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Dec 29, 2022 13 tweets 5 min read Read on X
Mai avrei immaginato.
Di valere 5.000 lire, intendo.
Tanto guadagnò la spia che mi denunciò ai nazisti quel giorno del 1939.
Più 3.000 lire per mio figlio che era con me al bar a comprare un gelato quando ci arrestarono.
La voce fece il giro di Roma.
“Hanno arrestato Lelletto!”.
Lelletto ero io.
Portarono me e mio figlio Romolo alla caserma di via Tasso.
Fu lì che scoprii che anche mio fratello Marco era stato arrestato.
Perché fummo arrestati?
Grazie a “quello che ha fatto anche cose buone.”
Lui e le sue leggi razziali.
Sì, eravamo ebrei.
Perché mi chiamavano “Lelletto”?
Perché ero piccolo, un peso piuma.
La categoria nella quale mi ero distinto quando, a 17 anni, ero entrato a far parte della palestra “Audace”.
Volevo diventare un pugile professionista.
Riuscendo nel mio intento.
Ero molto apprezzato.
Avevo combattuto contro gli italiani più forti.
Come la leggenda Francesco "Gino" Bondavalli.
Riuscendo a battere campioni italiani del calibro di Oberdan Romeo o europei come Gino Cattaneo.
Era stato così anche in Francia.
Ma un giorno realizzai il sogno di ogni pugile.
Presi la mia valigia di cartone pressato con dentro un paio di guantoni da boxe, degli scarpini e un casco protettivo, e partii per l’America.
Destinazione Chicago.
Tredici furono gli incontri.
Fino a quel 29 dicembre 1938
Affrontai al Coliseum Leo Rodak davanti a 7.000 spettatori.
Dieci round incredibili.
Ero sicuro di aver vinto, ma i giudici decisero diversamente. Persi ai punti.
Solo a match concluso venni a sapere che quel match valeva per il titolo.
Chissà, forse la mia vita sarebbe cambiata.
C’erano le leggi razziali in Italia, ma anche la mia famiglia.
Per questo rientrai a Roma nel 1939 rifiutando l’ospitalità offerta dagli Usa che volevano organizzare altri incontri con me.
Uno dei migliori pesi piuma al mondo.
Capii troppo tardi quello che stava per accadere.
MI chiamo Leone Efrati.
A Roma fummo costretti a lasciare la nostra casa a causa di troppi delatori disposti a denunciarci.
Dormivano per strada, nei portoni delle case.
Eravamo io, mia moglie Giovanna e i nostri tre figli. Romolo di sei anni, Elio di tre e Letizia di uno.
E poi quel giorno in quel bar.
“Efrati, non muoverti! Non fare qualcosa di cui potresti pentirti!”
Ci avevano portati in via Tasso e poi per un mese a Regina Coeli.
Fino a quando ci caricarono su un camion per Fossoli.
Io, mio figlio Romolo e mio fratello Marco.
Romolo riuscì a scappare dal camion e tornare a Roma.
Io e mio fratello fummo inviati ad Auschwitz.
Tornai a combattere per divertire le SS e i Kapò del campo. Ma anche per avere un tozzo di pane.
Per quel pezzo di pane continuai a vincere, anche con gente più grossa di me.
Fino a quel giorno, quando massacrarono di botte mio fratello Marco.
Persi la testa.
Affrontai i kapò ad uno ad uno.
Uno, due, poi tre.
Ma erano troppi e mi massacrarono di botte.
Mi ritrovai a Ebensee, sottocampo di Mauthausen.
Passare da un camino fu un attimo.
Ricordate la valigia di cartone pressato con dentro un paio di guantoni da boxe, degli scarpini e un casco protettivo, che Lelletto si era portato in America?
Fu ritrovata tempo dopo in un vecchio ripostiglio della palestra "Audace", tra vecchi giornali, fotografie e sedie rotte.
E questa è la storia di Leone Efrati, detto Lelletto.
Una storia che ci ricorda una cosa.
A prendere a pugni i sogni di Lelletto e a ridurli in frantumi, come per molti altri come lui, non furono certo gli avversari, ma le leggi razziali.
Quelle maledette, leggi razziali.

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Apr 6
Ricordo benissimo quel giorno, il 25 marzo del 2003.
Dispersa.
Ufficialmente “Missing”. Mi chiamo Jessica Lynch, e allora avevo 19 anni.
Due giorni prima, nei pressi di Nassiriyah, un furgone dell'esercito USA con a bordo 15 militari era stato attaccato dall’esercito iracheno. Image
E’ vero.
Facevo parte di quella 507° Compagnia di manutenzione quando siamo caduti in un’imboscata.
Che ci facevo in Iraq?
Vengo da Palestine, in West Virginia e con quella disoccupazione non avevo altra scelta.
