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Most recents (24)

#MdT (Macchina del Tempo) 1987 - Sull’Europeo Giulio Andreotti ha scritto che "il naufragio del pentapartito gli ricorda il matrimonio andato in frantumi di due suoi amici dopo un aspro litigio perché le ampolline dell’olio e dell’aceto erano rimaste senza tappo".
E’ chiaro che l’ultimo litigio tra Craxi e De Mita non è la vera causa del divorzio, ma la famosa ultima goccia in un vaso riempito ogni giorno da incomprensioni, malumori e un’accentuata incompatibilità caratteriale.
E così Craxi, sconfessando il "patto della staffetta” tanto evocato da De Mita ha rassegnato le dimissioni.

E’ il 3 marzo 1987, dopo tre anni e mezzo di governo.
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Scrisse il greco Strabone. “Radunate a Messina un gran numero di botti vuote le ha fatte disporre in linea sul mare legate a due a due in maniera che non potessero toccarsi o urtarsi. Sulle botti formò un passaggio di tavole coperte da terra e da altre materie”.
A realizzare il primo ponte sullo Stretto di Messina, nel 250 a. C., fu il console Lucio Cecilio Metello che aveva sconfitto il cartaginese Asdrubale nella battaglia di Palermo nel 251 a.C., durante la Prima guerra punica. Terminata poi con la conquista della Sicilia nel 241 a.C.
“Fissò parapetti di legno ai lati affinché gli elefanti non avessero a cascare in mare”.
Infatti il ponte si era reso necessario per il trasporto di centoquaranta elefanti da guerra catturati ai cartaginesi. L’unico modo per poterli esibire a Roma.
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#MdT(Macchina del Tempo) 1983-Quando Pietro Longo arriva al Bilancio (Governo Craxi), nel FIO ci sono ancora 1.210 miliardi assegnati, ma non ancora spesi. A questi stanno per aggiungersi quelli assegnati per il 1984. Ma cos'è il FIO?
Facciamo un passo indietro. A un anno prima.
#MdT 1982 - Viene creato il FIO (Fondo per gli Investimenti e l’Occupazione) con lo scopo di sostenere gli investimenti pubblici, soprattutto tramite l’analisi di progetti di rapida esecuzione e di importante impatto sociale, in situazioni di restrizioni della spesa statale.
#MdT 1982 - Giorgio La Malfa ha avuto un’idea straordinaria per quanto riguarda i progetti presentati al FIO.
I finanziamenti gestiti da questo ente sono, almeno quelli effettivamente destinati agli investimenti, risorse pubbliche che devono essere spese con lungimiranza.
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Prisco era nato a Nocera Inferiore il 1 settembre 1952. Era entrato in Polizia a diciannove anni e dopo essere stato trasferito a Trieste era finito a Caserta e poi a Roma.
Assegnato alla scorta del vicequestore Alfonso Noce.
Con lui, nella scorta, l’amico Renato Russo.
#MdT 14/012/1976 – In via Bennicelli a Roma sono le 8.30. Alfonso Noce abbraccia la moglie e il piccolo Claudio, di un anno e 5 mesi.
Gli altri due figli Alessandro di 12 anni e Manuela di 10 sono già a scuola.
E’ l’agente Russo a suonare il citofono. “Dottore siamo arrivati”
#MdT 14/012/1976 –Ore 8.43. Il vicequestore sale in macchina con l’agente Russo.
Al volante c’è Prisco. Non ha ancora girato la chiave di avviamento che dall’altra parte della strada si spalanca lo sportello laterale di un pulmino
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Le ultime due storie che vi ho raccontato hanno riguardato vittime dell’Organizzazione terroristica Prima Linea. L’attacco alla SAA e la morte del magistrato Guido Galli.
Stasera vi racconterò la storia di un’altra loro vittima.
Ultima volta, prometto.
E’ la storia che meglio di ogni altra può farvi capire perché gli esponenti di Prima Linea sono stati definiti da qualcuno "degli autentici cretini".
Dei veri e autentici “cretini criminali”.
Lui si chiama Giuseppe Ciotta ed è nato ad Ascoli Satriano, in provincia di Foggia, il 13 novembre 1947. E’ sposato con Michelina Carbonara e hanno una figlia di due anni. Abitano a Torino, nel quartiere Santa Rita, Via Gorizia 67.
