Vi giuro che non passavo di lì per caso mentre sceglievano i 335 da uccidere alle Fosse Ardeatine. Non so e nemmeno voglio sapere il nome di chi ha messo in giro quella voce.
Sicuramente qualcuno che non ha mai visitato i sacelli che ospitano i resti delle vittime dell’eccidio.
Ci sono anch’io, sapete?
Al sacello numero 53 al Mausoleo, sotto il Monolite. Vi giuro che non passavo di lì per caso.
Ero stato arrestato il 27 Febbraio 1944 e trasferito al Carcere di via Tasso.
Inserito poi nella lista Kappler delle persone da uccidere alle Fosse Ardeatine.
Non passavo di lì per caso.
Perchè stando a certe dichiarazioni alle Fosse Ardeatine ci sono “335 italiani innocenti massacrati solo perché italiani”.
Falso.
Come è falso quel “barbaramente trucidati dalle truppe di occupazione naziste”.
Siamo stati uccisi dai nazi-fascisti.
Mi chiamo Salomone Drucker.
Come detto mi trovate al sacello numero 53.
E non sono italiano, ma polacco.
Vivevo a Roma in via del Boccaccio 22, e facevo il commerciante.
La mia colpa? Essere ebreo.
E ce ne sono altri come me.
Di stranieri, intendo.
Come Boris Landesman, nato a Odessa, commerciante ebreo, sacello 281.
Giorgio Leone Blumstein, polacco, banchiere ebreo al n. 241; Eric Heinz Tuchman, Bernard Soike; Sandor Kerestzi.
E poi Paul Pesach Wald e Schra Wald, nati a Berlino, rifugiati ebrei.
E infine Marian Reicher.
Stranieri come me, uniti nella stessa sorte.
Ditelo a quelli che hanno scritto “uccisi solo perché italiani”.
E dite loro che i fascisti furono responsabili dell'eccidio tanto quanto i nazisti.
In che modo?
Leggete la prossima storia e lo capirete.
Siamo nel 1994 - Carcere di Regina Coeli.
Cella numero 306.
Sul muro, incisa con un chiodo, una scritta.
”Sono Anticoli Lazzaro, detto Bucefalo, pugilatore.
Se no arivedo la mia famija mi è colpa di quella venduta di Celeste Di Porto. Rivendicatemi”
Anticoli Lazzaro era un ragazzo del ghetto ebraico di Roma e si guadagnava da vivere facendo pugilato di terza categoria.
Era sposato da poco e aveva una bambina quando la mattina del 24 marzo 1944 venne prelevato e ucciso con un colpo alla nuca nelle fosse Ardeatine.
Un passo indietro.
23/03/1944 - Dopo l’attentato di Via Rasella, Kappler sta compilando la lista dei 335 italiani da uccidere per rappresaglia.
In carcere, condannati a morte, ci sono solo 3 persone.
Il generale Wilhelm Harster suggerisce di aggiungere i 57 ebrei già in arresto.
Non bastano.
Bisogna aggiungere anche tutti gli arrestati sospettati di attività partigiane.
Mussolini viene informato della volontà dei tedeschi di fucilare centinaia di italiani a Roma.
Kappler intanto prosegue la lista.
Non riesce a raggiungere il numero.
Gli mancano 50 nomi.
Il questore di Roma, il fascista Pietro Caruso, sente il telefono squillare.
Dall’altro capo Kappler chiede 50 nomi da inserire nella lista.
Che fare?
Caruso chiama il Ministro dell’Interno Buffarini Guidi. “Bisogna darglieli, dice, altrimenti se la prendono con noi”.
Detto fatto, ma mancano ancora 26 nomi.
Fu allora che Caruso pensò a lei, alla pantera nera.
Fu lei a fornire i nomi dei 26 ebrei che mancavano. Perché lei per ogni”capo” (così li chiamava”) riceveva una ricompensa da 5.000 a 50.000 lire a seconda dell’importanza della delazione.
Lei era nata nel 1925 a Roma, nel ghetto ebraico. Bella era bella.
La chiamavano “la stella di Piazza Giulia” e abitava in Via della Reginella a Roma.
Si chiamava Celeste, e nel 1943 aveva 18 anni.
Alta, slanciata, con chiome nerissime.
Per la famiglia era solo “Stella”.
Suo padre aveva un negozio di merciaio e guadagnava tanto da permettersi una cameriera.
