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Mamma mi ha lasciato nel 2011. Una morte improvvisa a soli 57 anni. E’andata a coricarsi salutando mia sorella Veronica che stava partendo per Viareggio.
Che le aveva detto: “Ti chiamo dopo”
Ma non aveva risposto e preoccupata aveva chiamato papà che stava pulendo gli autobus.
A nulla sono valsi i soccorsi.
Forse per un infarto o un aneurisma. Non so.
So solo che sono rimasta sola.
Mi chiamo Elena Luisi, ho 37 anni, sposata e abito a Borgo a Mozzano. Povera mamma.
E il pensiero corre a quel 16 ottobre del 1983.
Era appena passata mezzanotte quando tre uomini fecero irruzione nella nostra casa.
Picchiarono i miei nonnini, Nicolò e Norma Citti.
Picchiarono anche la mamma per poi portarmi via con loro. Un rapimento. Per un riscatto.
Avevo solo 17 mesi.
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Emanuele ha 17 anni e abita a Buguggiate, alle porte di Varese.
Studia all’istituto per periti industriali.
Varese, una ricchezza diffusa. La delinquenza rappresentata essenzialmente dal contrabbando di sigarette. Un illecito veniale per la gente.
Accettabile, un po’ romantico
Emanuele è figlio di Luigi Riboli, compropietario col fratello di una fabbrichetta che produce cabine per autocarri Fiat.
Vive con la mamma Bianca e quattro fratelli, Lella 18 anni, Paolo di 15, Loredana di 13 e Cristina di 5.
Emanuele ha una passione: le moto da cross.
Studia a Varese che raggiunge ogni giorno con l’autobus. Fino alla fermata ci va però in bicicletta e la lascia lì, in attesa del ritorno.
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Uno sparo.
Poi avevo sentito solo l’urlo della folla.
Non avevo nemmeno lasciato i blocchi che le altre erano già lontane.
Ed ero ancora in curva quando loro già riposavano dopo il traguardo. Ultima. Anzi, ultimissima.
Eppure negli ultimi 50 metri era accaduto qualcosa
La gente sugli spalti aveva iniziato ad incitarmi, a gridare il mio nome.Sinceramente avrei preferito diversamente. Non è che mi vergognavo, anzi. Stavo rappresentando il mio Paese, la Somalia, alle Olimpiadi di Pechino del 2008.
17 anni con scarpe regalate dalla squadra sudanese
Ultima con il tempo di 32"16, record personale. Dieci secondi dopo la prima, Veronica Campbell-Brown. Un abisso nei 200 metri piani.
Feci comunque il giro di campo con la bandiera del mio Paese al collo e poi rientrai negli spogliatoi. Pensando fosse tutto finito. Mi sbagliavo.
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La storia ha inizio a Berlino nel 1933, dove Recha Freier fonda il Comitato per l'assistenza alla gioventù ebraica.
Un comitato che aiuta l’espatrio degli orfani verso la Palestina.
Nel 1939 sono già 7.000 gli orfani salvati.
Nello stesso anno Recha è però costretta a fuggire.
Ricercata dalla Gestapo. Recha si rifugia a Zagabria dove affida ad un maestro, Josef Indig, 40 bambini ebrei.
I loro genitori sono morti nei campi di concentramento. Li deve mettere in salvo. Ma come? Lo aiuta un’associazione genovese, la Delasem, che assiste emigranti ebraici.
#MdT luglio 1941 - Josef Indig con 8 accompagnatori e i 40 bambini partono e si rifugiano in un vecchio castello a pochi chilometri da Lubiana.
E' difficile procurarsi del cibo. Inoltre i bambini devono studiare. La lotta dei partigiani jugoslavi li costringe di nuovo a fuggire.
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Ci sono vittime di cui sappiamo tutto.
Vittime di terrorismo o di mafia.
Vi ho raccontato spesso anche di vittime invisibili, con storie sconosciute ai più.
Purtroppo ci sono vittime invisibili, ancora più invisibili di altre.
Questa la storia di una di queste vittime.
Antonio Cangiano è nato il 13 marzo del 1949.
Da giovane si è iscritto Partito Comunista e da sempre in paese lo chiamano ”Tonino”.
E’ nato a Casapesenna, cuore del potere camorristico-imprenditoriale del clan dei "casalesi".
