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Dec 6, 2021 22 tweets 7 min read Read on X
Oggi è il 22 dicembre 1943. E’ l’alba, pioviggina e in lontananza nuvoloni neri si stavano avvicinando. Ci hanno fatti scendere dal camion all’interno del piazzale di un magazzino di legname accanto alla strada.
Nessun dubbio sul nostro destino.
Perché ci eravamo seduti sopra
Sulle nostre tredici bare, intendo.
Nessun rimpianto. Conoscevamo i rischi.
Lo sapevamo fin dall’inizio.
Quello che mi dispiace è non essere riuscito a proteggere i miei ragazzi.
Mi chiamo Eraldo Locardi, tenente, nome di battaglia “Longhi”.
Il 7 dicembre scorso, circa 200 tra tedeschi e fascisti guidati da una spia, hanno sorpreso sei di noi nella cascina appena fuori dalla frazione di Ceratello.
Io e altri sei siamo stati catturati pochi giorni dopo.
Sempre per colpa di quella maledetta spia.
Oggi so che si trattava di un certo Ninetto, che era a conoscenza della parola d’ordine “Trieste” in quanto sino al giorno prima faceva parte della mia formazione dalla quale si era allontanato con una scusa.
In totale tredici.
Portati nelle carceri di via Pignolo a Bergamo e torturati per giorni. Settimane.
Questa mattina ci hanno prelevato dal carcere con destinazione Lovere.
Ma qui siamo solo sei perché prima hanno fatto tappa a Poltragno.
Dove hanno fatto scendere sette di noi e una volta condotti sulla strada che porta a Sellere li hanno fucilati in nostra presenza.
I fascisti, sghignazzando, hanno scritto sul muro macchiato di sangue “fuorilegge”. Maledetti.
Poveri compagni. Ora tocca a noi.
Addio.
Prima di essere fucilato il tenente Licardi abbracciò tutti i suoi compagni.
Dicendo loro: «Bisogna saper morire per la Patria! Sulla terra bagnata dal nostro sangue cresceranno i fiori della libertà. Viva l’Italia libera!»
Prima degli spari Ivan e Salvatore, compagni d’infanzia, si mossero uno verso l’altro abbracciandosi fortemente. Poi la scarica. Tutto finito.
A parte il colpo di grazia a Ivan.
I corpi messi nelle casse che poi sono state inchiodate.
Per riprendere poi la via per Bergamo.
Il tenente Eraldo Locardi (Gruppo Locardi) aveva 23 anni ed era nato a Milano il 26 giugno 1920.

Giuseppe Ravelli, 20 anni, (Gruppo Locardi) nato a Casnigo (Bg) il 3 luglio 1923, abitava a Leffe (Bg) e faceva il manovale.
Vittorio Lorenzini (Gruppo Locardi) aveva 18 anni, nato a Telgate (Bg) abitava a Sesto S. Giovanni (Mi), nome di battaglia “Sbafì”.
I fascisti presero come ostaggio la sorella per avere lui. Per salvarla si consegnò spontaneamente. Trasferito a Bergamo fu torturato. Poi fucilato
Francesco Bezzi, (Gruppo Locardi) 18 anni, nato a Bornato (BS) e residente a Cazzano S. Martino.

Mario Tognetti, (Gruppo Locardi) 21 anni, nato e residente a Grumello del Monte, commesso. Incarcerato a Bergamo, subì sevizie e torture prima di essere fucilato a Lovere.
Giovanni Moioli, (Gruppo Locardi) 17 anni, nato e residente a Grumello del Monte (Bg), nome di battaglia “Tocia”.

Ivan Piana, 19 anni, (Gruppo Lovere) nato e residente a Lovere (Bg) studente alla facoltà di economia, fondatore del “Gruppo patriottico giovanile” di Lovere.
Andrea Guizzetti, (Gruppo Lovere) 19 anni, nato e residente a Lovere (Bg), apprendista operaio nello stabilimento Ilva di Lovere.

