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May 20, 2022 13 tweets 8 min read Read on X
Alle ore 04:03 del 20 maggio di dieci anni fa, un forte #terremoto di magnitudo 5.8 stava per dare inizio ad una lunga e stressante sequenza sismica che ha interessato l'Emilia Romagna, più precisamente un'ampia zona delle province di Modena, Ferrara e Reggio Emilia. 🧵👇🏻
La scossa del 20 maggio ha avuto un epicentro localizzato nei pressi di Finale Emilia, un piccolo comune che si trova a circa 30 chilometri di distanza da Ferrara.
Il terremoto in questione è stato avvertito dalle Marche alla Toscana e dal Friuli al Piemonte, con i maggiori danni che si sono concentrati tra Mirandola, Canaletto, Cavezzo e Finale Emilia, una particolare area in cui sono state registrate anche sette vittime.
Nove giorni più tardi, alle ore 09:00 del 29 maggio, un secondo terremoto di magnitudo 5.6 ha colpito un'area posta una ventina di chilometri più ad ovest, tra Cavezzo e Mirandola. È questa la scossa che ha provocato i maggiori danni e la maggior parte delle vittime.
Il bilancio aggiornato dopo il terremoto del 29 maggio è di 26 vittime, circa 350 feriti e oltre 15.000 sfollati. La maggior parte dei danni significativi e dei crolli ha interessato edifici industriali, capannoni, chiese e campanili, tutti edifici costruiti con mattoni.
Le case hanno invece retto piuttosto bene l'accelerazione del suolo e hanno subito dei danni meno diffusi e gravi. Molti dei danni secondari furono causati da un particolare fenomeno post-sismico che all'epoca aveva generato moltissima disinformazione: la liquefazione del terreno
Questo strano ma comune fenomeno interessa dei terreni saturi d'acqua che vengono sottoposti a pressioni e vibrazioni brusche ed improvvise. Il terreno in questi casi perde temporaneamente la sua resistenza e si comporta come un liquido denso
Il che provoca una risalita dal terreno di una melma composta principalmente da acqua, sabbia e fango. In Italia il terremoto del 2012 è stato quello che ha provocato gli episodi di liquefazione più estesi (1200 kmq) e significativi degli ultimi decenni.
Nonostante si sia discusso a lungo della pericolosità sismica dell'area, i terremoti del 2012 non sono stati affatto una sorpresa per i geologi italiani.
Al di sotto della pianura padana infatti, anche se è difficile immaginarlo, sono presenti delle vere e proprie catene montuose sepolte che fanno parte dell'appennino settentrionale.
E sono proprio loro che, sollevandosi, generano dei terremoti non troppo intensi (stiamo parlando comunque di eventi generalmente più deboli rispetto a quelli che avvengono in Calabria o in Abruzzo per esempio) ma comunque piuttosto frequenti.
I terremoti della sequenza del 2012 sono infatti avvenuti lungo delle faglie compressive, ovvero delle particolari sorgenti sismogenetiche che generano dei terremoti in cui i due lembi della faglia, avvicinandosi tra loro, fanno salire il blocco di roccia verso l'alto.

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