Con il lungo thread di oggi dobbiamo parlarvi di #Grímsvötn, un particolare vulcano subglaciale che si trova nella parte sud-orientale dell'Islanda. Il sistema vulcanico in questione è composto principalmente da una caldera vulcanica posizionata sotto una calotta di ghiaccio
spessa tra i 100 e i 700 metri che fa parte del ghiacciaio più grande di tutto il paese: il #Vatnajökull. Essendo un vulcano, il sistema idrotermale di Grímsvötn emana una quantità di calore verso l’esterno sufficiente a sciogliere la parte più interna della calotta glaciale.
Questo particolare processo genera un lago subglaciale che viene intrappolato tra la parte sommitale della caldera e la parte interna della calotta di ghiaccio, un fenomeno che tende a sollevare il ghiacciaio fino a quando non viene raggiunto un particolare punto critico.
Una volta che questo punto critico viene raggiunto - generalmente una volta ogni 2-3 anni – l’acqua che compone questo lago inizia a muoversi piuttosto velocemente verso la zona meridionale della calotta
più precisamente una specifica zona che si trova a circa 50 chilometri di distanza dalla caldera vulcanica. Qui, attraverso un sistema di fratture, l’acqua accumulata negli anni può raggiungere l’esterno e può finalmente riversarsi nell’oceano attraverso alcuni fiumi.
Trattandosi di una grandissima quantità di acqua che viene espulsa nel giro di pochissimi giorni, il fenomeno in questione provoca una serie di inondazioni che vengono chiamate Jökulhlaup, un termine islandese che è stato coniato proprio dopo una delle inondazioni più importanti
che hanno colpito quest’area dell’Islanda nel corso dell’ultimo secolo. Stiamo parlando del Jökulhlaup avvenuto nel corso dei primi giorni di novembre del 1996, anno nel quale un’eruzione vulcanica avvenuta all’interno della caldera di Grímsvötn aveva favorito lo scioglimento
del ghiaccio e il suo conseguente movimento verso l’esterno della calotta. In quell’occasione furono espulsi oltre 3 km³ di acqua in pochissimi giorni, il che provocò la distruzione di ponti e strade di fondamentale importanza per la circolazione dei mezzi islandesi.
Fortunatamente l’area interessata da questi eventi era – ed è – completamente disabitata, di conseguenza non mette in pericolo la vita della popolazione islandese.
Lo svuotamento improvviso dell’acqua presente nella parte sommitale della caldera può – se il sistema è già instabile – favorire ed innescare una nuova eruzione vulcanica. Questo perché un lago subglaciale esercita una pressione piuttosto importante sul sistema vulcanico
una pressione che viene improvvisamente e velocemente rilasciata dalla migrazione della massa d’acqua verso l’esterno della calotta glaciale.
È proprio questa remota possibilità che sta tenendo con il fiato sospeso gli scienziati che fanno parte dell’Ufficio Meteorologico Islandese (IMO), l’ente che si occupa del monitoraggio sia delle condizioni atmosferiche che di quelle vulcaniche all’interno del paese.
In queste ultime settimane ha infatti avuto inizio un nuovo Jökulhlaup nella zona meridionale della caldera di Grímsvötn, un fenomeno che in pochi giorni ha provocato un abbassamento della calotta di ghiaccio di ben 80 metri, un valore piuttosto importante.
Dall’interno del ghiacciaio sono già stati drenati ben 0.8 km³ di acqua, una quantità non troppo elevata, soprattutto se confrontata con quella espulsa durante la terribile inondazione del 1996.
La preoccupazione in merito a questo nuovo Jökulhlaup deriva dal fatto che il sistema vulcanico di Grímsvötn si trovava da diverso tempo in una fase già piuttosto instabile, dall’ultima eruzione avvenuta nel 2011, l’intero edificio vulcanico si è infatti gonfiato di circa 60 cm.
Circa un anno fa, questa lenta ma continua inflazione dell’edificio vulcanico aveva spinto l’Ufficio Meteorologico Islandese ad innalzare il livello di allerta vulcanica dal livello verde al livello giallo.
Fortunatamente al momento nonostante si sia verificato un nuovo Jökulhlaup non ci sono segni concreti che il vulcano in questione stia davvero per generare una nuova eruzione nel breve periodo.
I vulcanologi dell’IMO non hanno infatti rilevato alcuna variazione significativa nelle emissioni gassose o nei parametri geochimici dell’acqua in uscita dal ghiacciaio.
Per quanto riguarda la sismicità invece, i terremoti registrati nell’area della caldera vulcanica si erano intensificati soltanto durante il picco dell’inondazione, ovvero durante la giornata di lunedì, momento nel quale era stata registrata una piccola sequenza di terremoti.
(magnitudo massima di 3.6). In concomitanza di questa sequenza, l’IMO aveva innalzato il livello di allerta vulcanica dal livello giallo al livello arancione, fortunatamente però, i terremoti sono rapidamente diminuiti e l’allerta vulcanica è tornata al livello precedente.
Ma quanto sono frequenti le eruzioni del Grímsvötn? Il complesso sistema vulcanico di Grímsvötn è uno dei più attivi di tutta quanta l'Islanda. Secondo gli studi recenti svolti dai vulcanologi dell'IMO, il vulcano in questione ha generato ben 65 eruzioni in appena 800 anni.
La maggior parte di queste eruzioni sono state classificate come VEI (Indice di Esplosività Vulcanica) 2, 3 e 4 su una scala che va da 0 ad 8, si tratta quindi di un vulcano che produce eruzioni di natura prevalentemente esplosiva.
