Lo avevate richiesto in tanti e finalmente è arrivato. Quando ho iniziato a scrivere storie avevo un dubbio e una certezza.
Il dubbio era: Twitter è il posto ideale per scrivere storie? Quello che mi convinse fu però la certezza. Le storie piacciono a tutti, grandi e piccini.
Ed ora è nato questo libro, “Non esistono piccole storie”. Nato soprattutto grazie a voi. Che pian piano, malgrado il frastuono della vita quotidiana, avete trovato un momento per leggere, provare e condividere emozioni. E siete tanti.
Grazie a @CarloLucarelli6 , l’unico vero maestro della narrazione, che ha scritto la prefazione del libro. E non poteva che essere una bellissima prefazione
Grazie a @RobertoBurioni per avermi fatto conoscere l’Associazione cui andrà il mio compenso. E’ l’ultima storia del libro e lì troverete tutti i riferimenti per ulteriori aiuti.
Nel caso grazie, ci tengo molto.
Odio essere chiamato Caligola.
Mi chiamo Gaio Giulio Cesare Augusto Germanico.
Te lo ripeto Johannes, dato che alla tua veneranda età stai perdendo colpi.
Mi chiamo Gaio Giulio Cesare Augusto Germanico. Gaio Cesare una volta diventato Imperatore.
O anche solo Gaio.
CHIARO?
«Scusa Cal…ops Gaio.
Datti una calmata, perché ti alteri?
D’altronde le fonti storiografiche sono scarse.
Una delle poche cose certe è il perché ti chiamavano Cal…quella roba lì, insomma.
Eri piccolo e giravi nell’accampamento di tuo padre, indossando quelle calzature».
Ricordo.
I soldati di mio padre indossavano le caligae.
Essendo le mie molto piccole le chiamavano col diminutivo di caligulae.
Sono cresciuto tra i soldati che scherzando mi chiamavano in quel modo.
Però odiavo quel soprannome.
E lo odio tutt’oggi.
Quindi regolati.
14 APRILE 1945.
Non avrebbe dovuto azionare quella valvola.
Avrebbe dovuto chiedere al suo "tecnico" sulle procedure operative dell'impianto.
Sull'ordine esatto di apertura e chiusura delle valvole che assicurassero lo scorrimento del flusso nella direzione corretta.
Invece.
Invece Karl-Adolf Schlitt, comandante del sottomarino, aveva sbagliato la procedura.
Ed era stata la fine.
Il liquido fuoriuscito aveva ben presto riempito il compartimento iniziando a fluire all'interno dei motori, causando una reazione chimica che aveva prodotto gas di cloro.
Quando ormai il gas velenoso era ovunque, il comandante Schlitt aveva ordinato di riemergere, ma raggiunta la superficie gli aerei britannici li avevano colpiti.
L'equipaggio aveva raggiunto la costa scozzese a bordo di gommoni, venendo poi catturati.
Invece Karl-Adolf Schlitt, comandante del sottomarino, aveva sbagliato la procedura.
Ed era stata la fine.
Il liquido fuoriuscito aveva ben presto riempito il compartimento iniziando a fluire all'interno dei motori, causando una reazione chimica che aveva prodotto gas di cloro.
Quando ormai il gas velenoso era ovunque, il comandante Schlitt aveva ordinato di riemergere, ma raggiunta la superficie gli aerei britannici li avevano colpiti.
L'equipaggio aveva raggiunto la costa scozzese a bordo di gommoni, venendo poi catturati.
Tre uomini dell'equipaggio erano morti durante l'affondamento del sottomarino (ancora oggi si trova sul fondo del mare).
La fine dell' U-1206 classe VIIC tipo U-boat.
Un autentico gioiello della Germania nazista.
Ma perché era affondato?
Un dilettante.
Eppure avete avuto nei confronti della vicenda del gatto Oscar parole di ammirazione.
“Bellissima storia”, “carinissima storia”, “fantastica storia”.
Della mia di vicenda, vi garantisco, è stato detto ben altro.
Non ricordo nessuna ammirazione.
Anzi.
Va bene, prendo atto, ma per quanto mi riguarda vi garantisco di non avere nessuna colpa per quello che è avvenuto durante la mia vita lavorativa.
Mi ritengo solo fortunata, quello sì.
Una fortuna iniziata fin dalla nascita.
Nella pampa argentina, nei pressi di Bahia Blanca.
Dove sono nata il 2 ottobre 1887, prima di nove figli.
Mi chiamo Violet Constance Jessop.
I miei genitori venivano dall’Irlanda.
Ero ancora piccola quando la mia vita venne segnata da due disgrazie: la tubercolosi e la morte di mio padre, un allevatore di pecore.
Ti prego Johannes, lasciami raccontare ancora una volta la mia storia.
Non capisco cosa vuoi dire con la frase di Karl Kraus «Signori, chi ha qualcosa da dire si faccia avanti e taccia».
Lui si riferiva agli orrori della prima guerra mondiale.
Dove la gente, invece di avere la lingua paralizzata, continuava a parlare, parlare, in un insopportabile chiacchiericcio.
Tacere significava per Kraus riprendere fiato, cercare le parole giuste, riflettere prima di esprimersi.
Ti giuro che io ho riflettuto prima di raccontare
Forse la gente ha bisogno di sorridere, dai.
Tra l'altro Karl Kraus ha scritto quelle parole nella sua tragedia: "Gli ultimi giorni dell’umanità".
Un po' di ottimismo, via.
Posso?
Davvero?
Ok.
Sono nato in Germania.
E fin qui
Come festeggiammo la caduta del fascismo?
Con dieci quintali di pastasciutta.
Invitammo tutta la popolazione.
Per le guance rosse, i sorrisi a trentadue denti, i balli e i canti ci pensò il vino.
Funziona così in Emilia.
E non solo.
Poi era arrivato il settembre del ’43.
Un Paese allo sbando dopo l’armistizio, la liberazione di Mussolini ad opera dei tedeschi, e infine il governo fantoccio a Salò, sul lago di Garda.
Un Paese spaccato tra la R.S.I al nord e il governo Badoglio al sud.
Avevamo assaporato la libertà, ma per pochissimo tempo.
Ora bisognava prendere le armi e riprendere la lotta per riconquistarla quella libertà.
Non era la prima volta.
Nel 1869 nonno Agostino aveva capeggiato la rivolta contro la tassa sul macinato.