Alle ore 21.00 del 21 settembre 1941, giorno che coincideva con il capodanno ebraico, una squadraccia fascista capeggiata da Asvero Gravelli si recò in via Mazzini 25 e qui diede l’assalto ai due locali che la Comunità, ormai molto ridimensionata, adibita alternativamente al
culto: il Tempio di rito tedesco, a cui si accede per la scala principale ed il cosiddetto "Oratorio Fanese" che è in cima ad una modesta scala a sinistra dell’ingresso.
Forse a conoscenza della festività, i fascisti pensavano di trovare i locali pieni di fedeli (una funzione
particolarmente solenne era finita solo una mezz'ora prima) e delusi in questa loro aspettativa sfondarono le porte, ma, trovando i locali disabitati, non rimase che distruggere marmi, vetri, mobilio, anticipando le devastazioni del 1943-1944.
Il rabbino capo, Leone Leoni,
abitando nell’appartamento che è di fronte all’Oratorio Fanese, si affacciò, allarmato dai rumori, e tentò di avere spiegazioni. Si sentì rispondere che era ora di finirla: il fascismo non poteva ulteriormente tollerare che gli ebrei invocassero il Padreterno, con chi sa quali
diabolici scongiuri, e finì per buscarsi due ceffoni da uno dei condottieri a titolo di benservito. Quella sera stessa il Gravelli fu visto ballare al circolo Squarzanti con appese al collo le catenelle delle lampade votive.
Il Corriere del lunedì del 22 settembre ’41, a
conclusione di un articolo di cinque colonne dove si esaltava la visita di un alto gerarca, così commentava: "un gruppo di squadristi, attraversando via mazzini, che fu un tempo il ghetto ferrarese, ha compiuto un sopralluogo un po’ vivace nella sinagoga".
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