culturale.
3/10
Un altro pezzo dell'ideologia del merito è quello del riscatto personale/sociale, tanto che nei giri liberali circola l'argomento che critico del merito sia chi viene dall'élite.
Non è vero. Il punto è non cadere nel pensiero magico e guardare al di là del proprio naso.
1/10
I miei nonni erano un contadino e un minatore. Mia madre una maestra, mio padre un massaggiatore cieco. Io faccio il ricercatore all'università. È tutto merito mio? Sicuramente mi sono sbattuto, ma non sarei uno scienziato sociale onesto se non guardassi il contesto.
2/10
Premettendo che l'élite è ben altra, che sono comunque un lavoratore, al momento anche precario, e che potere e ricchezza sono altrove, sicuramente sto bene. È un merito tutto questo? E di chi? Chiederselo mi sembra un esercizio sano.
3/10
Vivo nell'università, uno dei luoghi in cui l'ideologia nel merito nella sua versione più tossica è maggiormente diffusa. Precariato, competizione, vedere colleghi espulsi dal sistema ogni giorno, ti portano a pensare "Se io ce l'ho fatta è perche sono meglio".
Ma non è vero.
1/7
Chiunque guardi al proprio percorso personale con un minimo di obiettività si rende conto delle mille sliding doors in cui qualcuno che "valeva" tanto quanto altri è passato e altri no, per motivi più o meno imponderabili che per semplicità chiameremo "culo".
2/7
Pensare che il 4% che, tra chi inizia un percorso di ricerca, arriva alla tenure siano "i meritevoli" è pensiero magico: gli anni in cui ci sono più fondi ministeriali e quindi più concorsi ci sono più meritevoli del solito?
3/7
Il panico morale scatenato da Pd & co. sul presidenzialismo è imbarazzante. Intendiamoci: Meloni è di destra radicale, razzista e omofoba. E una riforma presidenziale sarebbe una torsione autoritaria del modello costituzionale. Ma dov'è la credibilità del Pd sul tema? 🧵
1/8
Il presidenzialismo oggi non è una proposta esclusiva della destra radicale, ma è condivisa dal centro liberale di Calenda e Renzi, entrambi provenienti dal Pd, che con il Pd governano e con cui il Pd ha provato ad allearsi fino a pochi giorni fa.
2/8
Il presidenzialismo è stato proposto dal Pd e dai suoi antecedenti per decenni: era nella proposta della Bicamerale D'Alema nel '97, l'ha sostenuta il fondatore Romano Prodi, l'hanno sostenuta Veltroni, Renzi, lo stesso Letta.
3/8
C'è chi (la Repubblica Italiana, con legge approvata ieri) decide di celebrare l'eroismo di Nikolaevka e della guerra di aggressione ingiustificata con cui il fascismo mandò 80 mila ragazzi di leva a morire di freddo.
Io preferisco ricordarli con le parole di uno di loro. 👇
"Compresi gli uomini del tenente Danda saremo in
tutto una ventina. Che facciamo qui da soli? Non abbiamo quasi piú munizioni. Abbiamo perso il collegamento con il capitano. Non abbiamo ordini. Se avessimo almeno munizioni! Ma sento anche che ho fame, e il sole sta per
tramontare. Attraverso lo steccato e una pallottola
mi sibila vicino. I russi ci tengono d’occhio. Corro e
busso alla porta di un’isba. Entro.
Vi sono dei soldati russi, là. Dei prigionieri? No. So-
no armati. Con la stella rossa sul berretto! Io ho in mano il fucile. Li guardo