Pacifismo platonico. La lettura dei resoconti dei dibattiti parlamenti inglesi del 1938 è molto istruttiva e drammatica: le analogie con l'oggi sono impressionanti. Il 4 ottobre, Herbert S. Morrison parla a Chamberlain. Lo accusa di non comprendere la psicologia dei dittatori. /1
"Non so quanti onorevoli membri abbiano letto un libro intitolato 'I Knew Hitler', di Kurt Lüdecke. Non so se il Primo Ministro lo abbia letto, ma avrebbe dovuto farlo prima di andare a incontrare Herr Hitler. È un ottimo resoconto 'dietro le quinte' del movimento nazista. /2
[...] Egli nutre un disprezzo profondissimo per ciò che lui stesso ha chiamato i 'politici borghesi' – e, detto tra noi, condivido questo disprezzo. Non è forse vero che questo suo disprezzo è stato confermato dai fatti? /3
Ha spaventato i politici borghesi della Germania e ha spaventato anche il nostro Primo Ministro. [...] Non dirò che il P. M. sia un uomo di paglia, perché certamente non è un uomo di paglia; ma credo che, in questi negoziati con Herr Hitler sia stato terrorizzato a morte. /4
Credo che questo processo di paura sia stato in realtà uno dei fattori che hanno indebolito l’influenza e la forza del nostro Paese in quelle trattative. Il Governo ritiene di dover essere prudente fino risultare incomprensibile quando si esprime, per timore di offendere. /5
[...] Il risultato di tutta questa debolezza politica, di queste oscillazioni, di questo strisciare, di questa paura – e non sto criticando la diplomazia corretta, il linguaggio prudente, la discrezione nelle trattative; su questo non ho nulla da obiettare – è che... /6
...che avete completamente frainteso la psicologia con cui affrontare Herr Hitler, e avete frainteso anche quella con cui affrontare il signor Mussolini. Il risultato di tutto ciò è che il prestigio e l’influenza britannici sono diminuiti nel mondo e in Europa. /7
Abbiamo disperso gli amici della pace, che avrebbero potuto essere riuniti, e abbiamo stimolato l’aggressività di alcune potenze. A quanto pare, solo in due occasioni, nei suoi colloqui con Herr Hitler, il Primo Ministro ha assunto una posizione di fermezza e di dignità. /8
Cito dalla colonna 21 del Resoconto ufficiale del 28 settembre, dove il Primo Ministro stesso mostra che una manifestazione di fermezza e dignità da parte sua, lungi dall’offendere Herr Hitler, ha migliorato notevolmente il livello della conversazione". /9
Questo breve passaggio sulla "psicologia" mi pare particolarmente interessante, perché credo che il pacifismo platonico, al di là delle tante cose che si potrebbero dire, poggia su un fraintendimento della "natura" (le virgolette per non essere troppo essenzialista) umana. /10
L'uomo non è né immediatamente disposto all'armonia e alla fratellanza, né irrimediabilmente consegnato alla brutalità più o meno controllata: per quel che sappiamo, vive nell'ambivalenza. Capace di bestialità e di puro altruismo. Entrambe le tensioni vanno prese sul serio. /11
Il pacifismo platonico parte da una fiducia nelle possibilità di ordine razionale e di virtù collettiva che ha sicuri agganci nel reale, ma viene troppo idealizzata, diventando teoria politica che attribuisce la discordia e la violenza solo a errori educativi o all'ignoranza. /12
Così facendo, però, si rimuovono le pulsioni profonde: ambizione, egoismo e lotta per il potere. In tal modo, davanti ai dittatori, la domanda implicita del pacifista platonico è: "che cosa abbiamo sbagliato?". ll suo razionalismo esasperato non accetta la risposta: "Niente". /13
In altre parole, nonostante tutti gli sforzi di accomodamento diplomatico, certi uomini o gruppi di uomini cercano solo l'accrescimento del proprio potere. Questa volontà di potere non nasce semplicemente da un "malinteso" sociale: è dentro di noi. Ma c'è ancora un problema. /14
Di errori coi dittatori se ne fanno (ad. es.: legittimarli quando fa comodo). Tali errori, però, possono contribuire al successo del tiranno ma non alla sua nascita. Invertire i fattori significa fare del dittatore una conseguenza (e dunque delle vittime una causa indiretta). /15
Il tiranno va compreso "iuxsta propria principia". Il pacifismo platonico si rifiuta di farlo, e perciò non coglie il male come realtà positiva, come forza autonoma, ma solo come patologia del bene. Così lo indebolisce concettualmente e dunque lo sottovaluta politicamente. /16
P.s.: ovviamente all'inizio è "dibattito parlamentare inglese". Forse altri refusi.
