Cambiamento climatico antropogenico.
Gli abitanti della pianura padana con più di 20/25 anni si saranno resi conto che negli ultimi anni c’è stato un crollo della frequenza e della densità della nebbia.
Come mai?
Cos’è cambiato?
L’uomo ha avuto un ruolo?
Ci sono diversi tipi di nebbia. Quella padana di nostro interesse è chiamata di radiazione.
Si forma con:
- cielo sereno
- umidità relativa elevata
- atmosfera stabile
- calma di vento
Per favorire la condensazione devono essere presenti nell’aria dei nuclei di condensazione.
Possono essere di origine naturale o umana.
I sali, i più importanti, sono naturali. Si originano dal mare. Diminuiscono nella concentrazione all’aumentare della distanza dal mare.
Un secondo gruppo importante è quello dei solfati (in particolare SO2).
Possono essere sia di origine naturale (vulcani) sia antropica (combustione).
Naturale: non si riscontrano grosse variazioni
Antropica: le cose sono molto cambiate
Negli anni le emissioni di SOx di origine antropica hanno subito un tracollo per i miglioramenti tecnologici dettati da politiche più attente alla salute.
Con essi anche la concentrazione di SO2 nell’aria.
Emissioni IT (dati ISPRA):
1990: 1783,6 kt di SO2
2019: 105,01 kt di SO2
L’anidride solforosa nella seconda parte del secolo scorso ha contribuito a mascherare una parte del riscaldamento sull’emisf. nord in connessione con uno schema climatico più favorevole al “freddo” sull’Europa.
Come fossimo stati in presenza di una costante eruzione vulcanica.
Oltre a questo l’anidride solforosa contribuiva alle piogge acide (oggi assenti) e provocava gravi problemi respiratori nelle zone ad alta concentrazione invernale come la pianura padana (o quella ungherese per citarne un’altra) essendo tossica.
⬇️ variazione della concentrazione di SO2 a Torino e Milano.
La media invernale evidenzia maggiormente il tracollo poiché è l’inverno la stagione in cui il ristagno degli inquinanti è maggiore.
Tra il 1995 e il 2005 è stata pressoché eliminata.
Stazione di riferimento MI-Malpensa.
Ho selezionato i 4 orari (1-7-13-19) della giornata in cui le rilevazioni sono più frequenti e considerato come nebbia un giorno con almeno una rilevazione con visibilità <1 km, foschia <5 km.
Periodo 1981-2022; mesi NDG
Nebbia linea continua.
Il calo della nebbia è evidente dagli anni 90 in avanti.
La foschia invece registra un aumento in corrispondenza del più importante calo della nebbia prima di tornare a scendere e stabilizzarsi ai livelli che troviamo anche oggi.
Questo accadde poiché la concentrazione di SO2 non favorì più lo sviluppo delle fitte nebbie ma non fu ancora sufficientemente bassa da non influire sulla formazione.
Dal 2005 circa ciò non è più avvenuto e la nebbia/foschia è dipesa quasi esclusivamente dalle condizioni meteo.
Un altro fattore che porta alla diminuzione delle nebbia è l’espansione urbana.
Le città attraverso l’isola di calore “mangiano” l’umidità.
Il cuore di Milano ne è un esempio lampante.
Spessissimo la nebbia si ferma alle porte della città.
Questo però è un fenomeno molto locale.
Essendo la formazione della nebbia strettamente legata all’umidità del suolo, ho considerato anche periodi con copertura nevosa estesa e piogge molto intense dal 1980 ad oggi e anche con condizioni pressoché identiche, la frequenza è comunque diminuita.
Le implicazioni microclimatiche legate ad una tale diminuzione della nebbia sono enormi.
Il clima padano iper nebbioso del secolo scorso non tornerà più a meno di un ritorno all’inquinamento del secolo scorso, cosa che nessuno si augura.
Prossimamente pubblicherò maggiori dettagli, con dettagli mensili di più stazioni, variazioni della T, variazione T nel PBL, aumento delle ore di ☀️, assorbimento della radiazione solare al suolo ecc ecc.
Contestualizzerò anche i risultati padani con il resto d’Europa e N America
A mio parere questo è il più grande cambiamento a cui siamo andati incontro negli ultimi decenni nel nostro paese.
Siamo responsabili dell’aumento del secolo scorso, oggi abbiamo il merito di aver quasi eliminato il nostro apporto.
Tra venerdì e sabato si esaurirà l’afflusso freddo sul nostro paese. Rimarranno le gelate nelle valli e in generale al nord, in quota temperature in aumento per l’arrivo di un anticiclone subtropicale.