Salvatore Conti, 21 anni, (Gruppo Lovere) nato e residente a Lovere (Bg) il 21 gennaio 1922, studente del primo anno di ingegneria.
Guglielmo Giacinto Macario, 18 anni, nato e residente a Lovere (Bg), apprendista operaio, nome di battaglia “Cinto”.
Chiese lui stesso di essere ucciso prima, a Poltragno, per paura che a Lovere sua madre potesse assistere alla sua fucilazione.
Giulio Buffoli, 41 anni, nato a Palazzolo sull’Oglio (Bs) il 24 ottobre 1902, residente a Lovere (Bg).
Padre di cinque figli era stato costretto ad emigrare per guadagnare qualche soldo.
Poi era tornato per aiutare i partigiani.
Giovanni Vender, (Gruppo Lovere) 17 anni, nato a Breno (Bs) residente a Lovere (Bg), meccanico apprendista.

Luca Nitckisc, slavo, ex prigioniero di guerra, fuggito dal campo di prigionia di Grumello al Piano.
Prima di essere fucilato dichiarò di voler morire da italiano.
Le bare con i tredici furono riportate a Bergamo e sepolte in un angolo nascosto del cimitero di Bergamo per impedire ai familiari di portare loro un fiore.
Il 7 giugno 1945 verranno riportate e sepolte a Lovere dopo una cerimonia funebre.
«Da quel momento diventammo tutti partigiani. Anche i vecchi e i bambini. Anche le donne. Ci ritirammo sulla montagna con i fucili da caccia e più tardi avemmo mitra e dinamite. Le donne portavano da mangiare e tabacco. Le brigate nere cominciarono ad avere vita dura...».
A comandare quell’operazione il comandante Aldo Resmini.
Il “boia” lo chiamavano. E non solo i suoi nemici. Aveva studiato quella fucilazione con cura.
Persino i tredici seduti sulle loro bare durante il viaggio.
E la fucilazione a Lovere davanti alla popolazione.
Era stati lui a sgominare le prima “bande” partigiane a Bergamo.
Quella di Arturo Turani e quella di Betty Ambiveri.
Lui ad arrestare il Tulli.
E ora quella fucilazione, che aveva diretto personalmente.
Fu “La sua consacrazione a comandante”.
Era stato lui ad arrestarli, ad interrogarli, a torturarli. Nel gennaio del 1944 il 1° Battaglione della XIV Legione delle Camicie nere di cui fa parte, verrà sciolto, sostituito dalla compagnia di pronto impiego che prenderà la denominazione di 612° Compagnia OP, Ordine Pubblico
Una compagnia di 150 uomini bene armati e adeguatamente motorizzati con sede nella caserma di via Gallicciolli.
E sarà proprio il Resmini a prenderne il comando.
Per i bergamaschi sta per iniziare un periodo di terrore.
I “tredici”, per il “boia”, sono stati solo l’inizio.

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Feb 3
Le chiamo “le vittime invisibili”.
Come Maria Monchietti, per esempio.
Il luogo?
Ceretto Lomellina.
Il tempo?
Il 1921, quando gli squadristi fascisti erano all’opera, assoldati dagli agrari e dagli industriali.
Il soldo era di 40 lire giorno per gli agrari di Mortara.
Come riferisce il settimanale “la nuova terra” del 1° marzo 1921: «l’opera di ingaggio dei fascisti è affidata al signor Franciosi.
Egli fece la spola tra le città esportatrici e riuscì ad assicurare importanti scritture».
Squadristi ingaggiati per «educazione e difesa sociale».
E’ la sera del 22 marzo 1921 quando Maria Monchietti, al primo piano, si accorge che di sopra ha lasciato la lampada accesa.
Si avvia su per le scale per spegnerla.
Una volta spenta si avvicina alla finestra per chiudere l’anta.
Vede i fascisti sparare alla gente per strada. Image
Read 25 tweets
Jan 29
“Nessun fiocco di neve si sente mai responsabile in una valanga.”
(Stanisław Jerzy Lec)

