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Aug 24, 2021 29 tweets 11 min read Read on X
24 Agosto 2016 - Ore 03:36:32

Esattamente cinque anni fa, nel cuore di una tranquilla notte di fine estate, un fortissimo #terremoto di magnitudo 6.0 dà inizio ad una delle sequenze sismiche più importanti per il nostro paese da diversi decenni a questa parte. #Amatrice
La scossa, che ha avuto un ipocentro ubicato ad 8 km di profondità, semina morte e distruzione in ben quattro regioni: il Lazio, le Marche, l’Umbria e l’Abruzzo.
La zona epicentrale viene fin da subito ricondotta alla provincia di Rieti, nel Lazio, una zona molto famosa per i suoi borghi storici ubicati all'interno di un paesaggio montuoso quasi fiabesco: i Monti della Laga.
Il terremoto avviene proprio lungo questa catena montuosa, più precisamente nella zona del comune di Accumoli, un piccolo borgo fondato nel XII secolo ricco di storia e di cultura. Qui i danni saranno tantissimi, così come ad Amatrice, Pescara del Tronto, Illica e tanti altri.
Il crollo degli edifici, complice l'orario notturno, causa la morte di ben 299 persone tra cittadini locali e turisti di passaggio. Proprio in questo periodo dell'anno infatti, queste spettacolari terre appenniniche vengono prese d'assalto da numerosi turisti
provenienti soprattutto da Roma, a causa delle famose sagre locali, una tra tutte è sicuramente quella dell’Amatriciana, simbolo della città di Amatrice. Dalle macerie vengono estratte vive circa 238 persone, mentre i feriti in totale saranno oltre 388.
A circa un’ora di distanza dalla scossa principale, un importante replica di magnitudo 5.3 avviene una decina di chilometri più a nord, più precisamente nella zona di Norcia, in Umbria.
È un campanello d’allarme che non passa inosservato, dopo la faglia dei Monti della Laga sembra essersi riattivata anche la faglia del Monte Vettore, un particolare sistema di faglie capace di produrre terremoti anche molto intensi.
Il sistema di faglie del Vettore-Bove, secondo studi pubblicati già diversi decenni prima della sequenza del 2016, non ha prodotto terremoti importanti da quasi duemila anni, ovvero dall’epoca dei romani.
Ciò rappresenta un ulteriore pericolo, in quanto più a lungo una faglia non produce terremoti e più a lungo accumula energia, deformazione e quindi un ipotetico terremoto molto intenso.
Inoltre c’è da tenere conto che appena pochi chilometri più ad ovest di Norcia e di Amatrice, un altro sistema di faglie aveva prodotto una delle sequenze sismiche più intense dell’appennino centrale: quella del 1703.
In quell’anno, ad un solo mese di distanza, due fortissimi terremoti di magnitudo 6.7 e 6.9 seminarono morte e distruzione proprio tra i comuni di Norcia, di Amatrice e dell’Aquila.
Ma torniamo a quel terribile 24 agosto del 2016, in ventiquattro ore l’INGV localizza e parametrizza ben 1.478 terremoti, 121 dei quali di magnitudo superiore a 3, un vero e proprio strazio per la popolazione locale già sotto shock.
Nei mesi successivi le cose non migliorano, dal 24 agosto al 25 ottobre l’Istituto Nazionale di Geofisica e di Vulcanologia registra oltre 255 terremoti di magnitudo superiore a 3, quasi tutti avvertiti dalla popolazione locale ormai sfinita.
Ad ottobre le cose sembrano andare meglio, i terremoti diminuiscono sia di numero che di intensità, una cosa del tutto normale dopo un forte terremoto.
Tutto però precipita nel corso del tardo pomeriggio del 26 ottobre, momento nel quale un forte terremoto di magnitudo 5.4 colpisce l’area di Castelsantangelo sul Nera, nelle Marche.
La zona colpita è la parte nord del sistema di faglie del Vettore-Bove, un ulteriore campanello d’allarme sui pericoli che gli esperti del settore avevano già ampiamente discusso ed illustrato. La popolazione torna in allarme e si riversa nelle strade
mentre nelle ore successive un nuovo terremoto ben più forte colpisce la zona di Visso, un borgo a pochi chilometri di distanza. La magnitudo questa volta è di 5.9, tanto alta da far temere una nuova strage che per fortuna verrà evitata soltanto dalla scossa di due ore prima.
Dopo soltanto quattro giorni, alle ore 7:40 del 30 ottobre, il sistema di faglie del Monte vettore si risveglia completamente dopo quasi duemila anni di riposo producendo uno dei terremoti più forti degli ultimi decenni, una scossa di magnitudo 6.5
nella zona della piana di Castelluccio di Norcia, proprio a metà strada tra i terremoti del 24 agosto e quelli del 26 ottobre. Castelluccio di Norcia, uno dei borghi più belli del nostro paese, viene completamente distrutto
così come quello che resta di Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto, Pescara del Tronto, Illica, San Pellegrino, Castelsantangelo sul Nera, Ussita e Visso.
La scossa, nonostante la sua notevole intensità, non provoca vittime soltanto perché i terremoti del 26 ottobre erano avvenuti pochi giorni prima. Repliche a parte, la sequenza sismica inizia il suo lento declino fatto di alti e bassi.
Il suo ultimo colpo di coda importante avviene la mattina del 18 gennaio del 2017, momento nel quale ben 4 scosse di magnitudo superiore a 5 (la più forte 5.5) colpiscono l’area di Capitignano, in provincia dell’Aquila. Qui, una terribile valanga travolge l’Hotel Rigopiano.
A cinque anni di distanza, la sequenza sismica iniziata quella maledetta notte del 24 agosto non si può ancora definire tecnicamente conclusa. Una sequenza sismica infatti, si può definire conclusa soltanto quando la media mensile dei terremoti avvenuti nell’area epicentrale
ritorna a quella dei mesi precedenti all’agosto del 2016. Il numero da raggiungere è di circa 250 eventi mensili, mentre attualmente siamo ancora intorno ai 360. Ciò è comunque puro tecnicismo, i terremoti forti in quest’area ci potranno essere sempre
sia a sequenza sismica in corso che a sequenza sismica conclusa. L’area colpita fa infatti parte di una delle zone più altamente sismiche di tutta la nostra nazione, pensate che dal 1000 ad oggi questa medesima area è stata colpita da ben 48 terremoti di magnitudo superiore a 5
un numero impressionante che deve farci entrare in testa che l’unica soluzione per salvare le nostre vite e quelle delle generazioni future è cercare di costruire gli edifici con le più moderne norme antisismiche.
Oggi la ricostruzione purtroppo non sta procedendo come dovrebbe il che sta mettendo a dura prova la rinascita delle zone colpite, di conseguenza se si vuole fare attivamente qualcosa in merito il mio consiglio è di visitare proprio questi meravigliosi borghi pieni di buon cibo
arte e cultura, gli abitanti locali ve ne saranno sicuramente grati. Foto di Tommaso Della Dora admin della pagina Facebook "Quando la terra trema".

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