#MdT 1973 - Antonio studia per diventare ingegnere.
Oggi per lui è un giorno importante, particolare.
E' felicissimo.
E’ appena stato eletto nel primo Consiglio comunale del suo paese, appena distaccatosi da San Cipriano d’Aversa.
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#MdT 28/09/1978 - Torino.
Via Servais si perde nei terreni della periferia, ma il "quartiere delle rose" è fittamente abitato.
Palazzine a tre piani, mattoni rossi di un'eleganza decorosa.
#MdT 28/09/1978 - Ore 7.30.
Piero esce di casa.
Come ogni mattina la moglie Myrna lo accompagna in strada con il cane al guinzaglio.
In casa le due figlie, Antonella di 13 anni e Simona di 19 anni con disabilità.
#MdT 28/09/1978 - Piero sta aspettando il pulmino per andare al lavoro.
E' capo reparto alla Lancia da 15 anni.
Mentre saluta la moglie non si accorge dell'auto che si ferma accanto.
Scendono due uomini e una donna a viso scoperto.
Hanno pistole e mitra in mano.
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Antonino Saetta era a Genova durante il processo alle BR.
Poi era rientrato a Palermo.
Come Presidente della Corte d'Assise d'Appello di Caltanissetta si occupa di un importante processo di mafia che riguarda anche l'uccisione del giudice Rocco Chinnici.
Era stato difficile trovare magistrati disposti a presiedere il maxiprocesso, ma alla fine alcuni si erano offerti.
Uno di questi è lui, Antonino Saetta, un uomo schivo, un uomo di legge molto riservato.
Lavora a Palermo e il fine settimana torna al paese, a Canicattì.
Sono passati pochi mesi dalla conclusione del processo e pochi giorni dal deposito della motivazione della sentenza che ha condannato all'ergastolo gli imputati.
Antonino è stanco dei processi di mafia.
Subito dopo il processo la sua villa di Punta Raisi era stata bruciata.
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Lo sapevamo bene in quei giorni.
Che saremmo finiti in quel modo.
E lo sapeva bene anche chi ci aveva mandato tra i reticolati, sotto il crepitare di una mitragliatrice o il fuoco della fucileria. Finiti dilaniati, intendo.
Tra bombardamenti e spietati assalti alla baionetta.
Ora siamo qua.
Molti di noi giovani, poco più che ventenni, riposiamo tutti insieme nel Sacrario del Monte Grappa.
22.910 soldati, di cui 12.615 italiani e 10.295 austroungarici. Solo 2.283 italiani sono stati identificati.
Di noi austroungarici?
Solo 295.
Tra cui io.
Per questo mi posso definire fortunato.
Di non essere finito nelle’elenco di quei tanti ragazzi senza nome e senza storia.
E questo grazie al giornalista Ferdinando Celi, che mi ha poi raccontato in un libro, e alla Croce Nera Austriaca, che si occupa di sepolture militari.
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Non ci voleva molto a capire quello che stava per accadere. Almeno, io lo avevo capito.
Malgrado non fossi una cima avevo una visione chiara di quello che avrebbe causato quel pazzo.
Incredibile come la maggioranza della gente ne fosse affascinata.
Ero nato nel 1903, primo di cinque figli, di cui tre sorelle e un fratello.
I miei genitori erano falegnami e contadini. Poveri.
La mia infanzia piuttosto infelice, tra l’alcol e le botte che mio padre dava a mia madre quando era ubriaco.
Me ne andai di casa e trovai lavoro come falegname.
Quando nel 1929 la Germania fu colpita dalla Grande Depressione venni a sapere che i miei stavano vendendo tutto. Tornai a casa.
Anche perché mia moglie mi aveva lasciato e portato via il figlio.
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#MdT 26/10/1942 – Kurt Prüfer ripensò al suo passato.
Era entrato in fabbrica nel 1911 come disegnatore tecnico e da allora ne aveva fatta di strada.
Solo nove anni dopo il suo arrivo era stato promosso ingegnere del reparto D.
Già. E lì che aveva dato il meglio di sé.
Grazie al suo ingegno la sua ditta si stava aggiudicando tutti gli appalti.
Oggi però è particolarmente euforico.
“Le mie idee sono davvero rivoluzionarie, posso supporre che mi concederete un bonus per il lavoro che ho fatto”, aveva scritto in mattinata al suo direttore.