Quello che segue è il testo della canzone "Matamoros Banks", cantata da Bruce Springsteen.
Racconta la storia del mio viaggio alla ricerca di un futuro migliore.
“Ogni anno molte persone
muoiono attraversando deserti
montagne e fiumi dei nostri confini meridionali
in cerca di una vita migliore
qui seguo il viaggio al contrario
dal corpo sul letto del fiume
all’uomo che cammina per il deserto
verso le rive del Rio Grande.
Per due giorni il fiume ti tiene giù
poi sali alla luce senza un suono
passi i luoghi di villeggiatura e vuoti
scali di smistamento
le tartarughe mangiano la pelle dai tuoi occhi
così giacciono aperti alle stelle.
Dai via i tuoi vestiti
Read 14 tweets
Jan 27
Tempo fa vi ho parlato dei 20 bambini ebrei del campo di Neuengamme.
Provengono da Francia, Paesi Bassi, Jugoslavia, Polonia, e uno dall'Italia.
Si chiama Sergio De Simone, un bambino napoletano di circa 7 anni.
Vengono assegnati alla baracca n. 11. Image
Iniziano gli esperimenti.
Il dottor Kurt Heissmeyer fa incidere la pelle sul torace dei bambini.
Sotto l’ascella destra, con tagli a X, lunghi circa cinque centimetri.
Poi introduce con una spatola i bacilli della tubercolosi. Image
Image
Nelle carte del processo tenutosi ad Amburgo si legge: “Tieniti forte, ho una notizia non proprio piacevole. C’è un ordine di esecuzione da Berlino. Devi eliminare i bambini con il gas o con il veleno".
E' il diciannove aprile del 1945.
Read 17 tweets
Jan 20
Quando tutto ebbe inizio?
Esattamente il 6 gennaio 1929, nevicava e faceva freddo.
Chi lo conosceva lo definiva “un essere insignificante”, ventinove anni, miope, tale da costringerlo a portale lenti molto spesse.
Proveniva alla classica famiglia borghese di Monaco di Baviera.
Lui ci aveva provato a fare carriera in ambito militare, ma non era andato più in là del grado di allievo ufficiale.
Essendo lui e la famiglia in difficoltà economiche aveva deciso di donare le sue braccia all’agricoltura.
Voleva diventare agronomo
Per questo si era iscritto all’università.
Mettendosi subito in mostra.
Tranquilli, non come studente.
Tutti lo conoscevano perché alle feste universitarie si presentava sempre vestito da sultano turco.
Teneva un diario dove scriveva il nome delle ragazze che lo respingevano.
Read 25 tweets
Jan 17
Come è potuto accadere che una civiltà come quello tedesca, tra le più colte e tolleranti del mondo contemporaneo, abbia potuto condividere un male assoluto e incomprensibile come il nazismo?
"Erano semplici operai, commercianti, artigiani, impiegati, imprenditori, uomini comuni.
Fu data loro la possibilità di scegliere.
Preferirono trasformarsi in mostri".
E questa la loro storia.
Strana la vita.
Ad Amburgo avevo una bottega di barbiere e ora, senza nemmeno sapere esattamente il perché, mi ritrovo in Polonia.
Faccio parte della prima compagnia del battaglione cui è stato assegnato il compito di pacificare una zona appena conquistata.
Almeno credo
Read 5 tweets
Jan 14
Oggi ci prenderemo la nostra rivincita.
Gli americani hanno fatto un grosso sbaglio a saccheggiare e bruciare edifici pubblici e privati ​​a York (che oggi chiamate Toronto), allora capitale dell'Alto Canada.
Diremo la parola fine alle loro mire espansionistiche e imperialiste.
Sono il vice ammiraglio scozzese Sir Alexander Cochrane, comandante in capo della North America and West Indies Station.
E oggi è il grande giorno.
Non abbiamo voluto tenere segrete le nostre intenzioni.
Tanto so cosa sta pensando il loro Segretario alla Guerra John Armstrong. Image
Image
"Non verrebbero con una flotta del genere senza l'intenzione di colpire da qualche parte.
Ma di certo non verranno qui!
Che diavolo faranno qui?
No! No!
Baltimora è il posto.
Questo è di gran lunga più importante".
Stupido americano.
Invece noi siamo proprio qui.
Read 21 tweets

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