Nella fisiologia della Medicina Tradizionale Cinese, il concetto di cervello è molto diverso dalla visione occidentale.
Il cervello non viene classificato tra i cinque organi vitali primari, come il cuore o il rene.
Secondo la MTC, non possiede una funzione decisionale e cognitiva isolata e indipendente.
Viene invece messo nella categoria dei "Visceri Straordinari", strutture che hanno la forma di un viscere ma la funzione di immagazzinamento tipica di un organo.
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La sostanza costitutiva del cervello è il midollo, una matrice biologica ed energetica profonda che riempie l'intero scheletro e la colonna vertebrale.
Il cervello è letteralmente definito come il "Mare del Midollo", ovvero il luogo anatomico ed energetico in cui questa sostanza si accumula e si concentra con la massima densità.
Secondo i testi classici come il Huangdi Neijing (Il Canone di Medicina Interna dell'Imperatore Giallo), il midollo osseo, il midollo spinale e il cervello sono manifestazioni della medesima materia raffinata, interconnesse senza soluzione di continuità.
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La produzione e il nutrimento del midollo dipendono direttamente dall'Essenza (Jing) conservata nei reni.
Quando l'Essenza dei reni è forte e abbondante, il midollo viene generato costantemente, risale lungo la colonna vertebrale e va a colmare il Mare del Midollo, garantendo lucidità mentale, acuità visiva e uditiva, vitalità fisica e prontezza di riflessi.
Se l'Essenza dei reni si esaurisce (per invecchiamento, stress cronico o eccessi) il Mare del Midollo si svuota, manifestandosi clinicamente con vertigini, acufeni, stanchezza cronica, debolezza degli arti inferiori e declino cognitivo.
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Le funzioni cognitive superiori, i pensieri e le emozioni non sono comunque proprietà esclusiva del cervello, ma derivano dall'interazione dinamica tra il Mare del Midollo e il cuore, che ospita lo Shen (lo spirito e la coscienza cosciente).
Il cervello agisce come un ricevitore e un elaboratore di questa energia vitale ed essenziale, ma la sua salute biologica rimane indissolubilmente legata alla solidità dei reni e dello scheletro.
Questa visione sistemica elimina la separazione netta tra mente e corpo tipica della visione occidentale.
E dunque?
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E dunque nulla, parlavo su WeChat con un'amica cinese, che mi diceva di aver mangiato un bel po' di midollo nei giorni scorsi in preparazione di un difficile esame all'università.
Secondo i principi della Medicina Tradizionale Cinese, mangiare il midollo fa benissimo ed è considerata una potente pratica terapeutica e nutrizionale.
L'attribuzione al midollo di queste proprietà salutari si basa sulla legge analogica del "nutrire l'organo con l'organo", un pilastro della dietetica cinese secondo cui il consumo di una determinata parte anatomica animale va a rafforzare la medesima struttura nell'essere umano.
Il che, alla luce dei risultati ottenibili coi peptidi, soprattutto quelli delle ricerche sovietiche, è tutt'altro che un'ipotesi.
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Durante il sonno, il corpo entra in uno stato di digiuno forzato di sei-otto ore.
Anche se mangiate becchime, nelle prime ore della notte, l'organismo esaurisce gradualmente le riserve circolanti di glucosio e inizia a intaccare il glicogeno epatico e muscolare.
Quando la disponibilità di carboidrati cala, il metabolismo subisce uno "switch" programmato verso l'ossidazione degli acidi grassi e la chetosi metabolica.
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Questo processo avviene in gran parte nei mitocondri e nei perossisomi.
Un sottoprodotto naturale di questa combustione dei grassi è la produzione di acqua metabolica, ovvero acqua generata internamente dall'organismo attraverso la catena di trasporto degli elettroni, e non introdotta dall'esterno tramite l'assunzione di bevande.
È un fenomeno noto da tempo ma ampiamente sottovalutato per la sua importanza.
Ora arriviamo al deuterio.