E’ euforico. Un cliente gli aveva detto di avere un problema.
Ma lui aveva già trovato la soluzione.
Un forno di 4 piani completo di nastri trasportatori destinati ad aumentare drasticamente la velocità di smaltimento.
La sua ditta? La J.A. Topf und Söhne
Il cliente? Le SS.
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Ieri sera vi ho raccontato di Antonio Leandri, 24 anni.
Uscito per comprare cartoline di Natale viene ucciso dai Nar che lo hanno scambiato per l'avvocato Arcangeli, l'uomo che ha fatto arrestare l'assassino neofascista del giudice Vittorio Occorsio.
bit.ly/2kkoLLK
Quello che non vi ho detto è che un'altra vittima si aggiunse sul conto di quei terroristi.
Ricordate papà Manlio?
"Campa o non campa? Sta molto male?".
Non riuscì a superare quel dolore e morì tre mesi dopo, l'8 marzo 1980, di crepacuore
Antonio era stato ucciso perché indossava un cappotto verde. I terroristi, che non avevano mai visto in faccia Arcangeli, si erano fidati del fatto che l'avvocato era solito indossare un loden verde. Si può morire per un cappotto? Sì, ma non solo. Si poteva morire anche per altro
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"Campa o non campa? Sta molto male?" chiede con angoscia il vecchio Manlio.
Manlio ha 70 anni, fatica a capire e fatica a farsi capire.
Dieci anni fa è stato operato di un tumore alla gola.
Subito dopo è andato in pensione lasciando l'officina dove lavorava come tornitore.
Con lui, intorno alla tavola, c'è tutta la famiglia schiacciata dalla tragedia.
Sul tavolo la cena, inutilmente pronta per il figlio.
Quel figlio buono, generoso, un ragazzo d'oro, ripete la mamma Renata.
Tutto casa e lavoro.
La politica? Non si interessava di politica.
La mamma continua: "Mi ha detto che sarebbe rientrato verso le 21.30, come ogni sera. L'ho visto per l'ultima volta mentre andava in garage a prendere la sua automobile, una 127 rossa.
Era il sostegno morale della famiglia, avevamo solo lui".
Ma lui chi? Di chi stanno parlando?
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“Il fascismo sta cercando di rialzare la testa. Posso dirlo con cognizione di causa perché io il fascismo l’ho visto in faccia.
E lo abbiamo sconfitto. Ci foste stati voi, politici e non, capaci solo di litigare, a quest’ora ci sarebbe ancora la dittatura”.
E vi dirò di più
La Resistenza di noi donne non fu marginale. Eravamo crocerossine certo, staffette, assistenti, ma abbiamo subito arresti, torture, violenze, deportazioni e fucilazioni.
35.000 le donne partigiane. 4.653 quelle arrestate e torturate. 2.750 deportate, 2.900 uccise. E poi c’ero io
Ricordate i vostri 18 anni?
Immagino di sì, e spero siano stati sereni. Un’età importante. L’affetto dei vostri genitori, gli amici, le giornate in biblioteca a studiare, le serate in discoteca. O una passeggiata a cavallo. Un momento della vita particolare, indimenticabile.
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Antonio era arrivato a Milano nel 1952 da Casalnuovo, Foggia, con altri dieci fratelli, tutti emigrati.
Raccontava di aver trovato un posto al comune Comune di Milano, collaborando con Tognoli.
“Il sindaco più bravo" come amava definirlo.
Nel 1962, a Quarto Oggiaro Antonio aveva fondato il circolo intitolato a Carlo Perini, senatore dc antifascista.
Periferia desolata, abbandonata.
Quando nel 1971 i fascisti fanno saltare la sede del suo circolo tutto il quartiere sfila per le vie del rione.
In quegli anni Quarto Oggiaro è denominato “il ghetto” o “la Casbah”.
Cinquantamila abitanti, altissima disoccupazione giovanile, assenza di servizi, discariche, immondizie e un lungo elenco di violenza e aggressioni.
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Cosa avrei fatto da grande? Non so.
E chi può saperlo a quattro anni. Io pensavo solo a divertirmi con la mia mamma e i miei fratelli.
Come correre sulla spiaggia.
