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Sep 29, 2020, 18 tweets

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Nel 1898, a Torino, si teneva il primo Congresso pedagogico nazionale, oggi ricordato soprattutto come prima occasione per l'esposizione delle sue scoperte di una promettente ventottenne, Maria Montessori

Il promotore dell'evento, però, aveva ambizioni più ampie. Luigi Credaro si stava imponendo nel dibattito nazionale con la sua torsione positivista della riflessione educativa herbartiana, e trovava in quei contenuti per dare alla pedagogica la piena autonomia scientifica

Il consesso torinese doveva segnare il trionfo delle sue idee e il suo lancio non solo scientifico, ma anche politico, come massimo esponente delle correnti riformatrici delle istituzioni scolastiche italiane, da posizioni giolittiane "di sinistra"

E così fu, perché Credaro da deputato introdusse all'università la formazione all'insegnamento e alla direzione didattica con le scuole di metodo, e da ministro fece approvare la responsabilità del bilancio statale sulle scuole elementari, dando la necessaria base all'obbligo

Ma Credaro, da vero liberale di sinistra di allora, era anche convinto che un'opinione pubblica attiva e informata poteva fare solo bene alle istituzioni, e allora si mette a organizzare il primo sindacato dei maestri di scuola

È allora quasi un paradosso che un altro sindacato, quello degli insegnanti medi, facesse naufragare la riforma a cui forse teneva di più: una scuola secondaria con media unica senza Latino e tre licei a sbocco universitario, classico scientifico e moderno...

...affiancati all'istituto tecnico.
Pensate, una media unica così 50 anni prima, cosa avrebbe significato per l'apertura dei livelli più alti degli studi a tutta la società?
Un suicidio, diceva il leader allora più ascoltato degli insegnanti medi...

...e non proprio un bacchettone conservatore, visto che era il prof. Gaetano Salvemini da Molfetta.
Aveva in effetti anche lui le sue ragioni: famiglie operaie e soprattutto contadine ancora così povere, che avevano da poco (se le avevano) le elementari in paese...

...non potevano reggere la preparazione quasi ventennale richiesta per l'accesso universitario in ogni caso, specie se non si offriva loro una formazione professionale ben fatta, che facesse dei loro figli tecnici preparati per i mestieri moderni...

...e per questo, in una società in cui la spaccatura tra l'altro e il basso della società era ancora così profonda e priva di gradini intermedi, richiedeva ancora percorsi differenziati.
E poi siamo sicuri che tutta questa fiducia positivistica, per cui...

...io ti insegno le regole del mondo e tu lo domini, sia del tutto ben riposta? Bene i metodi e l'ossatura istituzionale della scuola, ma non è il caso di pensare prima ai contenuti, per educare gli individui educando una nazione?

A dirlo, trovando sempre più consensi letteralmente a destra e a sinistra, è un altro che come Salvemini bazzica il sindacato degli insegnanti medi anche se ha fatto presto il salto all'università, il prof. Giovanni Gentile da Castelvetrano

Lui col concetto di metodo, con l'idea che esistono delle regole con cui si può insegnare tutto e bene, farà la guerra, perché dove ha studiato lui, alla Normale di Pisa, ai futuri docenti di liceo dicevano solo una cosa: se non sai studia! E così lui era diventato qualcuno

All'inizio lo ascoltano tanti addetti ai lavori ma poi accade qualcosa che fa pensare a tutta Italia che sulla scuola si è presa la strada sbagliata: si va in guerra e a un certo punto succede una Caporetto. Un problema di mezzi, ma anche si identità e si competenze...

...quindi educazione.
Il 1917 convincerà molta gente che a scuola serve rigore, sì, selezione, ma anche un insieme di percorsi che formino tutti i quadri intermedi necessari, senza mettere a quei ragazzi troppi grilli per la testa

Gentile proporrà la sua soluzione a questi problemi 6 anni dopo, in un'atmosfera che concetti come rigore e gerarchia iniziava a respirare a pieni polmoni, anche se capiva meno un caposaldo della scuola del professore, l'assoluta libertà d'insegnamento

Nel 1923 si chiude così il quarto di secolo cruciale per la storia della scuola italiana, e l'anno scorso Giorgio Chiosso ne ha offerto col suo libro una ricostruzione d'insieme che ha tanti meriti, primo tra tutti quello di leggerlo senza dare per scontato come finisce

*la strada per dare alla pedagogia

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