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Aug 12, 2023 21 tweets 7 min read Read on X
I satelliti SOHO, DISCOVR, Gaia, James Webb e Euclid hanno qualcosa in comune tra loro e con i protagonisti di molte storie di fantascienza: ognuno di loro si trova in un "punto lagrangiano". Di che si tratta?

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I punti lagrangiani o punti di librazione sono punti nei quali un oggetto relativamente piccolo soggetto all’influenza gravitazionale di due corpi più grandi rimane in una posizione fissa rispetto a essi, perché le varie forze a cui è soggetto si equilibrano. Image
Sono cinque e prendono il nome dal matematico torinese Joseph-Louis Lagrange (nato Giuseppe Luigi Lagrangia), anche se i primi tre furono scoperti prima di lui da Leonhard Euler.
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Ogni coppia di corpi celesti ha i suoi punti lagrangiani: per esempio, il sistema Terra-Sole ne ha 5 e il sistema Terra-Luna ne ha altri 5. Sono particolarmente adatti per ospitare sonde spaziali, perché è possibile tenerle in quella posizione con poche correzioni orbitali. Image
Di questi cinque punti, il più facile da comprendere intuitivamente è L1. Prendiamo il sistema Terra-Sole e partiamo dal fatto che più un pianeta è vicino al Sole, più gli gira intorno velocemente, altrimenti verrebbe catturato dalla sua attrazione gravitazionale.
Per esempio Mercurio fa una rivoluzione completa intorno al Sole in appena 88 giorni, contro i 365 della Terra, che è più lontana. Image
Ma se un satellite si trova tra la Terra e il Sole ed è abbastanza vicino alla Terra, l’attrazione gravitazionale del nostro pianeta cancella parte di quella del Sole e gli permette di muoversi intorno al Sole più lentamente senza essere catturato.
Se il satellite si trova nella posizione giusta, a circa un centesimo della distanza tra la Terra e il Sole, girerà intorno al Sole esattamente nello stesso tempo che impiega la Terra e quindi si troverà sempre nella stessa posizione rispetto al nostro pianeta. Image
Questo è il punto L1. È un punto ideale per osservare il sistema Terra-Sole, dato che in quella posizione non è mai eclissato dalla Terra o dalla Luna. Qui si trovano tra gli altri l’osservatorio solare SOHO e il satellite di osservazione terrestre DSCOVR. Image
Il punto L2 si trova alla stessa distanza di un milione e mezzo di chilometri dalla Terra, ma dalla parte opposta rispetto al Sole. Questo invece è un punto ideale per osservare lo spazio: è abbastanza lontano dalla Terra per uscire dal suo cono d’ombra. Image
Questo consente di alimentare i pannelli solari, ma la sua posizione permette di bloccare con un unico schermo il calore proveniente dal Sole, dalla Terra e dalla Luna e quindi di mantenere facilmente le temperature molto basse richieste dagli strumenti scientifici. Image
Si trovano qui, tra l'altro, GAIA, James Webb e Euclid. Non c’è pericolo che si scontrino fra di loro in quanto le aree intorno al vero e proprio punto lagrangiano in cui i satelliti possono rimanere consumando poco propellente hanno un’ampiezza dell’ordine di 800 000 chilometri. Image
L3 si trova sulla stessa retta di L1 e L2, ma dalla parte opposta rispetto al Sole: si muove cioè sull’orbita terrestre rimanendo sempre a 180 gradi rispetto a noi (e quindi non è mai visibile dalla Terra perché nascosto dal Sole). Image
Qui alcuni filosofi greci antichi e molti racconti di fantascienza hanno collocato una “AntiTerra” popolata da esseri più o meno simili a noi. Image
Non ci sono invece mai state sonde spaziali, anche se un satellite in L3 sarebbe in grado di monitorare da vicino l'evoluzione delle macchie solari prima che abbiano effetto sulla Terra, permettendo così di mandare preavvisi con un anticipo di 7 giorni. Image
L4 e L5 sono anch’essi sull’orbita terrestre, ai vertici di due triangoli equilateri formati anche dalla Terra e dal Sole. Non hanno un particolare interesse per le sonde spaziali, ma hanno la caratteristica di essere punti di equilibrio stabile, Image
mentre in L1 e L2 e L3 l'equilibrio è instabile, cosa che richiede periodiche correzioni di rotta ai satelliti che li abitano (e rende impossibile l’esistenza dell’AntiTerra).
Per questo, come aveva previsto Lagrange, molti pianeti hanno nei punti L4 e L5 degli asteroidi “troiani” (i primi sono stati chiamati Achille, Ettore e Patroclo): Giove probabilmente ne ha oltre un milione. Anche la Terra ha almeno due asteroidi in L4: 2010 TK7 e 2020 XL5.
Ci sono punti lagrangiani anche nel sistema Terra-Luna, sebbene disturbati dall’influenza del Sole. Nel punto L2 del sistema Terra-Luna la Cina ha posizionato nel 2018 un satellite-relé per comunicare con il suo lander atterrato sulla faccia nascosta del nostro satellite. Image
I punti L4 e L5 del sistema Terra-Luna sono invece stati proposti nel 1975 dal fisico Gerald K. O’Neill come sedi di future colonie spaziali terrestri.

