“Non è giusto, non lo accetto, il tempo sarà galantuomo, da qui non scappo” così il Capitano disse al presidente che lo voleva cacciare. Nel racconto di Michele Spiezia la prima stagione in granata di Di Bartolomei, oggi. Nel suo anniversario.
storiesport.it/di-bartolomei-…
E poi c'è Panenka che, in un meraviglioso numero dedicato alla sconfitta, dedica anche un articolo ad Ago e ne racconta la storia. Per chi la conosce non c'è granché di nuovo da scoprire ma è sempre un bel leggere.
panenka.org/pasaportes/imp…
Resta una nota amara. In quei due anni Ago lottò contro tanti, a cominciare da un presidente mediocre (standard della nostra storia) e uomo minuscolo. Lottò e vinse: per sé, perché voleva vincere, e perché aveva preso un impegno morale con la città: realizzare il sogno della B.
Realizzato quel sogno la città lo abbandonò, volgendo subito lo sguardo al dopo, e lasciando tutto nelle mani del presidente che subito distrusse quel sogno. A distanza di trent'anni si continua a celebrare il presidente e il ricordo del Capitano sbiadisce.
Personalmente lo reputo un'ipocrisia e una grande sconfitta, per una città che dice di ricordare tutto ma ricorda solo quello che fa comodo. Io preferisco dire che, a Salerno e alla Salernitana, servono più Di Bartolomei e meno Soglia.
Meno proclami roboanti e più una fiducia silenziosa. Meno gesti improvvisi, con riappacificazioni da figliol prodigo, e più attesa. Lasciando che parli il lavoro. Anche per questo... semplicemente: guidaci ancora Ago.
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