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Leggo tutti i vostri commenti.
Due giorni fa ho raccontato l’assalto alla SAA di Torino dell’11 dicembre 1979 da parte di Prima Linea e @Rididori ha commentato ricordando l’omicidio di Guido Galli da parte degli stessi terroristi.
Ripropongo la sua storia.
In molte città ci sono vie dedicate a G. Galli. Una anche a Bergamo (oltre ad un
Istituto professionale).
E dedicate a lui ci sono aule nei Palazzi di giustizi di molte città.
Come a Milano, a Bergamo, a Saronno, a Prato e a Trento.
Continuo a non capire la decisione di scrivere sulle vie la sola iniziale del nome.
G. Galli che è? Gennaro? Giuseppe?
O una donna. Greta? Giulia? Gertrude?
E mettiamolo per intero, accidenti.
Via Guido Galli. Che ci vuole.
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428 le persone uccise; 2000 i feriti, molti dei quali con danni permanenti; 14.615 gli attentati compiuti.
Ecco quello che il Paese ha dovuto affrontare tra il ’69 e la metà degli anni ’80.
Vi ho raccontato spesso delle vittime invisibili che non sono mai entrate in queste statistiche.
Madri, padri, figli, mogli e mariti, amici.
E il loro immenso dolore. Una vita rovinata da quella barbarie.
A Milano lo scontro fu duro e drammatico. Oggi la città è piena di targhe che ricordano quelle vittime. In piazza Cavour Claudio Varalli, in corso XXII Marzo c'è Giannino Zibecchi.

Davanti alla Bocconi quanti ragazzi fanno caso al monumento dedicato a Roberto Franceschi?
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L'altro giorno vi ho parlato dei 20 bambini ebrei del campo di Neuengamme.
Fra loro Sergio de Simone, sette anni, napoletano.

Alcuni di voi hanno ricordato le sue due cuginette. Che partirono dall'Italia con lui.
Ecco la loro storia.
Le sue cuginette si chiamano Andra (all’anagrafe Alessandra) e Tatiana (all'anagrafe Liliana).
Sono nate nella città di Fiume rispettivamente nel 1939 e nel 1937.
L’8 settembre 1943 a Fiume applicano le leggi razziali e per gli ebrei come loro iniziano le deportazioni
#MdT 25/03/1944 - Tati ha la varicella.
Andra, e il cugino Sergio de Simone, 7 anni, fuggito da Napoli insieme alla mamma Gisella, sono già a letto.
Arrivano i tedeschi.
Nonna Rosa piange, urla di lasciare i bambini.
E’ inutile. Vengono portati via.
Alla Risiera di San Sabba
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Quantadue.
I volumi contenenti gli atti ufficiali, deposizioni, testimonianze, prove documentali del Processo di Norimberga e dei successivi processi aggiuntivi.
Oggi sappiamo cosa è stata la “soluzione finale” e tutta la strategia che stava dietro quel genocidio
Non ci sono solo documenti cartacei a dimostrarlo. Anche filmati realizzati, con orgoglio, dai nazisti. E poi ci sono le riprese effettuate dagli americani nei campi liberati.
Come "Memory of the Camps" curato da Alfred Hitchcock.
bit.ly/2DtTnjL
Questa mattina mi è capitato di leggere un'intervista su Repubblica alla donna ritenuta tra i fondatori del Partito Nazionalsocialista Italiano.
Vi giuro che ho riletto più volte. Non ci potevo credere.
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Perché non ho ricevuto il Premio Nobel per le mie scoperte?
Una lunga storia.
Storia di misoginia, di avversione verso il lavoro di noi donne.
Iniziata fin dai 16 anni quando dissi a mio padre che volevo fare una cosa sola da grande: la scienziata.
Per questo mi ero iscritta al Newnham College di Cambridge.
Mio padre non la prese bene.
Le donne, secondo lui, potevano al massimo dedicarsi ad opere di beneficenza.
Che volete. Nel 1936 era così.
Dopo la laurea mi ero trasferita a Parigi, specializzandomi nella diffrazione dei raggi X. Fu lì che incontrai una gran bella persona, Vittorio Luzzati, cristallografo esperto di raggi X.
