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Aug 14, 2022 11 tweets 4 min read Read on X
Renata Viganò, scrittrice e partigiana, che ha scritto “ L'Agnese va a morire” ha definito la mia morte “la più ignominiosa disfatta della loro sanguinante professione”.
Si riferiva ai fascisti della Compagnia Autonoma Speciale, guidati dal Capitano Renato Tartarotti.
Ero a casa di zio, insieme ad altri due partigiani, quando i fascisti mi arrestarono.
Inizialmente mi rinchiusero nelle scuole di San Giorgio, poi fui portata a Bologna.
I fascisti speravano di ottenere da me informazioni sulla Resistenza.
Prima di essere interrogata ripensai alla mia vita.
Ero nata a Bologna l'8 aprile 1915 da una famiglia benestante.
C’era papà Angelo, capomastro edile, poi la mamma, Argentina di nome, e mia sorella Nastia.
Quando cominciai ad interessarmi di politica?
Quando il mio ragazzo Federico fu dato per disperso.
Era militare a Creta quando, dopo l'8 settembre 1943, fu fatto prigioniero e imbarcato su una nave diretta in Germania.
Affondata al Pireo, di Federico non seppi più niente.
Cominciai allora ad aiutare soldati sbandati aderendo poi al Partito Comunista.
Non ci volle molto per entrare nella Resistenza col nome di battaglia “Mimma”.
Con me anche l’amico Dino Cipollani giovane partigiano di Argelato, nome di battaglia “Marco”.
E ora sono in carcere
Immagino i pensieri dei mie aguzzini.
“E' con compito facile, in fondo è solo una donna, questione di qualche ora al massimo e sapremo tutto ciò che c’è da sapere sui suoi compagni".
Già, forti questi fascisti.
Soprattutto se sono tanti ed io una donna sola
Questione di qualche ora, avevano pensato.
Una cosa facile.
Passò un giorno, poi due, poi tre, quattro, cinque, sei e sette.
Sette giorni in cui mi avevano picchiata e torturata. Cominciarono a conoscere il grado di sopportazione di una donna.
Avevano continuato a chiedermi i nomi dei miei compagni, ma io niente.
E giù botte.
Così per sette giorni.
Poi, non contenti, mi accecarono.
Ero ancora viva quando mi portarono davanti alla casa dei miei genitori pensando di convincermi a parlare.
Ma io rimasi in silenzio.
Poi sentii partire i primi colpi di mitraglia.
Poi più niente.
Così sono morta.
Io morta e loro sconfitti dal mio silenzio.
Sconfitti da Irma Bandiera, nome di battaglia “Mimma”, una ragazza di 29 anni.
Era il 14 agosto 1944.
Trovarono il mio corpo vicino allo stabilimento della ICO, fabbrica di materiale sanitario.
Lasciato in vista dai fascisti per una giornata, come monito.
Poi mi portarono all'Istituto di Medicina Legale di via Irnerio e sepolta alla Certosa.
Hanno dipinto il mio volto sulla facciata delle scuole elementari Luigi Bombicci a Bologna.
Con una scritta: ”La coerenza è comportarsi come si è, e non come si è deciso di essere”.
Una frase di Sandro Pertini.
Per non dimenticare.

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Feb 11
"Ilia Malinin ha sconvolto le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 riportando sul ghiaccio il backflip" riportano i giornali.
Il Il backflip (flip all'indietro) è un salto mortale all'indietro.
Difficilissimo.
E soprattutto pericolosissimo. Image
Per eseguirlo bisogna pattinare su un filo indietro, compiendo una puntata con la gamba libera (la destra per i pattinatori destrimani) per poi darsi lo slancio per completare la rotazione in aria.
Come lo so?
Mettetevi comodi.
E leggete questa storia.
La mia. Image
Perché non ho mai vinto le Olimpiadi?
Bella domanda.
So solo che ad ogni partecipazione era sempre la solita storia: “non corrisponde agli schemi tradizionali”.
Mi chiedo, ma quale progresso puoi ottenere seguendo solo schemi tradizionali, facendo sempre le stesse cose?
Read 20 tweets
Feb 3
Le chiamo “le vittime invisibili”.
Come Maria Monchietti, per esempio.
Il luogo?
Ceretto Lomellina.
Il tempo?