E gli extraterrestri? Image
La NASA osserva che, siccome L3 ha un equilibrio instabile su scale di tempo dell’ordine dei secoli, non può ospitare un pianeta gemello del nostro, ma sarebbe perfetto per parcheggiare per un po’ una forza aliena di invasione della Terra. Meglio stare in guardia…

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Sep 25, 2025
È il primo maggio 1990. Mentre in Italia ci stiamo preparando ai mondiali di calcio di Baggio e Schillaci, la rete di antenne radio della NASA riceve dalla sonda Voyager 1 una serie di fotografie scattate tre mesi prima e non previste dal programma della missione. Una di queste, a prima vista poco appariscente, è destinata a entrare nella storia.

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Facciamo un passo indietro. Il 5 settembre 1977 vengono lanciate da Cape Canaveral le sonda gemelle Voyager 1 e 2 con una vita prevista di tre anni, fino all’incontro con le lune di Saturno. In realtà la missione dura molto di più e, nel 1990, dopo anni di discussioni, l’astronomo Carl Sagan convince la NASA a far ruotare all’indietro una fotocamera di una delle due sonde in modo da fare un’ultima fotografia ai pianeti del Sistema Solare, prima di allontanarsi troppo. 

Delle due fotocamere a bordo di Voyager 1 viene usata quella con risoluzione più alta e angolo di visuale più stretto. Nel momento in cui viene scattata la fotografia, il 14 febbraio 1990, la sonda si trova a 6 miliardi di km dalla Terra, ossia 40 volte la distanza tra la Terra e il Sole, e si sta allontanando alla velocità di 64.000 chilometri all’ora. Da questa distanza si vedrà pochissimo, ma Sagan intuisce che proprio per questo è importante fare la fotografia: per farci riflettere sulla nostra vulnerabilità e sulla nostra posizione nell’universo. L’immagine non ha alcun valore scientifico, ma il suo valore simbolico si rivelerà incalcolabile.

La fotografia è composta da 640.000 pixel. La Terra è così piccola che occupa meno di un pixel (circa un decimo di pixel, secondo i calcoli della NASA). Come in tutte le fotografie della Terra dallo spazio, il suo colore è azzurro a causa della diffusione di Rayleigh attraverso l’atmosfera. Per questo Carl Sagan la chiamerà “Pale Blue Dot” (“puntino celeste”). Le bande luminose che si vedono nella fotografia sono un artefatto causato dalla riflessione della luce solare su parti della fotocamera.

La grande distanza dal nostro pianeta riduce le possibilità di trasmissione dei dati e costringe a usare un elevato tempo di esposizione per riuscire a catturare la debole luminosità della Terra. Quando l’immagine viene trasmessa al controllo missione, impiega cinque ore e mezza solo per arrivare a destinazione, viaggiando alla velocità della luce.

Nel loro insieme le fotografie dei pianeti del sistema solare scattate dalla sonda vengono ricordate come il “Family Portrait” (“Ritratto di famiglia”).

Dato che la potenza elettrica prodotta dai generatori a radioisotopi della sonda diminuisce continuamente e che gli altri strumenti hanno bisogno di energia elettrica, al termine di questa serie di scatti la NASA decide di spegnere per sempre le fotocamere della sonda. Dopo averci visti per l’ultima volta, Voyager 1 prosegue il suo cammino a occhi chiusi.

Oggi sono passati 35 anni dalla foto del puntino celeste e 48 dall’inizio della missione e incredibilmente Voyager 1 è ancora viva e comunica con il controllo missione della NASA, nonostante continui a essere bombardata dalle radiazioni cosmiche e abbia sempre meno energia a disposizione. A 25 miliardi di km dalla Terra è l’oggetto costruito dall’umanità più lontano da noi, è ormai entrata nello spazio interstellare e continua il suo viaggio verso l’ignoto.
Nel suo libro del 1994 “Pale Blue Dot” Carl Sagan commenta così la fotografia:

«Guardate ancora quel puntino. È qui. È casa. È noi. Su di esso, tutti coloro che amate, tutti coloro che conoscete, tutti coloro di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita. L'insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di religioni, ideologie e dottrine economiche, così sicure di sé, ogni cacciatore e raccoglitore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e plebeo, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni "superstar", ogni "comandante supremo", ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì, su un minuscolo granello di polvere sospeso in un raggio di sole. (...) Non c'è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo. Per me, sottolinea la nostra responsabilità di occuparci più gentilmente l'uno dell'altro, e di preservare e proteggere il pallido punto blu, l'unica casa che abbiamo mai conosciuto.»

