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Mar 21, 2022 16 tweets 6 min read Read on X
Francesi e belgi fanno a gara per indicarmi come il loro massimo jazzista.
Volete sapere la verità?
Io appartengo all’intera Europa.
E come potrebbe essere diversamente per un “sinti”, membro della popolazione zigana che scorazza libera in Europa da centinaia di anni?
Sì, sono considerato il fondatore del jazz europeo malgrado appartenga ad un popolo perseguitato.
Perseguitato sì, ma libero e orgoglioso.
Quando nacqui, nel 1910, la roulotte dei miei genitori si trovava in Belgio, nel paesino di Liberchies.
Un puro caso.
Ben presto ci spostammo in Francia.
E’ lì che sono cresciuto.
Mia madre era una danzatrice zingara Manouche e mio padre, Jean-Eugène Weiss, suonava, intrecciava panieri e aggiustava strumenti. Anch'io avevo una dote. Ero portato per la musica e suonavo il banjo in modo divino.
Almeno fino a diciotto anni.
Quando la roulotte dove vivevo con mia moglie prese fuoco.
Sapete, cose che capitano a noi “zingari”.
Come può capitare in un incendio di perdere l’uso di due dita della mano sinistra, l’anulare e il mignolo.
Come accadde a me.
Voi vi sareste arresi?
Basta musica e basta suonare strumenti?
Non io.
Certo, il banjo era difficile da suonare senza l’uso di due dita e così ripiegai sulla chitarra.

Avevo più possibilità con quella menomazione.
Dimenticavo.
Mi chiamo Jean Reinhardt, almeno all’anagrafe.
Anche se per tutti diventai presto Django, Django Reinhardt. Avete mai ascoltato jazz?
Rimasi sbalordito quando, all’inizio degli anni Trenta, ascoltai i primi dischi che arrivavano da oltre Atlantico
Sapete cosa pensa la gente di noi sinti, vero?
Beh, anche la critica fece lo stesso con la mia musica. Dicevano che il jazz era roba da americani. Che lo avevano inventato loro. Io invece ero europeo. E pure sinti. Dissero della mia musica che era “un incidente". Pure pittoresco
Però alla fine di quegli anni tutti i grandi solisti americani mi chiesero non solo di suonare con loro, ma anche di incidere dischi.
Che avevo fatto di così straordinario?
Avevo fuso il jazz, l’idea afroamericana dell’improvvisazione, con la musica gitana.
A metà degli anni trenta, insieme al grande violinista Stéphane Grappellì (in realtà si chiamava Stefano Grappelli di origini italiane), formammo un quintetto di soli strumenti a corda.
Le Quintette du Hot Club de France.
Diventammo famosi in tutto il mondo.
Eravamo il primo più importante gruppo jazz non americano.
Eravamo a Londra allo scoppio della seconda guerra mondiale. Incurante delle persecuzioni razziali nei confronti dei sinti, io tornai a Parigi.
Mi salvò l’amore segreto di qualche gerarca nazista per il jazz (proibito).
Chi mi ha conosciuto mi ha definito arrogante, diffidente, ombroso, un disadattato.
Capita a noi gitani di essere definiti in questo modo.
Stupido sicuramente, perché, vista l’ostilità verso i medici (avevo paura delle iniezioni) non mi curai per quei continui mal di testa.
Mi è costata la vita quella mia fissa.
Infatti sono morto per un’emorragia cerebrale a soli quarantatré anni.
Ma dopo l’incendio i medici volevano amputarmi al mano per paura della cancrena. E io mi ero rifiutato.
Comunque, una cosa vi voglio dire.
Niente può farvi abbandonare un sogno.
Volevo suonare, anche senza due dita, unite e semi-atrofizzate.

Impiegai anni per portare sopra la tastiera anulare e mignolo, per integrare le parti ritmiche sulle prime due corde.
Il mio stile oggi è acclamato dai musicisti di tutti i generi come geniale ed innovativo.
Ma volete sapere una cosa?
Mai saputo, né leggere né scrivere uno spartito.
Ed ero completamente analfabeta. Per firmare autografi chiesi a Grappelli di insegnarmi a scrivere il mio nome.
Un giorno sentii in albergo i miei amici de “Le Quintette du Hot Club de France” discutere di scale musicali.
Mi chiesero un parere.
Risposi: "Scusate, cos’è una scala?”
Io, uno dei massimi chitarristi della storia del jazz.
Niente male per uno "zingaro", vero?
Django Reinhardt CLIP performing live (1945).