Nel 1951 mi trasferii a Londra, al King's College, diretto da quel simpaticone di Wilkins
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Renato è nato a Savona il 28 febbraio 1933 e risiede a Milano, dove si è trasferito nel 1967 con la moglie Elide ed i 3 figli, Maria Adelaide di 15 anni, Andrea e Italo di 17 anni.
E’ stato nominato Direttore Centrale del Personale alla “Ercole Marelli” di Sesto San Giovanni.
Renato è un amante dello sport.
In gioventù ha praticato atletica, calcio, nuoto, pallavolo e pallacanestro, trasmettendo la sua passione ai figli, che ama seguire nelle loro “imprese” sportive.
Ha 47 anni e partecipa ancora a competizioni podistiche a livello dilettantistico.
#MdT 1980 – Come Direttore Centrale del Personale alla “Ercole Marelli ha partecipato in prima persona alla contrattazione ed alla sigla di un accordo di lavoro giudicato dai sindacati e dai lavoratori il “migliore mai approvato”.
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#MdT Inverno 1944 – Mi chiamo Sara e ho tredici anni.
Tre anni fa vivevo in Lituania con tutta la mia famiglia, poi erano arrivati i tedeschi e mio padre e mio fratello erano stati rinchiusi nella "Fortezza numero sette".
So che sono stati uccisi, con altre centinaia di ebrei.
Ero stata separata da mamma e da mia sorella. Loro portate altrove, non so dove.
Io, a soli 10 anni, rinchiusa in un campo per bambini. Per ben tre anni.
“Avevo perso totalmente la nozione del tempo, non sapevo più che giorno fosse, notavo soltanto il cambiamento delle stagioni”
Era un giorno d’inverno quando i tedeschi radunarono noi bambini per caricarci su dei carri bestiame.
Fu un viaggio lungo.
Quando il treno arrivò faceva freddo.
Fa sempre molto freddo d’inverno ad Auschwitz.
Mi chiamo Sara e ho tredici anni.
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E’ incredibile come, all’interno di ogni storia, si intreccino altre storie, altre vite, a volte altre tragedie.
Ricordate?
Siamo partiti dalla storia del calciatore cileno Carlos Caszelye e della partita fantasma disputata a Santiago su ordine di Pinochet.
In quella storia abbiamo accennato agli aerei Hawker Hunter di fabbricazione britannica che l’11 settembre 1973 sganciarono bombe incendiarie sul Palacio de la Moneda dove aveva sede il governo democratico di Salvador Allende.
Dentro quel palazzo non c’era solo Salvador Allende, ma anche la figlia “Tati”.
Da lì abbiamo raccontato la sua odissea, i suoi sforzi, il suo dolore, e il suo suicidio.
Come raccontato, Tati ebbe due figli.
Mayita, Maya Fernandez Allende, siede oggi nel parlamento cileno.
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#MdT 21/12/1989 - C’erano migliaia di uomini nella Locride in quei giorni. Polizia e carabinieri erano alla ricerca della prigione di Cesare Casella, un ragazzo di 18 anni rapito a Pavia il 18 gennaio 1988. Erano arrivati da Livorno anche i paracadutisti del battaglione Tuscania
Sull’Aspromonte non avevano nascosto solo il giovane Casella, ma anche Carlo Celadon, 19 anni, di Vicenza; Andrea Cortellezzi, ventunenne di Varese; Mirella Silocchi 50 anni, di Parma.
Tutti rapiti e nascosti su quel massiccio montuoso dell'Appennino calabro.
Giovanna è sposata con Vincenzo, uno dei fratelli Medici. Una grande famiglia.
Le loro terre producono di tutto a Bianco, nella Locride. Olio d’oliva, ortaggi, vino, grano.
E poi l’azienda florovivaistica.
L’azienda di Vincenzo.
Coltivare piante e fiori era la sua passione
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Mamma mi ha lasciato nel 2011. Una morte improvvisa a soli 57 anni. E’andata a coricarsi salutando mia sorella Veronica che stava partendo per Viareggio.
Che le aveva detto: “Ti chiamo dopo”
Ma non aveva risposto e preoccupata aveva chiamato papà che stava pulendo gli autobus.
A nulla sono valsi i soccorsi.
Forse per un infarto o un aneurisma. Non so.