Lei aveva conosciuto tale Antonelli, un poco di buono, e si era invaghita di lui, anche se già promessa sposa a un altro ebreo del ghetto.
Aveva molte amicizie con esponenti del fascismo.
Dopo il 16 ottobre 1943, giorno del rastrellamento del ghetto, lei era cambiata.
Per ogni ebreo consegnato dalla popolazione alla Gestapo c’era una ricompensa di 5.000 lire (quasi lo stipendio annuo di un operaio).
Fu così che scelse di diventare una spia.
Una delatrice di ebrei.
Nel ghetto ormai tutti avevano paura di lei.
Ogni tanto la si vedeva passeggiare per le strade seguita a poca distanza da tedeschi pronti ad ogni suo accenno.
Lei li conosceva tutti gli ebrei.
E appena ne individuava uno bastava un cenno del capo per far intervenire i tedeschi.
Tutti ormai sapevano che era una spia.
Dai vagoni piombati in partenza per il Nord venivano lanciati bigliettini che la maledivano.
Inviti a chi era sfuggito alla Pantera Nera di vendicarli e minacce di morte se un giorno ci fosse stato un loro ritorno.
Quando il 4 giugno 1944 Roma fu occupata dalle truppe alleate, Celeste fuggì da Roma.
Arrivò a Napoli per lavorare come prostituta in una casa d'appuntamento frequentata anche da truppe alleate.
Venne riconosciuta.
Rilasciata entrò in un convento di suore di clausura a Perugia.
Nel corso di uno dei processi per i crimini di guerra venne condannata a 12 anni di carcere.
A seguito dell’amnistia ne scontò solo sette.
In carcere si convertì al cattolicesimo e annunciò di voler prendere i voti religiosi.
Uscita dal carcere si trasferì nuovamente a Roma.
Chi era veramente Celeste Di Porto?
Celeste fu quella che mandò nei lager decine di ebrei. Fu colei che fece i nomi di 26 ebrei uccisi alle Fosse Ardeatine.
Che per soldi mandò nei lager, denunciandoli, sia il cognato Ugo di Nola che il cugino Armando Di Segni.
Che fece morire il padre.
Distrutto dalla vergogna, si presentò spontaneamente ai tedeschi dicendo di essere ebreo.
Fu spedito nei lager e morì a Mauthausen.
Anche due suoi fratelli furono deportati
Un terzo, per cancellare l'orrendo marchio, si arruolò nella Legione Straniera.
Ricordate la bambina del pugile Anticoli Lazzaro, detto Bucefalo?
Oggi anche lei è mamma.
Conosce bene la frase incisa da suo padre in cella. Non ha mai chiesto vendetta, perché “Il sangue di mio padre non deve essere sporcato con altro sangue” dice.
Il nome di suo padre non era compreso nella lista dei destinati alla morte.
Venne inserito poco prima del trasferimento alle Fosse Ardeatine in sostituzione di un altro ebreo prigioniero.
Il nome del prigioniero liberato?
Angelo Di Porto.
Sì, il fratello di Celeste.
Che fine ha fatto Celeste Di Porto?
Il saggista Silvio Bertoldi, in un articolo sul Corriere del 1994, scrive: “Oggi, se è ancora viva, dovrebbe avere 69 anni”.
Ha ragione Wikipedia quando ci dice che è morta nel 1981.
Dimenticata. Ma non da tutti.
Ricapitolando.
La frase “335 italiani innocenti massacrati solo perché italiani” è falsa.
Non solo perché c’erano anche stranieri, ma perché nella lista finirono perché ebrei e antifascisti.
E alle Fosse Ardeatine ci fu una strage nazi-fascista. NAZI-FASCISTA.
Non ci provate.
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"Ilia Malinin ha sconvolto le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 riportando sul ghiaccio il backflip" riportano i giornali.
Il Il backflip (flip all'indietro) è un salto mortale all'indietro.
Difficilissimo.
E soprattutto pericolosissimo.
Per eseguirlo bisogna pattinare su un filo indietro, compiendo una puntata con la gamba libera (la destra per i pattinatori destrimani) per poi darsi lo slancio per completare la rotazione in aria.
Come lo so?
Mettetevi comodi.
E leggete questa storia.
La mia.
Perché non ho mai vinto le Olimpiadi?
Bella domanda.
So solo che ad ogni partecipazione era sempre la solita storia: “non corrisponde agli schemi tradizionali”.
