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Mar 10, 2022 25 tweets 7 min read Read on X
Che sarebbe finita in tragedia lo sapevano tutti.
Lo avevano visto in Grecia e in Africa e lo avevano avvertito.
Ma lui niente.
Lui voleva dimostrare a Hitler di non essergli inferiore e che il suo esercito non avrebbe sfigurato in un confronto con la Wehrmacht.
Una pazzia.
Aveva detto al maresciallo Cavallero: “Non possiamo essere estranei a questo conflitto perché si tratterebbe di lotta contro il comunismo”.
In realtà voleva solo rivendicare una parte nella spartizione della torta sovietica al momento di ridisegnare gli equilibri internazionali. Image
E così, quando il 22 giugno gli era stata consegnata la lettera di Hitler che lo informava dell’inizio delle ostilità con Mosca, lui si era precipitato a chiedergli di poter partecipare con un corpo di spedizione.
Malgrado sapesse che Hitler ne avrebbe fatto volentieri a meno.
Non lo capì, essendo di coccio, nemmeno quando i giorni passavano e la risposta non arrivava.
Arrivò dopo una settimana.
E non poteva che essere affermativa, malgrado il fastidio che i tedeschi dimostravano dell’offerta italiana.
Mussolini poté così organizzare le divisioni.
Iniziava così la tragedia.
Furono scelte tre divisioni.
Le autotrasportabili “Pasubio” e “Torino” e la divisione celere “Principe Amedeo d’Aosta” a cui vennero aggiunti un gruppo di osservazione aerea e uno di caccia.
Al comando, il generale Francesco Zingales. Image
I dialoghi che seguono sono frutto di fantasia.
Non i contenuti.
Purtroppo.
Una spedizione che fin dall’inizio si rivelò per quello che tutti sapevano.
Una spedizione suicida, con mezzi inadeguati.
Soldati mandati praticamente allo sbaraglio. ImageImage
“Duce, le divisioni sono pronte.
Sono 58.000 uomini di truppa, 2.900 ufficiali, 5.500 automezzi, 4.600 quadrupedi, 51 apparecchi da caccia e 10 apparecchi da trasporto”

“Ottimo. Sono partiti?"

“Non ancora Duce. Abbiamo un problema”. Image
“Sentiamo”.

“Abbiamo due divisione autotrasportate, ma il numero di automezzi non permette che l’autotrasporto di una sola delle due divisioni di fanteria.
Insomma, non abbiamo automezzi sufficienti”.

“E che volete che sia. Andranno a piedi.
Che fa pure bene”. Image
E proseguendo...
“Ho passato in rivista a Verona le prime unità. Erano perfette. Meglio noi che i tedeschi.
Noi, o meglio, il Corpo di Spedizione Italiano in Russia (CSIR) opererà nelle regioni meridionali dell’Unione Sovietica alle dirette dipendenze dell’11a armata tedesca”. Image
“Buongiorno Duce. Abbiamo un altro problema. Ricorda che le truppe dovevano passare il Brennero, attraversare l’Austria e l’Ungheria per posizionarsi ai confini?”

“Certo.”

“Uno dei primi convogli si è spezzato in due. Abbiamo i primi feriti. Quindici. E la linea è bloccata Image
“Duce”.

“Ho capito. Un altro problema. Dimmi”.

“Alla stazione Hutteldorf di Vienna il generale Zingales è stato assalito da febbre e brividi di freddo. I dottori parlano di congestione polmonare.
E’ ricoverato in Ospedale.
Non può raggiungere i suoi uomini.
Va sostituito”.
“Chi abbiamo come sostituto?”

“Il generale Giovanni Messe. Quello che le sta antipatico".

