Sono perplesso: ai tempi del lockdown, ma anche dopo la sua fine, si diceva che somministrare un tampone prima di una settimana dal sospetto contagio era inutile, che era troppo presto e che non si sarebbe visto nulla.
Questa ragione è stata usata anche dai membri del CTS, che hanno dettato le linee guida di #Immuni, indicandola come motivo principe per il quale (almeno fino ad estate inoltrata) non si somministravano tamponi ai cittadini in quarantena avvertiti dall'app. Bene.
Stamattina a Radio 24, Simone Spetia intervista Giuseppe Ippolito, DS dello Spallanzani, sul caso dei 14 giocatori infetti del Genoa e sul fatto che al Napoli (avversario della squadra ligure domenica scorsa) oggi avrebbero fatto i tamponi in vista della partita con la Juve.
Alla domanda se non fosse troppo presto, l'infettivologo risponde così: la carica virale osservata è massima nei primi 5-6 giorni dal contagio, poi va a scemare. Quindi, va benissimo somministrare un tampone nei primi 3 giorni dalla sospetta trasmissione.
Ecco, sono perplesso.
A marzo scorso, inizio del lockdown, nessun paese era pronto con i tamponi e reagenti necessari ad uno screening serio ed esteso della popolazione. L'OMS, poi, ha dato indicazioni quantomeno schizofreniche sui protocolli da adottare.
Però alcuni paesi (Germania) si sono rimboccati le maniche e si sono organizzati per minimizzare gli impatti del lockdown nella popolazione.
Noi abbiamo accampato scuse. E, forse, la differenza tra un paese civile e una sarabanda di macchiette da avanspettacolo sta tutta qui.
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