Vedremo le novità per l’ultima decade del mese dal 15.
Vista la previsione della MJO e la situazione che descrivono gli indici teleconnettivi non è da escludere che in ultima decade (e inizio marzo) ci sia un nuovo tentativo di elevazione di una bolla di alta pressione sul nordest europeo e riassetto barico.
Tendenza da rivedere.
⚠️ Da domani sera si approfondirà un piccolo ma insidioso ciclone appena a sud della Sicilia.
Sulla Sicilia orientale il maltempo potrà risultare severo: piogge e mareggiate.
Alcuni modelli individuano addirittura un core caldo a media quota.
Seguite le allerte ufficiali ⚠️
Visualizziamo il prossimo periodo meteorologico con un metodo alternativo + aggiungiamo qualche dettaglio sul come nascono le previsioni.
Quelli che vedete sono i valori sui piani isobarici 850 (sx) e 500 hPa (dx) riferiti al punto di griglia più vicino alla città di Belluno.
Cos’è un punto di griglia?
I modelli dividono l’atmosfera in celle.
I vertici delle celle sono chiamati volumi di controllo: i nostri punti di griglia.
Le celle possono avere forma diversa: ciò caratterizza la risoluzione.
Vengono analizzati piani isobarici “importanti”.
Al tempo 0 si analizzano le caratteristiche fisiche del volume: sarà la base della nostra elaborazione.
Non è possibile conoscere senza margine d’errore le caratteristiche fisiche del volume quindi si approssima.
Maggiore è l’errore iniziale, maggiore sarà l’errore finale.
Oggi vorrei parlarvi di modelli matematici e di medie inaffidabili relativamente al prossimo schema meteorologico che avremo sull’Europa.
A inizio febbraio l’inverno sarà ad un bivio: 1) intense correnti occidentali e anticiclone piegato verso di noi con tempo mite e prevalentemente soleggiato 2) alta pressione sulla Scandinavia/Mare del Nord ed Europa esposta alle irruzioni gelide da est
La partita si giocherà in Atlantico.
A inizio mese è prevista una corrente a getto più meridiana con la possibilità di innalzamento di (almeno) una bolla di alta pressione verso le alte latitudini. In tal caso il tempo atmosferico potrebbe diventare gelido.
Analizziamo la situazione odierna.
La depressione presente sull’Italia da giorni alimentata dall’aria artica è risalita verso nord, scatenando un rinforzo di venti da est su buona parte de nord.
Bora a Trieste con raffiche oltre i 120 km/h, piogge e neve diffusi.
Dettagli.
Come potete vedere da quest’immagine di Windy della situazione a 9000 metri dal suolo, la depressione si chiude su sé stessa interrompendo la circolazione zonale.
Circolazione pressoché identica anche negli strati inferiori.
L’origine di questi venti orientali quindi non è fredda.
È legata al richiamo mite che ha attraversato i Balcani.
La parte più fredda di questa circolazione rimane intrappolata nel cuore della depressione ossia il centro Italia. Più ci si allontana meno fredda è l’aria.
In nottata sul nord comincerà un nuovo peggioramento per la risalita del vortice depressionario che ha portato forte maltempo al centro sud.
Neve anche in pianura su Emilia e Piemonte orientale a sud del Po con accumuli di alcuni cm, maggiori verso la pedemontana.
La neve potrà cadere su città di pianura come Bologna, Parma, Reggio Emilia, Modena (con alcuni cm anche di accumulo), successivamente PC, Monferrato, Langhe e Cuneo.
A nord del Po l’aria tiepida non consentirà la caduta della neve in pianura se non localmente e per brevi tratti.
Nevicherà localmente in maniera copiosa anche sulle Alpi occidentali dal pomeriggio, con accumuli che oltre i 1000 metri supereranno i 20/40 cm.
Come si sviluppano i sistemi autorigeneranti V-Shaped che sono spesso responsabili delle alluvioni “lampo” sul nostro paese?
Perché insistono sulla medesima zona per ore?
🧵 lungo ma con semplificazioni simpatiche e un mio disegnino su richiesta di @BusaFabio ancor più simpatico
Partiamo dal primo ingrediente: l’umidità.
L’Italia è circondata dal mare, serbatoio inesauribile di aria umida. Non è necessario che sia particolarmente caldo.
È necessaria invece un’ampia depressione atlantica che veicoli quell’umidità verso il nostro territorio.
La convezione viene innescata dall’arrivo di aria più fredda e secca rispetto a quella preesistente.
La convergenza nei bassi strati di queste masse d’aria diverse alimenta i moti ascensionali, ulteriormente amplificati dalla divergenza presente in quota (ne riparliamo + avanti).