Il 1921, quando gli squadristi fascisti erano all’opera, assoldati dagli agrari e dagli industriali.
Il soldo era di 40 lire giorno per gli agrari di Mortara.
Come riferisce il settimanale “la nuova terra” del 1° marzo 1921: «l’opera di ingaggio dei fascisti è affidata al signor Franciosi.
Egli fece la spola tra le città esportatrici e riuscì ad assicurare importanti scritture».
Squadristi ingaggiati per «educazione e difesa sociale».
E’ la sera del 22 marzo 1921 quando Maria Monchietti, al primo piano, si accorge che di sopra ha lasciato la lampada accesa.
Si avvia su per le scale per spegnerla.
Una volta spenta si avvicina alla finestra per chiudere l’anta.
Vede i fascisti sparare alla gente per strada. Image
Read 25 tweets
Jan 29
“Nessun fiocco di neve si sente mai responsabile in una valanga.”
(Stanisław Jerzy Lec)

Quello che segue è il testo della canzone "Matamoros Banks", cantata da Bruce Springsteen.
Racconta la storia del mio viaggio alla ricerca di un futuro migliore.
“Ogni anno molte persone
muoiono attraversando deserti
montagne e fiumi dei nostri confini meridionali
in cerca di una vita migliore
qui seguo il viaggio al contrario
dal corpo sul letto del fiume
all’uomo che cammina per il deserto
verso le rive del Rio Grande.
Per due giorni il fiume ti tiene giù
poi sali alla luce senza un suono
passi i luoghi di villeggiatura e vuoti
scali di smistamento
le tartarughe mangiano la pelle dai tuoi occhi
così giacciono aperti alle stelle.
Dai via i tuoi vestiti
Read 14 tweets
Jan 27
Tempo fa vi ho parlato dei 20 bambini ebrei del campo di Neuengamme.
Provengono da Francia, Paesi Bassi, Jugoslavia, Polonia, e uno dall'Italia.
Si chiama Sergio De Simone, un bambino napoletano di circa 7 anni.
Vengono assegnati alla baracca n. 11. Image
Iniziano gli esperimenti.
Il dottor Kurt Heissmeyer fa incidere la pelle sul torace dei bambini.
Sotto l’ascella destra, con tagli a X, lunghi circa cinque centimetri.
Poi introduce con una spatola i bacilli della tubercolosi. Image
Image
Nelle carte del processo tenutosi ad Amburgo si legge: “Tieniti forte, ho una notizia non proprio piacevole. C’è un ordine di esecuzione da Berlino. Devi eliminare i bambini con il gas o con il veleno".
E' il diciannove aprile del 1945.
Read 17 tweets
Jan 20
Quando tutto ebbe inizio?
Esattamente il 6 gennaio 1929, nevicava e faceva freddo.
Chi lo conosceva lo definiva “un essere insignificante”, ventinove anni, miope, tale da costringerlo a portale lenti molto spesse.
Proveniva alla classica famiglia borghese di Monaco di Baviera.
Lui ci aveva provato a fare carriera in ambito militare, ma non era andato più in là del grado di allievo ufficiale.
Essendo lui e la famiglia in difficoltà economiche aveva deciso di donare le sue braccia all’agricoltura.
Voleva diventare agronomo
Per questo si era iscritto all’università.
Mettendosi subito in mostra.
Tranquilli, non come studente.
Tutti lo conoscevano perché alle feste universitarie si presentava sempre vestito da sultano turco.
Teneva un diario dove scriveva il nome delle ragazze che lo respingevano.
Read 25 tweets
Jan 17
Come è potuto accadere che una civiltà come quello tedesca, tra le più colte e tolleranti del mondo contemporaneo, abbia potuto condividere un male assoluto e incomprensibile come il nazismo?
"Erano semplici operai, commercianti, artigiani, impiegati, imprenditori, uomini comuni.
Fu data loro la possibilità di scegliere.
Preferirono trasformarsi in mostri".
E questa la loro storia.
Strana la vita.
Ad Amburgo avevo una bottega di barbiere e ora, senza nemmeno sapere esattamente il perché, mi ritrovo in Polonia.
Faccio parte della prima compagnia del battaglione cui è stato assegnato il compito di pacificare una zona appena conquistata.
Almeno credo
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