Johannes Bückler Profile picture
Jan 26, 2022 22 tweets 8 min read Read on X
Ricordo benissimo quel giorno, il 25 marzo del 2003. Dispersa. Ufficialmente “Missing”.
Mi chiamo Jessica Lynch, e allora avevo 19 anni.
Due giorni prima, nei pressi di Nassiriyah, un furgone dell'esercito USA con a bordo 15 militari era stato attaccato dall’esercito iracheno.
E’ vero. Facevo parte di quella 507° Compagnia di manutenzione quando siamo caduti in un’imboscata. Che ci facevo in Iraq?
Vengo da Palestine, in West Virginia e con quella disoccupazione non avevo altra scelta.
Da grande avrei voluto fare la maestra elementare
Invece ero finita in Iraq ed ero stata catturata.
Nei giorni successivi Washington Post descrisse minuziosamente la mia resistenza epica: "pur avendo subito ferite d'arma da fuoco...ha continuato a sparare a parecchi soldati iracheni...fino ad esaurire le munizioni".
“Si è messa a combattere fino alla morte” scrissero i giornali italiani.
“Me lo aspettavo - commentò mamma Deadra - non è una che molla”.
Durante il combattimento ero stata gravemente ferita da una granata.
Molti giornali americani entrarono nei dettagli.
Non ero stata solo catturata, ma sicuramente violentata e torturata dagli scherani di Saddam Hussein.
Il mondo intero si mobilitò.
Bisognava fare qualcosa, bisognava liberarmi, a qualunque costo.
E così avvenne.
Per la CIA non fu difficile localizzare l’ospedale dove mi avevano portato, l’ospedale Saddam a Nassiriyah.
Ricordo che era mezzanotte. Gli elicotteri Black Hawk che atterrano nel recinto dell’ospedale, l’elettricità che va via. E poi "Go! Go!".
Era il primo aprile del 2003.
I Marines puntarono diritti verso la mia stanza.
Io ero lì, nel mio letto (dove dicevano che ero stata torturata…) tuta azzurra, fratture alle gambe, un braccio ferito.
Occhi sbarrati, i miei bei capelli incollati alla fronte.
Caricata su una barella mi condussero in salvo.
Passando dal Kuwait venni trasportata al Landstuhl Regional Medical Center, in Germania, per riprendermi completamente prima di tornare a casa.
Mi operarono ad una vertebra.
E’ stato bello riabbracciare i miei genitori arrivati nel frattempo.
Sono tornata a casa il 23 luglio 2003. Finalmente. Non c’era giornale o tv che non raccontasse ogni giorno la mia storia, la storia di un' “eroina”, catturata, ferita, violentata dagli scherani di Saddam Hussein e poi liberata dai gloriosi soldati americani.
Già. Peccato che non fosse vero niente.
Certo, l’esercito iracheno mi aveva catturata ed essendo ferita mi aveva portato all’ospedale di Nassiriya.Per il resto, una incredibile strategia di marketing tipica di Hollywood per “vendere” la guerra in Iraq.
Com’era andata veramente?
Prima di tutto non eravamo caduti in una imboscata, non potendo gli iracheni sapere il tragitto del nostro convoglio.
Eravamo finiti in mezzo a loro semplicemente perché avevamo sbagliato strada. E non solo una volta. Quanti colpi ho sparato? Nemmeno uno.
Non solo perché ero rimasta ferita dallo scoppio di una granata, ma perché il mio fucile si era inceppato. Sono stata pochissimo tempo sotto la custodia dell'esercito iracheno che mi aveva catturata.
Viste le mie condizioni mi avevano portata al Saddam Hospital di Nassiriya.
Il medico responsabile dell’ospedale, Harith al-Houssona che mi aveva avuto in custodia dagli iracheni, aveva cercato il 30 marzo di riportarmi dietro le linee americane, ma la sua ambulanza era stata presa a fucilate proprio dai nostri soldati.
E quindi riportata indietro.
Quando il commando Usa aveva assaltato l’ospedale, dove ero ricoverata, non c’era nessun soldato iracheno.
Gli americani lo avevano messo sottosopra, malmenando medici e pazienti, senza trovare nessuna resistenza.
Ma era tutta una finta.
Il quotidiano inglese “Guardian” rintracciò gli iracheni con cui avevo avuto a che fare. Affermarono che ero stata protetta dal personale militare iracheno e dallo staff dell'ospedale e che ero stata trattata bene durante il mio "soggiorno" all'ospedale. Ed era vero.
Confermai ai giornali tutte quelle testimonianze.
Ero stata trattata umanamente. Nessuna violenza, anzi. E non capivo. Perché tutta quella operazione quando sapevano che gli iracheni se n’erano andati da quell’ospedale il giorno prima?
Perché tutta quella messa in scena?
Jessica accusò il governo degli Stati Uniti di aver creato una storia.
"Quella non ero io, non ho intenzione di prendermi il merito di qualcosa che non ho fatto ... sono solo una sopravvissuta."
“Povera Jessica”, rispose il governo, “ha perso la memoria”.
Ma Jessica non aveva perso la memoria, anzi. Ricordava tutto perfettamente.
Per il Pentagono invece era essenziale che la recuperasse quella benedetta memoria.
Per provare i crimini di guerra iracheni serviva anche quella. Non era molto, ma farsa dopo farsa.
Al governo serviva una storia eroica da dare in pasto al pubblico. Non avendola sul campo se l’era costruita. Non significa che tutto è costruito. Ma se è costruito, prima o poi la verità viene a galla.
Ricordando che l’arma più forte e più potente rimane sempre la menzogna.
Le ferite subite In Iraq l’hanno costretta a subire numerosi interventi chirurgici nel corso degli anni. Erano morti undici membri della sua unità in quello scontro.
E dopo qualche anno lei ha cominciato a soffrire di quello che chiamano il “senso di colpa del sopravvissuto”
Ne soffriva “Tati” la figlia di Allende, ne soffriva Primo Levi e molti altri sopravvissuti.
“Sono stata bene per i primi anni, circondata da amore e supporto. Poi un giorno qualcosa è cambiato: “Perché io sono sopravvissuta e i miei compagni no?”.
"E fa male. Fa male fisicamente e mentalmente”.
Lo chiamano disturbo da stress post-traumatico.
Oggi Jessica frequenta il centro di Ashburn, l'unico centro per veterani dell'Illinois dedicato all'aiuto alle donne dell'esercito.

