NICOLA MAVICA È PIÙ IMPORTANTE DI QUEL CHE SEMBRA.
Esiste un’infrastruttura privata transnazionale che gestisce una parte enorme dei visti Schengen.
Attraversa Russia, Turchia, Dubai, UK, Iran...
È opaca, intrecciata alla politica e Mavica non ne è una figura marginale.
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Nicola Mavica è diventato virale per un video girato alla Biennale di Venezia (dove era ufficialmente ospite del vernissage), ricondiviso poi dalle @pussyrrriot.
Nel video prende e porta via il plastico di un ospedale ucraino bombardato, posizionato dal giornalista @CaolanReports davanti al Padiglione Russia.
Il Corriere (corriere.it/politica/26_ma…) lo ha descritto come imprenditore siciliano residente da 30 anni in Russia, vicino agli ambienti V-A-C e per anni legato alla gestione dei visti per cittadini russi (parlandone però al passato della gestione visti, e in effetti da un’occhiata sul web, così sembra).
In più parla di rumors secondo cui avrebbe facilitato personalmente i visti per la delegazione russa della Biennale.
Ma questa è solo una parte della storia.
Il succo arriva a pagina 5.
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Prima di andare avanti però, è interessante capire chi è sua moglie: Teresa Iarocci Mavica.
Ha cofondato e diretto la V-A-C Foundation insieme all’oligarca Leonid Mikhelson, capo del gigante del gas Novatek e una delle persone più ricche della Russia.
Per anni la fondazione ha gestito una sede permanente alle Zattere, a Venezia [oggi passata a Scuola Piccola Zattere, fondazione creata da Victoria Mikhelson, figlia di Leonid Mikhelson (desk-russie.info/2024/12/23/how…)] oltre a sedi ed eventi in tutta Europa.
Il progetto simbolo della V-A-C è GES-2 a Mosca, ex centrale elettrica restaurata da Renzo Piano e inaugurata nel 2021 con Putin presente di persona.
Con un tempismo perfetto, un mese prima dell’invasione russa, si dimette da direttrice e torna in Italia (a differenza del marito)(artforum.com/news/teresa-ia…).
Per vent’anni, mentre Putin diventava sempre più aggressivo, qualcuno ha legato economia, energia e stabilità europea alla Russia.
Più la dipendenza cresceva, più Ucraina e Georgia diventavano sacrificabili, più serviva la propaganda russa.
Chi sono i responsabili?
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1) Gerhard Schröder
Nel 2005, da cancelliere, approva il progetto Nord Stream con Gazprom.
Poche settimane dopo la fine del mandato entra nel consorzio Nord Stream AG controllato da Gazprom, poi anche in Rosneft.
Nord Stream porta gas russo direttamente in Germania bypassando Ucraina, Polonia e Baltici.
Nel 2011 Putin gli consegna personalmente il “Russian Federation State Award”, una delle più alte onorificenze russe per cittadini stranieri.
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2) Angela Merkel
Nel 2008, dopo i colloqui con Putin dice che la Georgia non può essere difesa alla NATO.
Dopo l’annessione della Crimea nel 2014, invece di congelare la dipendenza energetica, continua a sostenere Nord Stream 2.
Nel 2021 oltre il 50% del gas tedesco arriva dalla Russia.
La Germania chiude il nucleare e aumenta contemporaneamente la dipendenza da Gazprom.
Bypassando i gasdotti ucraini, l’Ucraina perde peso strategico.
Mosca può colpirla senza rischiare le esportazioni verso la Germania.
Nel 2018 Buttafuoco è stato messo nella lista dei giornalisti liberi da Di Battista (😂).
Come lui, per me, è affascinato dall’Iran degli Ayatollah (si è anche convertito all’Islam sciita).
La Russia è semplicemente un alleato.
Scendete nel thread perché è interessante.
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Nel 2005 pubblica: “Le uova del drago”, la storia di una spia tedesca che durante lo sbarco alleato in Sicilia organizza una rete clandestina insieme a militanti musulmani legati al Gran Muftì di Gerusalemme per aiutare la resistenza filo nazista contro gli alleati.
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Anche dagli altri suoi liberi traspare una fascinazione verso un certo mondo autoritario e tradizionale.
Su La7 dichiara: "siamo stati messi nei guai da tre impostori Mosè, Gesù e Abramo".
Corrado Augias lo accusa di antisemitismo.
Assodato che tornare al gas russo non risolve nulla, provo a cambiare prospettiva:
il prezzo del gas non è mai dipeso da un solo fornitore.
Oggi resta alto per fattori causati dalla guerra in Ucraina (ormai strutturali però), e non solo.
L’Italia paga il gas più caro d’Europa anche quando il mercato scende.
Non per la geopolitica, ma per un differenziale strutturale tra il prezzo italiano (PSV) e quello europeo (TTF).