Il generale Giovanni Messe ricevette l’ordine di sostituzione il 13 luglio. Invece di andare Roma per ricevere le direttive andò a Vienna per riceverle direttamente dal generale Zingales.
Ignorando che Zingales non poteva certo parlare, viste le condizioni e la febbre alta.
Messe si recò in ospedale, non riuscì a parlare con Zingales e partì per il fronte senza avere, in quel momento, la minima idea di quali fossero le direttive dello Stato Maggiore. Image
Le divisioni nel frattempo avanzavano.
La Pasubio con gli automezzi del XXIX autogruppo.
La Celere proseguiva a cavallo.
La Torino purtroppo a piedi.
Percorrerà centinaia di chilometri per raggiungere il bacino del Donez.
Inizierà a piovere. Con le strade ridotte un pantano.
Quando il comando tedesco, che aveva già superato il Dnjester, chiese agli italiani di spingersi lungo la riva del fiume per impedire la ritirata ai sovietici, c’era solo la Pasubio pronta.
Che riuscì comunque a chiudere il ponte Nikolaiev, unica via di fuga per i sovietici.
Ricordate la “Torino” che stava marciando verso Dnjester?
Quando il 28 agosto Hitler invita Mussolini a visitare il fronte russo, la “Torino” è ancora lontana (arriverà solo il 15 settembre).
Fu un’impresa per Messe mettere insieme un reparto da mostrare a Mussolini. Image
Il primo combattimento è comunque un successo.
Il 28, 29 e 30 settembre, nei pressi di Petrikowka, quando l’azione combinata della “Torino” e della “Pasubio” prendono a tenaglia le truppe sovietiche. Mentre la “Celere” rastrella la sacca.
Migliaia i prigionieri sovietici Image
Durerà poco.
Dopo pochi mesi cominceranno a mancare i pezzi di ricambio per gli autotrasporti e i cingolati.
Dall’Italia i rifornimenti non arriveranno.
Tutto quello che funziona non è per niente adatto a una guerra di questo tipo.
Di fronte alle 52 tonnellate dei carri armati sovietici schieriamo pochi L3.
Quelli che gli italiani chiamano giocattoli, “modello Upim”.
Per non parlare degli anticarro da 47 che fanno il solletico allo spessore delle corazze sovietiche.
Ma i più grossi ostacoli all’avanzata italiana non saranno i sovietici, che a volte, senza opporre resistenza, si ritireranno per tempo.
Nei mesi successivi i più grossi ostacoli arriveranno dal clima e dalla mancanza di mezzi.
A quelle temperature ogni problema si accentuerà.
Sarà il giornalista Egisto Corradi a scrivere.
“Siamo venuti qua con un parco di autoveicoli adatti al clima italiano. Molti adattati al clima africano. Sotto gli autocarri vengono accesi fuochi per evitare che gelino. Malgrado ciò il gelo rompe catene a cavi d’acciaio” Image
Tutto gela.
Dal rancio al vino, dall’olio anticongelante che si rapprende, all’acqua.
E poi come muoversi sulla neve senza sci e racchette? Image
L’avanzata si interromperà a causa prima del fango e poi del freddo.
La tre divisioni continuarono a combattere con la forza della disperazione.
Ormai senza munizioni, senza viveri e con l’acqua razionata gli italiani subiranno gravi perdite e saranno costretti ad arretrare.
“Duce”.
“Dimmi”.
“I nostri uomini hanno subito gravi perdite. Troppo fango e troppo freddo. Hanno mezzi inadeguati. Così è una carneficina.
Hitler insiste per mandare altri uomini, ma sarebbe un massacro. Non è il caso. Lasciamo perdere”. ImageImage
“Capisco. Armata come suona? Suona bene vero? ”

“In che senso Duce?”

“Manderemo altri 230.000 uomini. L’8ª Armata italiana, e la chiameremo ARMIR, Armata italiana in Russia. Ti piace? Scusa, che stavi dicendo a proposito di un massacro?" Image