• • •

Missing some Tweet in this thread? You can try to force a refresh
 

Keep Current with Johannes Bückler

Johannes Bückler Profile picture

Stay in touch and get notified when new unrolls are available from this author!

Read all threads

This Thread may be Removed Anytime!

PDF

Twitter may remove this content at anytime! Save it as PDF for later use!

Try unrolling a thread yourself!

how to unroll video
  1. Follow @ThreadReaderApp to mention us!

  2. From a Twitter thread mention us with a keyword "unroll"
@threadreaderapp unroll

Practice here first or read more on our help page!

More from @JohannesBuckler

Jun 4
Capita spesso di leggere che "nella Costituzione italiana non c'è traccia della parola antifascista".
È un'affermazione piuttosto diffusa, usata spesso per sminuire il valore della Resistenza.
Ma contiene un grosso errore di fondo.
Proviamo a fare un po' di chiarezza. Image
Partiamo dal testo.
In effetti la parola esatta "antifascista" nella Carta non c'è.
Ma c'è il suo sinonimo storico e giuridico più pesante.
Nella XII Disposizione transitoria e finale c'è: il divieto, "sotto qualsiasi forma", di riorganizzazione del disciolto partito fascista. Image
La matrice è scritta lì.
Ma la Costituzione non si ferma a un divieto formale.
I Padri Costituenti non hanno inserito la parola "antifascista" nei principi fondamentali non per mancanza di coraggio o per un compromesso al ribasso, ma per una scelta ben precisa.
Read 21 tweets
Jun 1
Ieri sera ho concluso il thread sugli sprechi nella ricostruzione in Irpinia con: "Esiste una storia, uno spreco che più di ogni altro può rappresentare quell'enorme sperpero di denaro?
Esiste.
Eccome se esiste.
E riguarda una fabbrica che doveva imbottigliare vino".
Iniziamo.
Giugno 1990.
Palazzo San Macuto è la sede della commissione d’inchiesta presieduta da Oscar Luigi Scalfaro.
Oggi è un giorno particolare.
È stato convocato da Scalfaro Elveno Pastorelli, da tre anni commissario straordinario per la ricostruzione.
Nei mesi precedenti sono stati ascoltati Misasi (ministro del Mezzogiorno) e Vito Lattanzio (Protezione civile).
Tutti tendono a minimizzare, a dire che le cose stanno andando bene con la ricostruzione.
Certo, con qualche ritardo, ma secondo loro va tutto a meraviglia.
Read 25 tweets
May 31
Gli sperperi di denaro pubblico post terremoto dell’Irpinia sono ormai entrati nella storia di questo Paese.
Una brutta storia, riassunta in dieci volumi presentati al Parlamento il 5 febbraio 1991 e inviati a varie procure da una commissione d’inchiesta presieduta da Scalfaro. Image
La commissione aveva il compito di verificare l’ammontare dei finanziamenti per la ricostruzione delle zone colpite dal sisma del 1980.
Di più.
Doveva controllare lo stato di avanzamento dei lavori, le modalità, l’impatto ambientale e territoriale. Image
Sull’impatto territoriale i tecnici del servizio Impatto ambientale del Min. dell’Ambiente parlarono chiaro: “la scelta dei tracciati dove ricostruire case, industrie e strade è avvenuta indipendentemente dalle condizioni geomorfologiche, geologiche e geotecniche dei terreni. Image
