📖thread amore e sesso nell'antica Roma: ImageImageImageImage
• Spesso le posizioni sessuali erano determinate dallo status e dalla considerazione della donna nella società romana.
• Su vasi e affreschi greci la donna è sempre in posizione passiva, succube dell'uomo (come un oggetto in suo pieno e totale possesso), al contrario la donna romana è spesso raffigurata in una posizione che suggerisce parità e talvolta anche dominio sull'uomo nel gioco amoroso.
• La posizione "sopra" l'uomo si chiamava mulier equitans cioè "la donna a cavallo" ImageImageImage
• Per la morale romana baciarsi pubblicamente era giudicato scandaloso, i gesti passionali erano riservati esclusivamente all'intimità delle pareti domestiche. Erano escluse le meretrici che davano baci ai loro clienti per strada per trascinarli nei loro lupanari. Image
• I Romani conoscevano 3 tipi di baci: il bacio casto, il bacio passionale/erotico (il nostro bacio alla francese) e il bacio affettuoso.
• Il bacio casto era l'unico bacio pubblico consentito alla donna. La donna baciava il marito e i parenti suoi e del marito. Perché questo? Il bacio fungeva da etilometro. Una legge antica (Romolo) vietava alle donne di bere vino perché bevendo si aprivano le porte dei vizi-
-Con il bacio a stampo il marito "annusava" la donna e di conseguenza i parenti diventavano la controprova. In età imperiale questa legge venne meno ma rimase in vigore questa usanza. Questo "diritto al bacio" era fonte di herpes labiale al punto che Tiberio proibì lo ius osculi-
-per evitare "epidemie" di herpes. Image
• Lex de adtemptata pudicitia: Valerio Massimo racconta che NESSUNO poteva toccare una donna romana in pubblico. Intorno al 200 a. C. venne promulgata questa legge che puniva non solo chi toccava una donna (intenzionale o molesta) ma anche chi le rivolgeva termini offensivi o -
- faceva proposte indecenti. Erano puniti anche coloro che utilizzavano parole "normali" usate per un semplice abbordaggio per la strada, chi le pedinava o le metteva in difficoltà facendo pressioni psicologiche. Erano escluse le schiave e le donne senza cittadinanza romana. Image
• Le donne romane indossavano delle mutandine ricamate e con eleganti arabeschi di fiorellini quando mettevano in conto la possibilità di avere un rapporto. Image
• Per l'uomo romano non esistevano "categorie" nel modo di fare l'amore, per lui il sesso era solo sesso e piacere a prescindere con chi fosse a letto. L'importante era farlo bene in quanto dono degli dei. Tuttavia, in un discorso generalizzato, occorre tenere a mente che -
- il cittadino romano si considerava dominatore/predatore di altri uomini pertanto doveva avere rapporti con stranieri, schiavi e liberti e doveva avere la parte attiva. Alcuni parlano di "virilità di stupro". Image
• Sin dall'infanzia i bambini erano spronati all'idea che la virilità fosse uno strumento per dimostrare la propria superiorità e per sottomettere gli altri, pertanto fin da subito dovevano "imparare" ad avere rapporti anche con lo stesso sesso. Image
• Solitamente nei rapporti omosessuali di tipo orale, il cittadino romano doveva essere invece passivo perché doveva ricevere (e non dare) piacere.
• Solitamente l'uomo non doveva mai fare sesso orale con la donna perché, per una società maschilista, la bocca di un cittadino Romano usata in Senato per fare le leggi non doveva sporcarsi con comportamenti non idonei allo status dell'uomo romano.
• Durante un rapporto, qualora si volessero dei figli maschi, l'uomo era solito legarsi il testicolo sx con un cordino perché la medicina romana aveva notato che il testicolo sx fosse più alto rispetto a quello dx. Per i romani i maschi nascevano dal testicolo sx -
-poiche più in alto quasi a legittimare il differente status tra uomo e donna. ImageImage
• Il concetto di "dominio" maschile troneggiava anche durante il primo rapporto di un ragazzo romano. I ragazzi erano accompagnati nei lupari e la meretrix scelta veniva pagata profumatamente se svolgeva bene il suo lavoro. Qualora si trovasse davanti un ragazzo timido e-
- impacciato, la prostituta guidava il fanciullo a essere posseduta risvegliandone gli istinti, lei non doveva mai prendere l'iniziativa per la penetrazione. ImageImage
• Tecnicamente la donna romana oltre ad arrivare illibata al matrimonio sessualmente, doveva preservare anche la verginità nei baci.