Mi chiedo, ma quale progresso puoi ottenere seguendo solo schemi tradizionali, facendo sempre le stesse cose?
Le chiamo “le vittime invisibili”.
Come Maria Monchietti, per esempio.
Il luogo?
Ceretto Lomellina.
Il tempo?
Il 1921, quando gli squadristi fascisti erano all’opera, assoldati dagli agrari e dagli industriali.
Il soldo era di 40 lire giorno per gli agrari di Mortara.
Come riferisce il settimanale “la nuova terra” del 1° marzo 1921: «l’opera di ingaggio dei fascisti è affidata al signor Franciosi.
Egli fece la spola tra le città esportatrici e riuscì ad assicurare importanti scritture».
Squadristi ingaggiati per «educazione e difesa sociale».
E’ la sera del 22 marzo 1921 quando Maria Monchietti, al primo piano, si accorge che di sopra ha lasciato la lampada accesa.
Si avvia su per le scale per spegnerla.
Una volta spenta si avvicina alla finestra per chiudere l’anta.
Vede i fascisti sparare alla gente per strada.
“Nessun fiocco di neve si sente mai responsabile in una valanga.”
(Stanisław Jerzy Lec)
Quello che segue è il testo della canzone "Matamoros Banks", cantata da Bruce Springsteen.
Racconta la storia del mio viaggio alla ricerca di un futuro migliore.
“Ogni anno molte persone
muoiono attraversando deserti
montagne e fiumi dei nostri confini meridionali
in cerca di una vita migliore
qui seguo il viaggio al contrario
dal corpo sul letto del fiume
all’uomo che cammina per il deserto
verso le rive del Rio Grande.
Per due giorni il fiume ti tiene giù
poi sali alla luce senza un suono
passi i luoghi di villeggiatura e vuoti
scali di smistamento
le tartarughe mangiano la pelle dai tuoi occhi
così giacciono aperti alle stelle.
Dai via i tuoi vestiti
Tempo fa vi ho parlato dei 20 bambini ebrei del campo di Neuengamme.
Provengono da Francia, Paesi Bassi, Jugoslavia, Polonia, e uno dall'Italia.
Si chiama Sergio De Simone, un bambino napoletano di circa 7 anni.
Vengono assegnati alla baracca n. 11.
Iniziano gli esperimenti.
Il dottor Kurt Heissmeyer fa incidere la pelle sul torace dei bambini.
Sotto l’ascella destra, con tagli a X, lunghi circa cinque centimetri.
Poi introduce con una spatola i bacilli della tubercolosi.
Nelle carte del processo tenutosi ad Amburgo si legge: “Tieniti forte, ho una notizia non proprio piacevole. C’è un ordine di esecuzione da Berlino. Devi eliminare i bambini con il gas o con il veleno".
E' il diciannove aprile del 1945.
Quando tutto ebbe inizio?
Esattamente il 6 gennaio 1929, nevicava e faceva freddo.
Chi lo conosceva lo definiva “un essere insignificante”, ventinove anni, miope, tale da costringerlo a portale lenti molto spesse.
Proveniva alla classica famiglia borghese di Monaco di Baviera.
Lui ci aveva provato a fare carriera in ambito militare, ma non era andato più in là del grado di allievo ufficiale.
Essendo lui e la famiglia in difficoltà economiche aveva deciso di donare le sue braccia all’agricoltura.
Voleva diventare agronomo
Per questo si era iscritto all’università.
Mettendosi subito in mostra.
Tranquilli, non come studente.
Tutti lo conoscevano perché alle feste universitarie si presentava sempre vestito da sultano turco.
Teneva un diario dove scriveva il nome delle ragazze che lo respingevano.
Come è potuto accadere che una civiltà come quello tedesca, tra le più colte e tolleranti del mondo contemporaneo, abbia potuto condividere un male assoluto e incomprensibile come il nazismo?
"Erano semplici operai, commercianti, artigiani, impiegati, imprenditori, uomini comuni.
Fu data loro la possibilità di scegliere.
Preferirono trasformarsi in mostri".
E questa la loro storia.
Strana la vita.
Ad Amburgo avevo una bottega di barbiere e ora, senza nemmeno sapere esattamente il perché, mi ritrovo in Polonia.
Faccio parte della prima compagnia del battaglione cui è stato assegnato il compito di pacificare una zona appena conquistata.
Almeno credo