Read 19 tweets
May 29
Macchina del Tempo - Maggio 1979
Il ministro del Lavoro Scotti è abbastanza seccato.
Sul tavolo l’ennesima patata bollente.
Questa volta il malumore deriva dall’ennesimo scandalo delle “pensioni d’oro”.
“Com’è possibile esistano ancora casi del genere. Basta!!!" Image
Il caso è quello del pilota collaudatore dell’Aeritalia Pietro Trevisan, ex ufficiale pilota dell'Aeronautica Militare.
Ha 50 anni e 16 anni di servizio effettivo.
Dopo aver riscattato altri 15 anni di servizio militare ha chiesto all’INPS quanto dovuto.
La cifra? Image
Oltre un miliardo di lire come capitalizzazione della metà della pensione e un ulteriore assegno mensile di quasi cinque milioni di lire per il resto della vita. Assurdo, ma incredibile a dirsi, tutto regolare. Image
Read 13 tweets
May 27
Che ci faccio in questo luogo di dolore?
La logica conclusione, caro Johannes, dopo una vita passata a lottare contro i mulini a vento.
Perché nessuno mi vuole dare retta?
So di aver ragione, ne sono certo.
Sto impazzendo per questa cosa.
Perché mi hanno rinchiuso in manicomio?
«Converrai che la situazione ormai era critica.
I tuoi familiari non avevano scelta.
Ti sei messo a distribuire volantini con accuse ai tuoi colleghi un tantinello eccessivi, non credi?
Li hai definiti assassini.
Un modo strano per farti ascoltare».
Ma sono assassini.
Scrivi.
Oggi, 13 agosto 1865, nel letto di un manicomio, Ignác Fülöp Semmelweis dichiara che quei medici sono assassini.
Senti Johannes.
Ci siamo presentati con una stretta di mano.
Hai lavato le mani prima, vero?
Read 25 tweets
May 26
Marzo 1958.
Che ci faccio chiuso in cella nel carcere Le Nuove di Torino?
Mi chiamo Aldo Cugini, discendente di una famiglia di imprenditori bergamaschi.
E’ successo tutto sabato 1° marzo quando sono stato prelevato dalla polizia nella mia casa in Via Foro Boario 11 a Bergamo. Image
Continuano a ripetermi di stare calmo, di non agitarmi, ma vorrei vedere loro al mio posto.
Devo sposarmi tra un mese, ho un sacco di cose da preparare, tra cui tutti i documenti e poi ci sono gli ultimi acquisti da fare.
Parlano di un omicidio.
Cosa c’entro io con un omicidio?
Ieri, lunedì 17 marzo, sono venuti a trovarmi.
Mio fratello, le mie due sorelle e la mia fidanzata, ma hanno autorizzato solo mio fratello per un incontro.
Che ho fatto di male per essere trattato così?
E’ tutto un equivoco, un errore, io non ho ucciso quell’uomo. Image
Read 25 tweets

Did Thread Reader help you today?

Support us! We are indie developers!


This site is made by just two indie developers on a laptop doing marketing, support and development! Read more about the story.

Become a Premium Member ($3/month or $30/year) and get exclusive features!

Become Premium

Don't want to be a Premium member but still want to support us?

Make a small donation by buying us coffee ($5) or help with server cost ($10)

Donate via Paypal

Or Donate anonymously using crypto!

Ethereum

0xfe58350B80634f60Fa6Dc149a72b4DFbc17D341E copy

Bitcoin

3ATGMxNzCUFzxpMCHL5sWSt4DVtS8UqXpi copy

Thank you for your support!

Follow Us!

:(