So solo che sono rimasta sola.
Mi chiamo Elena Luisi, ho 37 anni, sposata e abito a Borgo a Mozzano. Povera mamma.
E il pensiero corre a quel 16 ottobre del 1983.
Era appena passata mezzanotte quando tre uomini fecero irruzione nella nostra casa.
Picchiarono i miei nonnini, Nicolò e Norma Citti.
Picchiarono anche la mamma per poi portarmi via con loro. Un rapimento. Per un riscatto.
Avevo solo 17 mesi.
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Emanuele ha 17 anni e abita a Buguggiate, alle porte di Varese.
Studia all’istituto per periti industriali.
Varese, una ricchezza diffusa. La delinquenza rappresentata essenzialmente dal contrabbando di sigarette. Un illecito veniale per la gente.
Accettabile, un po’ romantico
Emanuele è figlio di Luigi Riboli, compropietario col fratello di una fabbrichetta che produce cabine per autocarri Fiat.
Vive con la mamma Bianca e quattro fratelli, Lella 18 anni, Paolo di 15, Loredana di 13 e Cristina di 5.
Emanuele ha una passione: le moto da cross.
Studia a Varese che raggiunge ogni giorno con l’autobus. Fino alla fermata ci va però in bicicletta e la lascia lì, in attesa del ritorno.
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Uno sparo.
Poi avevo sentito solo l’urlo della folla.
Non avevo nemmeno lasciato i blocchi che le altre erano già lontane.
Ed ero ancora in curva quando loro già riposavano dopo il traguardo. Ultima. Anzi, ultimissima.
Eppure negli ultimi 50 metri era accaduto qualcosa
La gente sugli spalti aveva iniziato ad incitarmi, a gridare il mio nome.Sinceramente avrei preferito diversamente. Non è che mi vergognavo, anzi. Stavo rappresentando il mio Paese, la Somalia, alle Olimpiadi di Pechino del 2008.
17 anni con scarpe regalate dalla squadra sudanese
Ultima con il tempo di 32"16, record personale. Dieci secondi dopo la prima, Veronica Campbell-Brown. Un abisso nei 200 metri piani.
Feci comunque il giro di campo con la bandiera del mio Paese al collo e poi rientrai negli spogliatoi. Pensando fosse tutto finito. Mi sbagliavo.
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La storia ha inizio a Berlino nel 1933, dove Recha Freier fonda il Comitato per l'assistenza alla gioventù ebraica.
Un comitato che aiuta l’espatrio degli orfani verso la Palestina.
Nel 1939 sono già 7.000 gli orfani salvati.
Nello stesso anno Recha è però costretta a fuggire.
Ricercata dalla Gestapo. Recha si rifugia a Zagabria dove affida ad un maestro, Josef Indig, 40 bambini ebrei.
I loro genitori sono morti nei campi di concentramento. Li deve mettere in salvo. Ma come? Lo aiuta un’associazione genovese, la Delasem, che assiste emigranti ebraici.
#MdT luglio 1941 - Josef Indig con 8 accompagnatori e i 40 bambini partono e si rifugiano in un vecchio castello a pochi chilometri da Lubiana.
E' difficile procurarsi del cibo. Inoltre i bambini devono studiare. La lotta dei partigiani jugoslavi li costringe di nuovo a fuggire.
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Ci sono vittime di cui sappiamo tutto.
Vittime di terrorismo o di mafia.
Vi ho raccontato spesso anche di vittime invisibili, con storie sconosciute ai più.
Purtroppo ci sono vittime invisibili, ancora più invisibili di altre.
Questa la storia di una di queste vittime.
Antonio Cangiano è nato il 13 marzo del 1949.
Da giovane si è iscritto Partito Comunista e da sempre in paese lo chiamano ”Tonino”.
E’ nato a Casapesenna, cuore del potere camorristico-imprenditoriale del clan dei "casalesi".
#MdT 1973 - Antonio studia per diventare ingegnere.
Oggi per lui è un giorno importante, particolare.
E' felicissimo.
E’ appena stato eletto nel primo Consiglio comunale del suo paese, appena distaccatosi da San Cipriano d’Aversa.
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#MdT 28/09/1978 - Torino.
Via Servais si perde nei terreni della periferia, ma il "quartiere delle rose" è fittamente abitato.