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Feb 18
Alla San José State University c’è una scultura che raffigura la premiazione dei 200 metri alle Olimpiadi del Messico 1968.
Ci sono Tommie Smith e John Carlos e il loro pugno guantato al cielo in segno di protesta per le condizioni degli afroamericani negli Stati Uniti. Image
Quella la statua.
Questa foto invece ha catturato l’attimo esatto rappresentato nella statua.
Notate qualcosa di diverso?
Guardate bene.
Va beh, ve lo dico io.
Nella statua manca una persona, il secondo classificato.
Manco io, Peter Norman, velocista australiano. Image
Lo so.
E’ una fotografia che avete visto mille volte.
E so anche che ogni volta vi siete concentrati sui due uomini neri.
Non vi siete mai chiesti chi fosse quell’uomo bianco immobile sul secondo gradino.
Ero io.
E vi assicuro che non ero lì per caso.
Read 17 tweets
Feb 16
A cosa sto pensando?
In attesa della gara dei quarti di finale della mia gara olimpica sui 1000 m. dello short track ripenso alla mia carriera, a quello che è stato e a quello che avrebbe potuto essere.
Se non ci fosse stato quel brutto incidente. Image
Se oggi non lotterò per una medaglia è colpa di quell’episodio.
Non sono più competitivo.
Difficile persino superare il turno.
Sono alle Olimpiadi di Salt Lake City del 2002, prossimo al ritiro.
Mi è costato arrivare qui.
Costretto persino a lavorare per avere i soldi necessari.
Nel mio Paese, l’Australia, il mio sport non è molto diffuso, ma io sono bravo.
O meglio.
Ero bravo.
Talmente bravo da vincere tre medaglie ai mondiali.
Oro nel 1991, bronzo nel 1993, argento nel 1994 oltre alla medaglia di bronzo nei 5000 m. staffetta alle Olimpiadi del 1994
Read 18 tweets
Feb 15
Il New York Times mi ha dedicato un bellissimo necrologio, scrivendo alla fine “una modesta casalinga che non ha mai pensato di aver fatto qualcosa di straordinario".
Effettivamente è così.
Mai pensato.
Fino all’ultimo giorno della mia vita, il 2 maggio 2008.
Maledetta polmonite
Avevo 68 anni, ma a dire il vero la mia vita era già terminata quel giorno, il 22 luglio 1975, quando un camion guidato da un ubriaco ci aveva travolti uccidendo sul colpo il mio Richard.
Aveva solo 41 anni, sapete?
Io 36.
Viva, ma da quel giorno senza un occhio. Image
“Loving v. Virginia 388 U.S. 1967”, non vi dice niente? Tranquilli, è normale.
Oggi per voi molte cose sono scontate.
Non era così a miei tempi, nel 1958.
In Virginia non era scontato per un uomo nemmeno innamorarsi e sposare una donna.
Perché dipendeva dal tipo di donna.
Read 20 tweets
Feb 11
"Ilia Malinin ha sconvolto le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 riportando sul ghiaccio il backflip" riportano i giornali.
Il Il backflip (flip all'indietro) è un salto mortale all'indietro.
Difficilissimo.
E soprattutto pericolosissimo. Image
Per eseguirlo bisogna pattinare su un filo indietro, compiendo una puntata con la gamba libera (la destra per i pattinatori destrimani) per poi darsi lo slancio per completare la rotazione in aria.
Come lo so?
Mettetevi comodi.
E leggete questa storia.
La mia. Image
Perché non ho mai vinto le Olimpiadi?
Bella domanda.
So solo che ad ogni partecipazione era sempre la solita storia: “non corrisponde agli schemi tradizionali”.
Mi chiedo, ma quale progresso puoi ottenere seguendo solo schemi tradizionali, facendo sempre le stesse cose?
Read 20 tweets
Feb 3
Le chiamo “le vittime invisibili”.
Come Maria Monchietti, per esempio.
Il luogo?
Ceretto Lomellina.
Il tempo?
Il 1921, quando gli squadristi fascisti erano all’opera, assoldati dagli agrari e dagli industriali.
Il soldo era di 40 lire giorno per gli agrari di Mortara.
Come riferisce il settimanale “la nuova terra” del 1° marzo 1921: «l’opera di ingaggio dei fascisti è affidata al signor Franciosi.
Egli fece la spola tra le città esportatrici e riuscì ad assicurare importanti scritture».
Squadristi ingaggiati per «educazione e difesa sociale».
E’ la sera del 22 marzo 1921 quando Maria Monchietti, al primo piano, si accorge che di sopra ha lasciato la lampada accesa.
Si avvia su per le scale per spegnerla.
Una volta spenta si avvicina alla finestra per chiudere l’anta.
Vede i fascisti sparare alla gente per strada. Image
Read 25 tweets
Jan 29
“Nessun fiocco di neve si sente mai responsabile in una valanga.”
(Stanisław Jerzy Lec)

Quello che segue è il testo della canzone "Matamoros Banks", cantata da Bruce Springsteen.
Racconta la storia del mio viaggio alla ricerca di un futuro migliore.
“Ogni anno molte persone
muoiono attraversando deserti
montagne e fiumi dei nostri confini meridionali
in cerca di una vita migliore
qui seguo il viaggio al contrario
dal corpo sul letto del fiume
all’uomo che cammina per il deserto
verso le rive del Rio Grande.
Per due giorni il fiume ti tiene giù
poi sali alla luce senza un suono
passi i luoghi di villeggiatura e vuoti
scali di smistamento
le tartarughe mangiano la pelle dai tuoi occhi
così giacciono aperti alle stelle.
Dai via i tuoi vestiti
Read 14 tweets

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