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Apr 2, 2024
Sapevate che i razzi riutilizzabili con atterraggio in verticale sono stati ideati sessant’anni fa dal figlio di due poveri immigrati siciliani? La storia del geniale Philip Bono è ingiustamente poco conosciuta.

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Giulio Bono e Maria Culcasi sbarcano da Trapani a Ellis Island il 7 gennaio 1920. Trovano casa a Brooklyn e Giulio viene assunto in un pastificio. Philip, il loro secondo figlio, nasce l’anno seguente e la famiglia si trasferisce prima in New Jersey e poi in Pennsylvania. Image
Allo scoppio della seconda guerra mondiale Philip Bono presta servizio in marina e nel 1947 si laurea in ingegneria meccanica. Lavora per molti anni nell’industria aeronautica, prima alla North American Aviation, poi alla Douglas e infine alla Boeing.
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Mar 18, 2024
Mi chiamo Vera Florence Cooper e sono nata a Philadelphia nel 1928. I miei genitori sono ebrei immigrati dall’Europa orientale e lavorano come impiegati della compagnia telefonica Bell. Incoraggiano me e mia sorella Ruth a studiare qualsiasi cosa ci appassioni.

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Mia sorella diventerà un importante giudice. Io da grande voglio fare l’astronoma. Mio padre ma mi aiuta a costruire un semplice telescopio con due lenti e un tubo di cartone e mi accompagna regolarmente alle riunioni degli astrofili. Image
I miei professori delle superiori si stupiscono che una ragazza voglia studiare astronomia: se mi piacciono i corpi celesti, perché non provo a studiare arte e poi dipingerli? Non li ascolto e mi iscrivo al Vassar College, dove nel 1948 sono l’unica laureata in astronomia. Image
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Mar 11, 2024
Il 21 luglio 1961 a Cape Canaveral è una giornata nuvolosa. In rampa di lancio c’è un razzo pronto a partire, il Redstone. Gli USA stanno per lanciare il loro secondo uomo nello spazio, due mesi e mezzo dopo Alan Shepard: è un altro ex pilota militare, Gus Grissom.

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La missione durerà solo 15 minuti: è un volo suborbitale, non un’orbita completa intorno alla Terra come quella compiuta il 12 aprile dal russo Jurij Gagarin, perché gli americani vogliono fare altra esperienza prima della loro missione orbitale con un razzo più grande, l’Atlas. Image
La capsula Mercury 11 raggiungerà una quota di poco meno di 200 chilometri e inizierà la sua discesa, per poi ammarare a circa 300 chilometri dalla costa della Florida.
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Mar 5, 2024
Il 1° febbraio 2003 lo Space Shuttle Columbia si disintegra durante il rientro in atmosfera, provocando la morte dei sette componenti dell’equipaggio. La tragedia è innescata da un danno avvenuto durante il lancio al “sistema di protezione termica”.

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È un rivestimento necessario per proteggere dal surriscaldamento tutti i veicoli che rientrano in atmosfera, non solo sulla Terra ma anche su altri pianeti, come Marte. Image
Come le meteore, che rientrando in atmosfera si incendiano e ci appaiono come stelle cadenti, i veicoli spaziali si surriscaldano a causa di due fenomeni distinti. Image
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Feb 26, 2024
Ha formato le matematiche che hanno permesso agli Stati Uniti di vincere la corsa allo spazio e ha contribuito a uno dei più importanti razzi della NASA, ma da viva era quasi sconosciuta. Si chiama Dorothy Vaughan ed è la prima manager nera nella storia della NASA.

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Dorothy Jean Johnson nasce a Kansas City nel 1910. È una studentessa fuori dal comune e dopo il diploma riceve una borsa di studio per studiare matematica in un'università dell’Ohio riservata agli afroamericani. Nel 1932 emigra in Virginia con il marito Howard Vaughan. Image
Nel 1941 Roosevelt vieta la segregazione nell’industria militare. Molti uomini sono impegnati al fronte e c’è bisogno di aumentare la produzione di aerei da guerra, così entrano in fabbrica sempre più donne, anche di colore. Image
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