Non mi unirò al coro, perché per me non eri e non sarai mai il più grande di tutti.
I 5 titoli, i due ori alle olimpiadi, le 18 apparizioni all'ASG (di cui 4 MVP), le 11 nominees all'NBA First Team e tutti gli altri traguardi
scompaiono di fronte agli 11 titoli di Bill Russell, alla carriera finita quasi in tripla doppia da Magic Johnson e al predominio sul campo esercitato da quello che era il tuo mentore, MJ.
Il fatto, però, caro #Kobe, è che tu speciale lo eri veramente, dentro e fuori il campo da basket.
La forza di volontà, quella dei tuoi 1000 canestri da segnare ogni mattina prima di iniziare la giornata, in off season, naturalmente; la routine durante la stagione non voglio neanche immaginarla.
Il carattere, quello che ti fece tirare (e segnare) i due liberi con un tendine d'Achille rotto a seguito di un fallo di gioco.
La cattiveria nel gioco, quella che ti ha fatto conquistare il rispetto e l'amore fraterno di un egomaniaco come Shaq.
Il talento, quello che tutti i giovani che sono venuti dopo di te hanno studiato, esattamente come tu hai fatto con i video di MJ.
Il tuo amore per questo sport e per LO sport, come maestro di vita e di merito, messo in versi in #DearBasketball, lettera a cuore aperto diventata un video vincitore di un Oscar.
Tutto questo insieme, la summa che ha fatto dichiarare a Barack Obama, ben prima di ieri, che tu sei stata la sua ispirazione a non mollare mai, a non accontentarsi.
"We won't settle for less" disse Obama nel suo primo storico discorso d'insediamento alla Casa Bianca. Quella convinzione, quel coraggio di fare la storia, il Presidente, li prese da te.
Allora, addio campione assoluto, addio. L'Olimpo dello sport te l'eri già conquistato quando camminavo su questa terra e quando sei nell'Olimpo le fredde statistiche non contano nulla. Eri e sempre rimarrai tra i più grandi.
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