Pina Picierno parla dei partigiani lituani e molti a sinistra le rispondono che in realtà sta onorando solo dei "nazisti". La cosa, credo, getta un po' di luce anche sull'odierna questione ucraina. /1
La propaganda russa o pro-sovietica tende a dipingere i "partigiani anticomunisti" dei paesi dell'est come "nazisti", sovrapponendo anni diversi (quelli della II guerra mondiale e quelli tra la fine della guerra e seguenti), ma soprattutto producendo semplificazioni maliziose. /2
Tra l'altro, in questa operazione viene rimosso del tutto un fatto enorme e fondamentale, senza il quale non si comprende nulla: l'Occupazione sovietica dei paesi baltici dal 1940 (e conseguenti eccidi). Quei paesi riacquisteranno l'indipendenza solo con la fine dell'URSS. /3
Che queste versioni storiche contraffatte (un bricolage di mezze verità che equivale alla menzogna) trovino accoglienza oggi nella nostra sinistra non sorprende:ignoranza della storia dell'Europa dell'est e fatica nel riconoscere autonomia agli ex Stati sovietici si mescolano. /4
Qui emerge l'inconscio del "pacifismo" di sinistra italiano, che coinvolge parti consistenti del PD: non capiscono la lotta ucraina né le paure degli Stati baltici perché, in fondo, nel retro della loro mente, pensano davvero che quello, in fondo, sia "mondo russo". /5
Quando Barbero insiste nel dire che ucraini e russi sono popoli fratelli, più che un'analisi storica fornisce una diagnosi psicanalitica di questa parte della sinistra. La propaganda putinista conosce benissimo tutto ciò, e difatti ripropone il vecchio copione con un upgrade. /6
Se in Lituania non vi erano partigiani ma solo "nazisti", oggi in Ucraina non vi è una guerra partigiana contro l'invasore, ma un gruppo di nazisti (ricordate le vivisezione del battaglione Azov ecc.) contro Mosca, o al massimo dei cobelligeranti. /7
È "logico", quindi, che l'invasione di Kyiv non sia letta da costoro come azione dell'espansionismo russo ma come risposta russa (che certo poi retoricamente si condanna) all'espansionismo della Nato. L'Ucraina non ha diritto alla propria soggettività neppure se è invasa/8.
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Psicoterapeuta con 675mila followers, fa video in cui afferma che "chi sostiene Israele" ha una intelligenza emotiva così bassa che ha cominciato "a scavare per seppellire bambini"; ha una razionalità così inflazionata da essere mostruosa; ha un nucleo psicotico molto forte. /1
La formula "chi sostiene Israele" è talmente vaga da poter includere chiunque nell'insulto travestito da diagnosi. /2
Se sono contro il governo Netanyahu ma dico che Hamas è altrettanto nemico dei palestinesi, ho anche io un profilo psicologico da mostro? /3
L'irritazione di una certa sinistra per la frase di Bayrou (“Avete il potere di rovesciare il governo, non di cancellare la realtà”) mostra un'altra contraddizione di quella parte politica: in tema di ambiente, c'è un giusto richiamo a un uso sapiente delle risorse limitate. /1
Se si parla di spesa pubblica, invece, ogni riferimento alla "realtà", vale a dire a una spesa giudiziosa, che tenga conto anche del mutato contesto rispetto agli anni '60-'70, è giudicata reazionaria. Risorse limitate nel pianeta, "Win for Life" per tutti nei singoli Stati. /2
No al "capitalismo estrattivo" sul piano generale, sì a spesa pubblica irrazionale nelle politiche sociali: assicurare una connessione logica tra le diverse posizioni ovviamente non è una priorità. Il fatto che ogni richiamo alla realtà, in ambito economico.../3
Nel 1918, Piergiorgio Frassati - che oggi viene canonizzato dalla chiesa cattolica a Roma - si iscrive a ingegneria meccanica, specializzazione ingegneria mineraria. Motiva la scelta così: "Voglio lavorare con i minatori, i più poveri, i più sfruttati e meno garantiti". /1
Il padre Alfredo, allora direttore de La Stampa, non ne è molto felice (sogna per il figlio una carriera come la sua). Tra tutte le cose che si raccontano su Piergiorgio, la scelta universitaria è forse quella che mi ha sempre colpito di più, per il criterio usato. /2
In genere noi diciamo "guardati dentro e scopri cosa vuoi". Piergiorgio fa esattamente il contrario:guarda fuori di sé. Dove c'è bisogno di me? Dove posso fare la differenza? Il criterio è ribaltato. Non si tratta di mortificare i propri desideri con uno sforzo volontaristico. /3
Una cosa semplice alla piazza del Giubileo romano. Il mare di giovani presenti alla veglia col Papa non era formato da una massa di fortunati privilegiati a cui la vita ha detto sempre e solo bene. /1
Quelle vite sono anche attraversate dalla sofferenza. E quei ragazzi non sono neanche sempliciotti indifferenti ai mali del mondo, alle disparità dei nostri sistemi economici, alla volontà di potenza che genera guerra, alla difficoltà nelle relazioni, alle solitudini /2
Eppure, senza volerlo idolatrare, quell'oceano di ragazzi che, pur assaggiando il negativo esattamente come gli altri, ha uno stile alternativo a quello dei vortici protestatari dominati dalla furia demolitrice, esprime una convinzione audace. /3
«La destra si appropria di valori che certa sinistra trascura, abbandona e disprezza per ignoranza o per settarismo. Accade con il merito quel che è accaduto con la patria, la tradizione, la famiglia. /1
Il risultato è quello di proporre una sinistra senza radici, una sinistra dell’anno zero di una storia tutta da inventare. La patria in Italia come altrove l’hanno inventata rivoluzionari come Mazzini e Garibaldi, riformatori come Cavour. /2
(...) Riconoscere e premiare il merito è la grande rivoluzione della modernità, la rivoluzione borghese che sostituì alle carriere assegnate per diritto ereditario, di nascita o di sangue le carriere aperte al merito, una grande spinta all’istruzione di massa. /3
Nel suo pezzo di oggi su La Stampa, "Ritorniamo a obbedire", Vito Mancuso cita di passaggio il '68, climax di un momento storico in cui disobbedire è diventato sinonimo di libertà. 1/4
All'epoca si rivendicava una riprogrammazione dei rapporti sociali e una de-gerarchizzazione generale. Come sempre capita, ogni rivoluzione distrugge più del necessario. 2/4
L'obbedienza, infatti, è una modalità del legame comunitario. Certo, può essere pervertita a sottomissione che le soggettività, giustamente, rigetteranno. Tuttavia il "desiderio liberato dalla mancanza" (cf. Deleuze-Guattari) è strutturalmente incapace di generare legami. 3/4