Il materiale vulcanico (principalmente ceneri e lapilli) emesso durante le eruzioni raggiunge l'esterno della calotta glaciale in tempi relativamente brevi, dopodiché si forma una colonna eruttiva di modeste dimensioni che in particolari casi può paralizzare il traffico aereo.
L'ultima eruzione prodotta dal vulcano risale al 2011, un dato piuttosto preoccupante visto che - sempre secondo gli studi - il Grímsvötn erutta mediamente ogni 10-15 anni circa.
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🇮🇹 Un nuovo studio dell'INGV ha analizzato e integrato i tre cataloghi sismici del #Vesuvio degli ultimi 50 anni, offrendo una ricostruzione più dettagliata della sua storia sismica recente. Dalle crisi sismiche del XX secolo al sonno profondo: ecco un piccolo riassunto! 🧵
Dopo l'eruzione del 1944, l’attività sismica è rimasta molto bassa fino ai primi anni 60', quando sono cominciate alcune episodiche crisi sismiche. Le principali sono avvenute nel 1978–1980 (M 3.0), 1989–1990 (M 3.3), 1995–1997 (M 3.3) e 1999–2000 (M 3.6), la più intensa dal 1944
In seguito a quest’ultima crisi, la sismicità è tornata su livelli bassi, con una media di alcune centinaia di eventi all’anno, generalmente di magnitudo inferiore a 2.5, con picchi isolati di M 3.0 e 3.1 nella primavera del 2024.
Un #terremoto di M 5.1 è avvenuto alle 05:53 al largo della costa ionica della #Calabria, precisamente a 25 km da Palizzi (Reggio Calabria). La scossa è stata localizzata ad una profondità relativamente elevata di 65 km ed è stata avvertita in un'area estesa da Malta alla Puglia.
La scossa è stata avvertita in un'area estesa a tutta l'isola di Malta, la Sicilia, la Calabria e la Puglia centro-meridionale, senza però provocare danni. L'intensità dello scuotimento è stato infatti modesto e non ha superato il IV-V grado della scala Mercalli.
La scossa è avvenuta in un contesto in cui la crosta oceanica ionica (placca africana) subduce sotto l'arco calabro (placca euroasiatica), una dinamica che si estende fino al Tirreno centrale e che genera terremoti molto profondi, talvolta anche superiori a 400-500 km.
Ad agosto è stata registrata una moderata fase di intensificazione dell'attività idrotermale di #Vulcano, alle Isole Eolie, dove molti dei parametri monitorati hanno subito incrementi più o meno marcati. L'allerta vulcanica non è stata modificata e rimane di livello verde! 🧵
Dai primi giorni del mese è stato osservato un aumento del degassamento testimoniato dal brusco incremento delle emissioni di anidride carbonica (CO₂) seguito da un aumento più contenuto delle emissioni di anidride solforosa (SO₂).
Contestualmente è stato osservato un rapido trend di incremento delle temperature delle fumarole che bordano il Gran Cratere della Fossa, che si sono riportate sui valori registrati nell'estate del 2024.
Dopo una quiescenza di 472 anni si è risvegliato il vulcano #Krasheninnikov, sulla penisola di #Kamčatka, in Russia. Ecco cosa sappiamo sulle dinamiche dell'eruzione e sul suo possibile collegamento con il violento terremoto di M 8.8 che ha colpito la penisola pochi giorni fa 🧵
L’eruzione è di natura esplosiva e sta avvenendo da una delle due bocche sommitali, dove è in corso un’attività freatomagmatica causata, probabilmente, dall’interazione del magma con la neve e il ghiaccio che ricoprono la cima del vulcano.
Dai sorvoli aerei sembra intravedersi anche una frattura eruttiva laterale a quote più basse da cui sembra essere in corso una modesta attività stromboliana. Su quest'ultimo aspetto attendiamo eventuali notizie ufficiali che per il momento non sembrano esserci.
Il violento #terremoto di M 8.8 che ha colpito ieri la #Kamčatka è il sesto più forte avvenuto sul nostro pianeta in epoca moderna. La scossa ha innescato uno #tsunami che si è propagato in tutto il pacifico senza provocare vittime. Cosa sappiamo? Ecco un (lungo) riassunto! 🧵
Il violentissimo terremoto di M 8.8 è stato localizzato 130 km ad est di Petropavlovsk-Kamčatskij, capoluogo del territorio, ad una profondità di 35 km. Parliamo di una zona non molto abitata in cui gli edifici sono stati costruiti con criterio. Mappa di @LastQuake
Qui la placca pacifica va in subduzione – ovvero sprofonda - sotto la microplacca di Okhotsk, un'estensione della più nota placca nord-americana. Questo scontro tra titani avviene ad una velocità media di 8 cm l’anno, tra le più alte al mondo!
All'alba del 21 luglio 365 d.C. un violentissimo #terremoto di magnitudo stimata tra 8.0 e 8.5 si è verificato sull’isola di #Creta, in Grecia, lì dove la placca africana va in subduzione sotto la microplacca egea. Ecco cosa sappiamo su questo evento catastrofico 🧵
Il terremoto ha avuto una durata sicuramente superiore al minuto e oggi viene considerato l'evento sismico più intenso avvenuto nel Mediterraneo in epoca storica. Non a caso l'area in cui si è verificato è tra le più sismiche di tutto il continente.
Nel giro di pochi istanti il fondale marino si sollevò di 8-9 metri, un valore incredibile che ha modificato per sempre la morfologia di un intero paesaggio. Oggi possiamo vedere i segni di questa trasformazione sul molo di Phalasarna, l'antica città portuale di Creta.