Da grande avrei voluto fare la maestra elementare Image
Invece ero finita in Iraq ed ero stata catturata.
Nei giorni successivi Washington Post descrisse minuziosamente la mia resistenza epica: "pur avendo subito ferite d'arma da fuoco...ha continuato a sparare a parecchi soldati iracheni...fino ad esaurire le munizioni". Image
Read 19 tweets
Apr 2
#MdT 20 A.C. - Epistola I, 9 di Orazio. Quando una raccomandazione é scritta con garbo. Image
#MdT 73 A.C. - M.T. Cicerone scrive una lettera di raccomandazioni a C. Memmio S. Image
#MdT 14/12/1881 - Continua lo scandalo delle raccomandazioni. Image
Read 12 tweets
Mar 28
È vero Johannes, i "teatri di guerra" come quello Iran-Iraq negli anni '80, con gli USA che stringono la mano a Saddam e le giravolte infinite su nucleare, sanzioni e proxy wars, si prestano benissimo a essere paragonati al teatro dell'assurdo.
e.pcloud.link/publink/show?c…
Non è un'esagerazione retorica.
Baghdad, 20 dicembre 1983.
Donald Rumsfeld stringe la mano a Saddam Hussein.
Sorrisi, promesse di 'interessi comuni".
L'Iran di Khomeini sta vincendo sul campo, e gli USA decidono di aiutare l'Iraq a resistere alle offensive iraniane. Image
Nel 1983 siamo nel pieno della Guerra Iran-Iraq (iniziata dall'invasione irachena del 1980).
Vent'anni dopo, lo stesso Rumsfeld (Segretario alla Difesa di George W. Bush) sarà uno dei principali artefici della guerra all'Iraq.
Siamo o non siamo nel teatro dell’assurdo? Image
Read 21 tweets
Mar 21
Che la CIA fosse coinvolta nell’organizzazione di colpi di stato, di omicidi, sperimentazioni umane e violazioni dei diritti umani, agendo spesso al di fuori delle norme internazionali per perseguire gli interessi degli Stati Uniti, lo sapevo da tempo.
Fin dalla sua nascita.
Come in Grecia nel 1947.
Quando la Gran Bretagna interruppe i finanziamenti all’esercito greco nella sua campagna contro l’ala militare del Partito Comunista.
Chi fornì armi e soldi per aiutare il governo greco a sconfiggere quelli che loro chiamavano ribelli?
Proprio la CIA. Image
O in Giappone con Nobusuke Kishi accusato di crimini di guerra dopo la sconfitta del Giappone.
Fu rilasciato nel 1949 perché, conoscendo la sua ostilità verso il partito comunista, la CIA lo considerava un perfetto alleato.
La CIA gli diede i fondi per salire al potere nel 1957. Image
Image
Read 25 tweets
Mar 17
Che la guerra non sarebbe durata pochi mesi, lo capimmo da subito.
Altro che passeggiata militare.
La fortuna per noi giornalisti è che in Vietnam gli americani ci consentivano totale libertà di movimento.
L’unico obbligo era quello di indossare uniformi americane. Image
Naturalmente senza simboli.
Per motivi di sicurezza, ci avevano detto.
Dove trovarle nuove di zecca?
Naturalmente al mercato nero, dove potevi comprare di tutto.
Altro che passeggiata militare.
Ricordo che una volta partecipai ad un’operazione di «search and destroy». Image
L’obiettivo era “cercare e distruggere” un gruppo di una trentina di viet cong nei pressi di un villaggio.
Ma l’amico Egisto Corradi lo aveva scritto con un titolo a sei colonne: «Gli americani in Vietnam combattono come se fossero sordi e ciechi».
In effetti come dargli torto.
Read 25 tweets
Mar 13
“Le dittature, tanto di destra come di sinistra, non mi sono mai andate a genio.
Purtroppo ci sono persone a cui piacciono i dittatori”.
Non mi tirai indietro quando fu indetto quel referendum.
L’esito era incerto.
Io molto conosciuto.
"Rey del metro cuadrado" mi chiamavano. Image
Image
Era il 1988 e il mio Paese, il Cile, da anni era un paese triste, che non sorrideva più.
Molti sparivano nel nulla.
La tortura era all’ordine del giorno.
Una continua violazione dei diritti umani.
Per quello intervenni in quel referendum, schierandomi pubblicamente per il NO. Image
La Costituzione entrata in vigore nel 1981 stabiliva che fosse effettuato un referendum al termine del primo mandato presidenziale.
Votare "SI" significava confermare Pinochet, il "No" avrebbe portato a nuove elezioni.
Come potevo tirarmi indietro?
Non lo avevo mai fatto. Image
Read 17 tweets

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