• Nonostante la moralità imponesse l'assoluta fedeltà della donna verso il marito, le donne attendevano la menopausa per infischiarsene completamente dal momento che non correvano il rischio di rimanere incinte e di conseguenza non c'era alcuna "prova".
• Per le donne romane il momento adatto per tradire era durante la vacanza (lontane da Roma: Napoli, Costa Azzurra, Pozzuoli ecc.) durante le quali organizzavano orge e festini notturni nelle ville o sui velieri.
• Augusto promulgò una legge che puniva con l'esilio soltanto il tradimento di una donna sposata. Erano escluse le prostitute. L'indomani un gran numero di donne uscirono di casa per andare a iscriversi ai registri nelle leste delle prostitute.
• La prima notte di nozze la ragazza veniva lasciata sola con la pronuba (un'anziana donna) la quale cercava di rassicurarla, fornirle consigli/trucchi ma le doveva togliere anche qualunque ornamento che poteva risultare pericoloso per il marito. Quale pericolo?-
-Poiché parliamo di ragazze impaurite di 13/14anni sposate con uominu decisamente più grandi di lei, si temeva che potessero utilizzare questi oggetti (anelli, spille, collane, fermagli) come arma contro il marito durante il rapporto il quale era di fatto uno stupro.
• A Roma era consentito da una legge (Numa Pompilio) che gli uomini potessero condividere la propria casa con la moglie e altre donne (concubine da cui e combo cioè "giaccio insieme") purché la moglie venisse considerata al di sopra di queste.
-Nella domus poiché marito e moglie condividevano la stessa stanza, veniva realizzata una stanza che il dominus doveva usare esclusivamente con le sue concubine. Image
• Le concubine erano di estrazione bassa o umile ed esse non avevano alcun obbligo formale con chi decideva di renderle tali pertanto, se venivano scoperte a fare sesso con altri uomini, non avevano alcun tipo di ripercussione (denuncia, esilio, morte).-
-Anzi molto spesso queste donne intrecciavano liberamente più "relazioni" come il caso di Allia Potestas. Dal suo epitaffio si legge che ben 2uomini erano suoi amanti e lei si impegnó a tenerli uniti così da poter organizzare menagé a trois affinché fosse soddisfatta pienamente. Image
• Come rivela questa Venere rinvenuta a Ercolano, le donne romane conoscevano il bikini. La lingerie comprendeva un reggiseno con il nostro effetto push up. Image
• Negli affreschi erotici si può notare che le donne romane non si scioglievano mai i capelli. E spesso, soprattutto le prostitute, non toglievano il reggiseno. Image
• Nel mondo greco-romano è risaputa l'importanza che veniva attribuita al pene in quanto visto come simbolo di prosperità, allontanamento di spiriti maligne e persone invidiose. A Roma il pene eretto era rappresentato ovunque (pareti di vincoli, ingresso delle case, botteghe)-
-Ne sono un esempio questo campanello posto all'ingresso di una casa e questa iscrizione ("Qui risiede la felicità") posta sopra un forno di un panificio per garantire una buona lievitazione del pane. ImageImage
•Si stima che i Romani conoscessero circa 90posizioni. Ovidio consiglia alle ragazze innumerevoli posizioni per nascondere quei difetti del corpo che vorrebbero nascondere ma soprattutto per trarre maggiore piacere. Image
• Per Ovidio la posizione più efficace era quella in cui la donna si sdraia di fianco e il suo uomo l'abbraccia da dietro. Image
•Le posizione che oggi vediamo negli affreschi, lucerne e medaglioni sono recuperate dalle numerose illustrazioni erotiche che circolavano tra l'elite romana. Erano veri e propri manuali sul sesso con figure e spiegazioni curate esclusivamente da donne (cortigiane famose). ImageImage
• Seppur mal visto dalla morale romana (a differenza dell'uomo), molte donne intrattenevano relazioni con altre donne. Esistevano quelli che oggi chiamiamo sex toy, il più utilizzato era un finto fallo di cuoio legato al corpo con dei lacci. Image

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