Palazzine a tre piani, mattoni rossi di un'eleganza decorosa.
#MdT 28/09/1978 - Ore 7.30.
Piero esce di casa.
Come ogni mattina la moglie Myrna lo accompagna in strada con il cane al guinzaglio.
In casa le due figlie, Antonella di 13 anni e Simona di 19 anni con disabilità.
#MdT 28/09/1978 - Piero sta aspettando il pulmino per andare al lavoro.
E' capo reparto alla Lancia da 15 anni.
Mentre saluta la moglie non si accorge dell'auto che si ferma accanto.
Scendono due uomini e una donna a viso scoperto.
Hanno pistole e mitra in mano.
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Antonino Saetta era a Genova durante il processo alle BR.
Poi era rientrato a Palermo.
Come Presidente della Corte d'Assise d'Appello di Caltanissetta si occupa di un importante processo di mafia che riguarda anche l'uccisione del giudice Rocco Chinnici.
Era stato difficile trovare magistrati disposti a presiedere il maxiprocesso, ma alla fine alcuni si erano offerti.
Uno di questi è lui, Antonino Saetta, un uomo schivo, un uomo di legge molto riservato.
Lavora a Palermo e il fine settimana torna al paese, a Canicattì.
Sono passati pochi mesi dalla conclusione del processo e pochi giorni dal deposito della motivazione della sentenza che ha condannato all'ergastolo gli imputati.
Antonino è stanco dei processi di mafia.
Subito dopo il processo la sua villa di Punta Raisi era stata bruciata.
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Lo sapevamo bene in quei giorni.
Che saremmo finiti in quel modo.
E lo sapeva bene anche chi ci aveva mandato tra i reticolati, sotto il crepitare di una mitragliatrice o il fuoco della fucileria. Finiti dilaniati, intendo.
Tra bombardamenti e spietati assalti alla baionetta.
Ora siamo qua.
Molti di noi giovani, poco più che ventenni, riposiamo tutti insieme nel Sacrario del Monte Grappa.
22.910 soldati, di cui 12.615 italiani e 10.295 austroungarici. Solo 2.283 italiani sono stati identificati.
Di noi austroungarici?
Solo 295.
Tra cui io.
Per questo mi posso definire fortunato.
Di non essere finito nelle’elenco di quei tanti ragazzi senza nome e senza storia.
E questo grazie al giornalista Ferdinando Celi, che mi ha poi raccontato in un libro, e alla Croce Nera Austriaca, che si occupa di sepolture militari.
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Non ci voleva molto a capire quello che stava per accadere. Almeno, io lo avevo capito.
Malgrado non fossi una cima avevo una visione chiara di quello che avrebbe causato quel pazzo.
Incredibile come la maggioranza della gente ne fosse affascinata.
Ero nato nel 1903, primo di cinque figli, di cui tre sorelle e un fratello.
I miei genitori erano falegnami e contadini. Poveri.
La mia infanzia piuttosto infelice, tra l’alcol e le botte che mio padre dava a mia madre quando era ubriaco.
Me ne andai di casa e trovai lavoro come falegname.
Quando nel 1929 la Germania fu colpita dalla Grande Depressione venni a sapere che i miei stavano vendendo tutto. Tornai a casa.
Anche perché mia moglie mi aveva lasciato e portato via il figlio.
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#MdT 26/10/1942 – Kurt Prüfer ripensò al suo passato.
Era entrato in fabbrica nel 1911 come disegnatore tecnico e da allora ne aveva fatta di strada.
Solo nove anni dopo il suo arrivo era stato promosso ingegnere del reparto D.
Già. E lì che aveva dato il meglio di sé.
Grazie al suo ingegno la sua ditta si stava aggiudicando tutti gli appalti.
Oggi però è particolarmente euforico.
“Le mie idee sono davvero rivoluzionarie, posso supporre che mi concederete un bonus per il lavoro che ho fatto”, aveva scritto in mattinata al suo direttore.
E’ euforico. Un cliente gli aveva detto di avere un problema.
Ma lui aveva già trovato la soluzione.
Un forno di 4 piani completo di nastri trasportatori destinati ad aumentare drasticamente la velocità di smaltimento.
La sua ditta? La J.A. Topf und Söhne
Il cliente? Le SS.
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