Ogni estate il mio papà prendeva in affitto una casa a Siculiana, in provincia di Agrigento.
La casa era vicina al mare. Un mare bellissimo.
Ci andavo sempre con la mia mamma.
La mia mamma si chiama Carmela Milazzo, ha 38 anni e sta sempre con me.
Le mie sorelle sono ormai grandicelle e se la cavano da sole.
Hanno 16 e 13 anni. Poi c'è il mio fratellino di 9
Mi chiamo Annalisa Angotti e ho quattro anni.
E…
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#MdT Agosto 1991 – Antonino è tornato nella sua terra, la Calabria, per trascorrere qualche giorno di vacanza tra amici, famiglia e mare.
E' arrivato alla fine di luglio.
Prima in provincia di Catanzaro dal fratello Francesco, ora a Campo Calabro, suo paese d’origine.
Antonino Scopelliti è nato Campo Calabro il 20 gennaio 1935 ed è entrato in magistratura a soli 24 anni.
Ha iniziato a Roma per poi finire a Milano.
Procuratore generale presso la Corte di Appello e il numero uno dei sostituti procuratori generali presso la Corte di Cassazione
Si è occupato di vari processi, di mafia, camorra, ‘ndrangheta e terrorismo.
Nell’ultimo processo, appena finito in Cassazione a marzo, ha confermato gli ergastoli a Pippo Calò e ha annullato assoluzioni per altri mafiosi.
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Ieri sera vi ho raccontato la storia di Antonino Cassarà e del suo sacrificio.
Vi avevo promesso di raccontarvi la storia dell'unico sopravvissuto a quell'attentato.
Una storia incredibile, assurda, a tratti allucinante.
La storia di Natale Mondo.
Natale Mondo era nato a Palermo il 21 ottobre del 1952.
Si era arruolato in Polizia nel 1972, prestando servizio presso un reparto del ministero dell'interno, poi alla questura di Roma, di Siracusa e infine a Trapani.
E' lì che aveva conosciuto Antonino Cassarà.
Cassarà se l’era portato a Palermo ed era diventato non solo il suo autista, ma il suo braccio destro.
Torniamo ora a quel 6 agosto del 1985. Ricordate?
Natale è scampato miracolosamente all’attentato.
Cassarà e l’altro agente Roberto Antiochia invece sono morti.
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#MdT 1985 - Antonino di anni ne ha 38.
Da qualche anno è alla squadra mobile di Palermo a dirigere una squadra investigativa, la Catturandi.
Ne fanno parte solo volontari, uomini che non hanno paura di sfidare la mafia.
A Palermo ormai è una mattanza continua.
Bombe, mitra, pistole, un arsenale da guerra per lo scontro tra clan mafiosi che insanguina la città.
Dal 1979 al 1986, con un bilancio terribile.
Alla fine del 1986 saranno oltre mille i morti, 500 vittime per strada, altre 500 rapite e scomparse.
Antonino, ottimo investigatore, sa di essere a rischio.
Sono stati uccisi dalla mafia poliziotti come Boris Giuliano e giudici come Costa, Terranova, Chinnici.
Il Presidente della regione Piersanti Mattarella, Pio la Torre, il prefetto Carlo Albero dalla Chiesa.
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#MdT 01/08/1980 - Anna e Carlo sono vissuti fino al matrimonio a Como, cresciuti nella parrocchia di San Fedele. Oggi sono partiti in auto con il loro piccolo Luca di 6 anni.
Sono diretti a Marina di Manduria in provincia di Taranto.
Alle porta di Bologna vengono tamponati.
Chiamato un carro attrezzi vengono trainati fino ad un’officina di Casalecchio. E' quasi mezzanotte.
Devono lasciare l’auto dal meccanico e decidono così di raggiungere il mattino successivo Brindisi in treno.
Da lì si faranno accompagnare fino a Taranto in auto.
#MdT 02/08/1980 - Anna, Carlo e il piccolo Luca sono arrivati alla stazione di Bologna.
Sono sul primo binario in attesa del treno che li deve portare a Brindisi.
Sul primo binario è in sosta il treno Ancona-Chiasso.
E in quel momento accade il finimondo.
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Mario ha 33 anni adora i genitori ed è innamoratissimo della moglie e dei suoi 4 bambini.
Gli piace giocare a pallone e ha messo su, in via Papireto a Palermo, una squadra di calcetto.