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Il deuterio è un isotopo stabile e pesante dell'idrogeno.
Secondo il dottor László Boros, un biochimico ungherese che ha lavorato come professore associato in ricerca presso la UCLA School of Medicine e che ha dedicato gran parte della sua carriera allo studio della deplezione del deuterio, la cosa assume invece molta importanza.
Sapete come i mitocondri funzionino come minuscole turbine rotanti, che vengono danneggiate o rallentatr se utilizzano il deuterio (più pesante) al posto dell'idrogeno.
I grassi, soprattutto i grassi animali, contengono naturalmente meno deuterio rispetto ai carboidrati.
Nonostante tutte le evidenze scientifiche, c'è ancora un enorme numero di ritatdati che si fa gli esami del colesterolo
Non riesco a trovare nuove offese, per cui cercherò di spiegargli bonariamente perché sono dei deficienti.
Sapevate che mangiare 2 pastiinvece di 3 o 4, a parità di quello che si mangia, alzi il colesterolo LDL?
No? Certo, il merdico non ve lo ha detto, altrimenti qualche dubbio verrebbe anche a voi coniglioni.
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Quando si riducono le scorte di glicogeno epatico, come quando ad esempio si fa digiuno intermittente o attività fisica intensa, il corpo aumenta l'ossidazione degli acidi grassi.
Per sostenere questo processo, il tessuto adiposo avvia una massiva lipolisi, rilasciando acidi grassi liberi nel flusso ematico.
Questi acidi grassi raggiungono il fegato, che li utilizza sia per la beta-ossidazione e la conseguente produzione di corpi chetonici, sia per riesterificarli in trigliceridi.
Per trasportare questi trigliceridi e il colesterolo dal fegato ai tessuti periferici che necessitano di energia, il fegato incrementa notevolmente la sintesi e la secrezione di lipoproteine a densità molto bassa, le VLDL.
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Una volta immesse nel circolo sanguigno, le VLDL vengono private dei loro trigliceridi dall'enzima lipoproteina lipasi, trasformandosi progressivamente prima in lipoproteine a densità intermedia (IDL) e infine in lipoproteine a bassa densità, ovvero le LDL.
Quelle che i ritardati si misurano.
Mica è finita qui, coniglioni.
Durante un digiuno, anche di qualche ota, i livelli di insulina si mantengono estremamente bassi, mentre aumentano glucagone e cortisolo.
L'insulina è un noto attivatore della trascrizione del gene del recettore delle LDL nelle cellule del fegato.
Niente picchi di insulina significano una riduzione dell'espressione e dell'attività di questi recettori.
Cortesia di Emilio, uno dei miei vecchi lettori su Telegram.
Bene! È venuto il momento di condividere con tutti voi la ricetta della crema tipo fissan per neonati a base di…sego!
Mio figlio ha poco più di due mesi e nonostante viviamo al caldo no ha mai avuto arrossamenti.
Io faccio la versione con oleolito di Calendula ma vi metto le due versioni che ho messo a punto con Grok.
Versione senza calendula
Ricetta indicativa (100 g di crema)
Ingredienti:
• Sebo di vacca: 35 g (35%)
• Olio di cocco: 25 g (25%)
• Olio di oliva: 20 g (20%)
• Cera d’api: 8 g (8%)
• Ossido di zinco non nano: 12 g (12%)
• Oli essenziali (lavanda + camomilla): 0.5 g (0.5%, circa 15-20 gocce totali)
Attrezzatura:
• Bilancia di precisione (0.1 g).
• Pentolino per bagnomaria.
• Contenitore resistente al calore (es. vetro Pyrex).
• Spatola o cucchiaio in silicone.
• Barattolo di vetro o latta sterile da 100 ml per conservare.
• Mascherina (per maneggiare l’ossido di zinco in polvere).
Procedura di preparazione 1. Preparazione dell’ambiente:
• Sterilizza tutti gli strumenti e il contenitore finale con alcool alimentare o acqua bollente per evitare contaminazioni.