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Pina Picierno parla dei partigiani lituani e molti a sinistra le rispondono che in realtà sta onorando solo dei "nazisti". La cosa, credo, getta un po' di luce anche sull'odierna questione ucraina. /1
La propaganda russa o pro-sovietica tende a dipingere i "partigiani anticomunisti" dei paesi dell'est come "nazisti", sovrapponendo anni diversi (quelli della II guerra mondiale e quelli tra la fine della guerra e seguenti), ma soprattutto producendo semplificazioni maliziose. /2
Tra l'altro, in questa operazione viene rimosso del tutto un fatto enorme e fondamentale, senza il quale non si comprende nulla: l'Occupazione sovietica dei paesi baltici dal 1940 (e conseguenti eccidi). Quei paesi riacquisteranno l'indipendenza solo con la fine dell'URSS. /3
Psicoterapeuta con 675mila followers, fa video in cui afferma che "chi sostiene Israele" ha una intelligenza emotiva così bassa che ha cominciato "a scavare per seppellire bambini"; ha una razionalità così inflazionata da essere mostruosa; ha un nucleo psicotico molto forte. /1
La formula "chi sostiene Israele" è talmente vaga da poter includere chiunque nell'insulto travestito da diagnosi. /2
Se sono contro il governo Netanyahu ma dico che Hamas è altrettanto nemico dei palestinesi, ho anche io un profilo psicologico da mostro? /3
L'irritazione di una certa sinistra per la frase di Bayrou (“Avete il potere di rovesciare il governo, non di cancellare la realtà”) mostra un'altra contraddizione di quella parte politica: in tema di ambiente, c'è un giusto richiamo a un uso sapiente delle risorse limitate. /1
Se si parla di spesa pubblica, invece, ogni riferimento alla "realtà", vale a dire a una spesa giudiziosa, che tenga conto anche del mutato contesto rispetto agli anni '60-'70, è giudicata reazionaria. Risorse limitate nel pianeta, "Win for Life" per tutti nei singoli Stati. /2
No al "capitalismo estrattivo" sul piano generale, sì a spesa pubblica irrazionale nelle politiche sociali: assicurare una connessione logica tra le diverse posizioni ovviamente non è una priorità. Il fatto che ogni richiamo alla realtà, in ambito economico.../3
Nel 1918, Piergiorgio Frassati - che oggi viene canonizzato dalla chiesa cattolica a Roma - si iscrive a ingegneria meccanica, specializzazione ingegneria mineraria. Motiva la scelta così: "Voglio lavorare con i minatori, i più poveri, i più sfruttati e meno garantiti". /1
Il padre Alfredo, allora direttore de La Stampa, non ne è molto felice (sogna per il figlio una carriera come la sua). Tra tutte le cose che si raccontano su Piergiorgio, la scelta universitaria è forse quella che mi ha sempre colpito di più, per il criterio usato. /2
In genere noi diciamo "guardati dentro e scopri cosa vuoi". Piergiorgio fa esattamente il contrario:guarda fuori di sé. Dove c'è bisogno di me? Dove posso fare la differenza? Il criterio è ribaltato. Non si tratta di mortificare i propri desideri con uno sforzo volontaristico. /3
Una cosa semplice alla piazza del Giubileo romano. Il mare di giovani presenti alla veglia col Papa non era formato da una massa di fortunati privilegiati a cui la vita ha detto sempre e solo bene. /1
Quelle vite sono anche attraversate dalla sofferenza. E quei ragazzi non sono neanche sempliciotti indifferenti ai mali del mondo, alle disparità dei nostri sistemi economici, alla volontà di potenza che genera guerra, alla difficoltà nelle relazioni, alle solitudini /2
Eppure, senza volerlo idolatrare, quell'oceano di ragazzi che, pur assaggiando il negativo esattamente come gli altri, ha uno stile alternativo a quello dei vortici protestatari dominati dalla furia demolitrice, esprime una convinzione audace. /3
«La destra si appropria di valori che certa sinistra trascura, abbandona e disprezza per ignoranza o per settarismo. Accade con il merito quel che è accaduto con la patria, la tradizione, la famiglia. /1
Il risultato è quello di proporre una sinistra senza radici, una sinistra dell’anno zero di una storia tutta da inventare. La patria in Italia come altrove l’hanno inventata rivoluzionari come Mazzini e Garibaldi, riformatori come Cavour. /2
(...) Riconoscere e premiare il merito è la grande rivoluzione della modernità, la rivoluzione borghese che sostituì alle carriere assegnate per diritto ereditario, di nascita o di sangue le carriere aperte al merito, una grande spinta all’istruzione di massa. /3