Per il suo fair-play i compagni lo chiamano il “Facchetti”.
Mario è maresciallo ordinario dei carabinieri.
Oggi è in ferie, ma lo hanno appena chiamato.
Un collega si è ammalato. Si offre subito per sostituirlo.
Lui è cosí, sempre disponibile, pronto a dare una mano a tutti
Salvatore, appuntato dei carabinieri, ha anche lui quattro figli. Nella sua vita professionale si è distinto particolarmente in varie operazioni e ha ricevuto due encomi solenni.
Uno di questo, tempo fa, dal Generale Dalla Chiesa in persona.
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Dopo quella notte cominciai ad avere paura a stare in mezzo alla gente.
Nel 2009 provai ad andare di nuovo in strada con una pattuglia, a San Siro, ma mi sentii male.
Oggi lavoro in ufficio, "lavoro condizionato" chi per motivi di salute non riesce a svolgere certe mansioni
La mia vita è cambiata da quel giorno.
Piccole ostilità incontrate anche all’interno tra i miei colleghi ed alcuni superiori che a più riprese hanno cercato di rispedirmi per strada. Il sostegno psicologico di cui avevo bisogno mi venne riconosciuto soltanto dieci anni più tardi
#MdT 30/06/2016 - Il mio ufficio è in Viale Legioni Romane, presidio della polizia locale.
“A Milano avevo vinto un concorso. Ero venuta per amore. Due mesi dopo quel fatto lui mi aveva lasciata.
Vivevo di farmaci. Stress da panico".
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Perché non ho mai vinto le Olimpiadi? Bella domanda.
So solo che ad ogni partecipazione era sempre la solita storia: “non corrisponde agli schemi tradizionali”.
Mi chiedo, ma quale progresso puoi ottenere seguendo solo schemi tradizionali, facendo sempre le stesse cose?
Se parliamo di sport.
Dick Fosbury ha seguito uno schema tradizionale?
Ulrich Salchow, svedese primo campione Olimpico nel 1908, ha seguito uno schema tradizionale facendo il primo salto Salchow nel 1909? Ma per piacere.
Chi sono?
Sono Surya Bonaly. E questa è la mia storia.
Sono nata sull’isola della Riunione, un'isola dell'oceano Indiano occidentale.A 18 mesi sono stata adottata da una coppia di Nizza. Fu mia madre ad insegnarmi a pattinare. Ma praticai anche ginnastica artistica a livello agonistico. Fu quello che mi aiutò ad entrare nella storia
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#MdT 19/07/1992-Strage di via D'Amelio. In un attentato di stampo terroristico-mafioso in via Mariano D'Amelio a Palermo, perdono la vita il magistrato Paolo Borsellino e i 5 agenti di scorta. Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina
Una data che non si può dimenticare.
Un fardello insopportabile che scuote la coscienza di tutti i cittadini per quelle vittime innocenti della mafia.
Sei vittime, a cui se ne aggiungerà poco dopo una settima.
Dimenticata. Sconosciuta ai più.
Questa la sua storia.
#MdT 04/09/1974 - Rita Atria è nata a Partanna (TP).

Una maledizione graverà su di lei fin da piccola.
Triste destino il suo: tutti i maschi a cui vuole bene vengono ammazzati dalla mafia
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Lorenzo Forleo, appuntato dell’Arma dei Carabinieri, era nato a Francavilla Fontana (BR) il 18/07/1934.
Si era arruolato nel 1954 e aveva operato in numerose stazioni del Friuli, Trentino, Sicilia e Puglia. Dal 1969 è in servizio presso la Stazione Carabinieri di Carpenedolo(BS)
#MdT 18/02/1977 – Lorenzo Forleo è sposato e ha tre figli di undici, sette e quattro anni.
Ore 9.00 - Oggi ha un giorno libero.
Lorenzo sta rientrando a casa. Ha appena accompagnato alla scuola elementare e alla scuola materna i suoi tre figli.
Si insospettisce. Una “112” sta percorrendo a passo lento Via Dante avvicinandosi alla scuola.
La 112 si è fermata accanto ad un’Alfa Romeo parcheggiata.
L’uomo seduto a fianco del conducente scende e comincia da armeggiare col l’auto.
Lorenzo interviene.
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