bit.ly/3cTU99G

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Feb 3
Le chiamo “le vittime invisibili”.
Come Maria Monchietti, per esempio.
Il luogo?
Ceretto Lomellina.
Il tempo?
Il 1921, quando gli squadristi fascisti erano all’opera, assoldati dagli agrari e dagli industriali.
Il soldo era di 40 lire giorno per gli agrari di Mortara.
Come riferisce il settimanale “la nuova terra” del 1° marzo 1921: «l’opera di ingaggio dei fascisti è affidata al signor Franciosi.
Egli fece la spola tra le città esportatrici e riuscì ad assicurare importanti scritture».
Squadristi ingaggiati per «educazione e difesa sociale».
E’ la sera del 22 marzo 1921 quando Maria Monchietti, al primo piano, si accorge che di sopra ha lasciato la lampada accesa.
Si avvia su per le scale per spegnerla.
Una volta spenta si avvicina alla finestra per chiudere l’anta.
Vede i fascisti sparare alla gente per strada. Image
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Jan 29
“Nessun fiocco di neve si sente mai responsabile in una valanga.”
(Stanisław Jerzy Lec)

Quello che segue è il testo della canzone "Matamoros Banks", cantata da Bruce Springsteen.
Racconta la storia del mio viaggio alla ricerca di un futuro migliore.
“Ogni anno molte persone
muoiono attraversando deserti
montagne e fiumi dei nostri confini meridionali
in cerca di una vita migliore
qui seguo il viaggio al contrario
dal corpo sul letto del fiume
all’uomo che cammina per il deserto
verso le rive del Rio Grande.
Per due giorni il fiume ti tiene giù
poi sali alla luce senza un suono
passi i luoghi di villeggiatura e vuoti
scali di smistamento
le tartarughe mangiano la pelle dai tuoi occhi
così giacciono aperti alle stelle.
Dai via i tuoi vestiti
Read 14 tweets
Jan 27
Tempo fa vi ho parlato dei 20 bambini ebrei del campo di Neuengamme.
Provengono da Francia, Paesi Bassi, Jugoslavia, Polonia, e uno dall'Italia.
Si chiama Sergio De Simone, un bambino napoletano di circa 7 anni.
Vengono assegnati alla baracca n. 11. Image
Iniziano gli esperimenti.
Il dottor Kurt Heissmeyer fa incidere la pelle sul torace dei bambini.
Sotto l’ascella destra, con tagli a X, lunghi circa cinque centimetri.
Poi introduce con una spatola i bacilli della tubercolosi. Image
Image
Nelle carte del processo tenutosi ad Amburgo si legge: “Tieniti forte, ho una notizia non proprio piacevole. C’è un ordine di esecuzione da Berlino. Devi eliminare i bambini con il gas o con il veleno".
E' il diciannove aprile del 1945.
Read 17 tweets
Jan 20
Quando tutto ebbe inizio?
Esattamente il 6 gennaio 1929, nevicava e faceva freddo.
Chi lo conosceva lo definiva “un essere insignificante”, ventinove anni, miope, tale da costringerlo a portale lenti molto spesse.
Proveniva alla classica famiglia borghese di Monaco di Baviera.
Lui ci aveva provato a fare carriera in ambito militare, ma non era andato più in là del grado di allievo ufficiale.
Essendo lui e la famiglia in difficoltà economiche aveva deciso di donare le sue braccia all’agricoltura.
Voleva diventare agronomo
Per questo si era iscritto all’università.
Mettendosi subito in mostra.
Tranquilli, non come studente.
Tutti lo conoscevano perché alle feste universitarie si presentava sempre vestito da sultano turco.
Teneva un diario dove scriveva il nome delle ragazze che lo respingevano.
Read 25 tweets
Jan 17
Come è potuto accadere che una civiltà come quello tedesca, tra le più colte e tolleranti del mondo contemporaneo, abbia potuto condividere un male assoluto e incomprensibile come il nazismo?
"Erano semplici operai, commercianti, artigiani, impiegati, imprenditori, uomini comuni.
Fu data loro la possibilità di scegliere.
Preferirono trasformarsi in mostri".
E questa la loro storia.
Strana la vita.
Ad Amburgo avevo una bottega di barbiere e ora, senza nemmeno sapere esattamente il perché, mi ritrovo in Polonia.
Faccio parte della prima compagnia del battaglione cui è stato assegnato il compito di pacificare una zona appena conquistata.
Almeno credo
Read 5 tweets
Jan 14
Oggi ci prenderemo la nostra rivincita.
Gli americani hanno fatto un grosso sbaglio a saccheggiare e bruciare edifici pubblici e privati ​​a York (che oggi chiamate Toronto), allora capitale dell'Alto Canada.
Diremo la parola fine alle loro mire espansionistiche e imperialiste.
Sono il vice ammiraglio scozzese Sir Alexander Cochrane, comandante in capo della North America and West Indies Station.
E oggi è il grande giorno.
Non abbiamo voluto tenere segrete le nostre intenzioni.
Tanto so cosa sta pensando il loro Segretario alla Guerra John Armstrong. Image
Image
"Non verrebbero con una flotta del genere senza l'intenzione di colpire da qualche parte.
Ma di certo non verranno qui!
Che diavolo faranno qui?
No! No!
Baltimora è il posto.
Questo è di gran lunga più importante".
Stupido americano.
Invece noi siamo proprio qui.
Read 21 tweets

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