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Nov 23, 2022 17 tweets 7 min read Read on X
Alle ore 19:34 di quarantadue anni fa un violento #terremoto di magnitudo 6.9 colpì l'#Irpinia, una delle aree più sismiche di tutto il nostro paese. Da quel giorno l'intera geologia, sismologia e perfino l'intero sistema emergenziale italiano cambiò radicalmente.
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L'epicentro esatto venne localizzato, dopo diverse ore, nella zona di Castelnuovo di Conza, un piccolo centro abitato che si trova al confine tra la Campania e la Basilicata. È proprio in questa zona che furono registrati gli effetti più gravi di questa complessa sequenza. 2/17 Image
La scossa delle 19:34 venne avvertita in una vastissima zona del nostro paese, le segnalazioni dell'epoca arrivarono fino alla Pianura Padana verso nord e fino alla Sicilia nord-occidentale verso sud, un dettaglio che ci fa capire subito la gravità di quel tragico evento. 3/17 Image
La maggior parte dei danni furono però concentrati tra Campania, Basilicata e Puglia, tre regioni in cui si registrarono decine e decine di centri abitati completamente rasi al suolo. 4/17 Image
Tra questi, i più importanti e conosciuti furono quelli di Castelnuovo di Conza (SA), Conza della Campania (AV) e Balvano (PZ) tre località in cui crollarono la quasi totalità degli edifici cittadini, il che corrisponde al X grado della scala Mercalli-Cancani-Sieberg (MCS). 5/17 Image
La scossa provocò danni significativi perfino a Napoli dove furono danneggiati oltre 7.700 edifici, alcuni dei quali crollarono completamente causando la morte di ben 69 persone. Due persone morirono anche in provincia di Caserta, ben più a nord di Napoli. 6/17 Image
Il bilancio finale del terremoto fu catastrofico: 280.000 sfollati, 8.848 feriti e almeno 2.914 morti, un numero impressionante che fu sicuramente aggravato dalla lentezza dei soccorsi che arrivarono nelle aree più colpite soltanto dopo diversi giorni dalla scossa. 7/17 Image
Emblematica in tal senso fu la prima pagina pubblicata tre giorni dopo la violenta scossa dal quotidiano "Il Mattino" che aprì con un "Fate Presto!" scritto a caratteri cubitali. 8/17 Image
La macchina dei soccorsi fu lenta e macchinosa per diversi motivi: all'epoca non era ancora nata la Protezione Civile, un servizio che negli anni successivi ha cambiato e migliorato in modo incredibile la tempestività dei soccorsi in caso di emergenza. 9/17 Image
Inoltre i comuni più colpiti si trovavano in zone molto complicate da raggiungere già in condizioni normali, figuriamoci dopo un evento sismico di quella portata che ha contribuito a far crollare ponti, fatto franare pezzi di strada e di montagna. 10/17 Image
Furono danneggiate in modo irreparabile la maggior parte delle linee elettriche e di radiotrasmissioni che servivano per comunicare con le zone più colpite. La maggior parte di queste zone furono raggiunte dai soccorsi soltanto cinque giorni dopo la scossa. 11/17 Image
Un'altra problematica da non sottovalutare era la mancanza di un istituto come l'INGV. In quegli anni infatti, non esisteva una sala di monitoraggio che potesse registrare e calcolare in modo tempestivo l'area epicentrale della scossa per poter coordinare meglio i soccorsi. 12/17 Image
Nonostante tutti questi problemi tecnici comunque, il terremoto dell'Irpinia fu un evento davvero complesso da inquadrare e da studiare. Anche se lo chiamiamo "terremoto" infatti, quello del 23 novembre fu un evento multiplo. 13/17 Image
Ovvero un tipo di evento sismico composto da ben tre terremoti di magnitudo compresa tra 6.4 e 6.6 (totale Mw 6.9) che sono avvenuti nell'arco di 40 secondi e che ruppero quattro segmenti di faglie differenti, per questo la scossa è stata avvertita molto a lungo. 14/17 Image
Il terremoto dell'Irpinia fu anche anche il primo in Italia ad essere studiato grazie alla paleosismologia. La scossa creò infatti un rigetto della faglia in superficie alto ben 1.20 metri e lungo oltre 38 km, un vero e proprio laboratorio a cielo aperto. 15/17 Image
Il terremoto del 1980 fu un evento che cambiò radicalmente anche ciò che si pensava sul meccanismo che scatenava i forti terremoti appenninici italiani. In quegli anni infatti, si pensava che l'appenino fosse una catena nata da un processo di compressione, l'esatto opposto! 16/17 ImageImage
Il terremoto dell'80 fu invece estensionale. Con quella terribile sequenza sismica insomma, i sismologi capirono che l’Italia centrale e meridionale si stava ”stirando” dal Tirreno verso l’Adriatico, teoria che fu poi confermata durante i terremoti di Colfiorito e l'Aquila. 17/17 Image

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Mar 19
L'Osservatorio Vesuviano ha rivisto i dati del forte #terremoto che giovedì è avvenuto ai #CampiFlegrei: la magnitudo è passata da 4.4 a 4.6, la più alta in assoluto da quando l’area viene monitorata. Ecco un lungo riassunto di quello che è successo (nessun complotto!) 🧵 Image
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