• Indossa una mascherina quando maneggi l’ossido di zinco per evitare l’inalazione della polvere. 2. Scioglimento della fase grassa:
• In un pentolino a bagnomaria a fuoco basso, sciogli il sebo di vacca, l’olio di cocco e la cera d’api (se usata). Mescola delicatamente fino a ottenere un liquido omogeneo (temperatura ~60-70°C).
• Aggiungi l’olio di oliva e mescola. L’olio di oliva non necessita di riscaldamento prolungato per mantenere le sue proprietà. 3. Incorporazione dell’ossido di zinco:
• Togli il pentolino dal fuoco e lascia raffreddare leggermente la miscela (circa 50-55°C).
• Aggiungi l’ossido di zinco non nano lentamente, mescolando con cura per evitare grumi. Usa una spatola o un frullatore a immersione a bassa velocità per una dispersione uniforme.
• Nota: L’ossido di zinco deve essere ben distribuito per garantire un’efficacia uniforme. 4. Aggiunta degli oli essenziali:
• Quando la miscela è a circa 40-45°C (per preservare le proprietà degli oli essenziali), aggiungi gli oli essenziali (es. 10 gocce di lavanda + 5 gocce di camomilla).
• Mescola delicatamente per distribuirli uniformemente. 5. Versamento e raffreddamento:
• Versa la crema ancora fluida nel barattolo sterile.
• Lascia raffreddare a temperatura ambiente (non in frigo, per evitare condensa). La crema si solidificherà in 1-2 ore, assumendo una consistenza spalmabile. 6. Controllo qualità:
• Verifica che la crema abbia una texture liscia, senza grumi o separazioni.
• Testa una piccola quantità su una zona non irritata (es. interno del polso) per confermare la tollerabilità.
Versione con Calendula
Questa ricetta è basata su quella precedente, con l’opzione di aggiungere lavanda e camomilla romana se il pediatra approva. L’oleolito di calendula in olio di colza è incluso.
Ingredienti:
• Sebo di vacca: 30 g (30%) – Protettivo, nutriente.
• Olio di cocco: 25 g (25%) – Idratante, antimicrobico.
• Olio di oliva: 14.9 g (14.9%) – Nutriente, emolliente.
• Oleolito di calendula (in olio di colza): 10 g (10%) – Lenitivo, antinfiammatorio.
• Cera d’api: 8 g (8%) – Addensante, protettiva.
• Ossido di zinco non nano: 12 g (12%) – Calmante, barriera.
• Olio essenziale di lavanda vera (opzionale, con approvazione): 0.05 g (0.05%, ~1 goccia).
• Olio essenziale di camomilla romana (opzionale, con approvazione): 0.05 g (0.05%, ~1 goccia).
Procedura: 1. Sterilizza barattolo, spatola e strumenti con alcool alimentare o acqua bollente. 2. A bagnomaria (~60-70°C), sciogli sebo di vacca, olio di cocco e cera d’api. Mescola fino a ottenere un liquido omogeneo. 3. Aggiungi olio di oliva e oleolito di calendula (in olio di colza), mescolando brevemente. 4. Raffredda a ~50-55°C, aggiungi l’ossido di zinco non nano, mescolando con una spatola o frullatore a immersione a bassa velocità per evitare grumi.
Ecco una piccola guida ai principali olii alimentari.
Nota: MUFA significa acidi grassi monoinsaturi, abbastanza resistenti all'ossidazione (monoinsaturi significa che hanno solo un gruppo che può essere ossidato), sono acidi grassi non dannosi come i PUFA (polinsaturi, quindi molto più proni ad essere ossidati) ma la cui funzione metabolica non è ben chiara.
I PUFA sono un'ampia categoria che include anche gli omega-3, che si sà essere beneficiali, ma i procedimenti industriali per estrarre l'olio dai semi generalmente portano all'ossidazione (irrancidimento) di questi acidi grassi particolarmente instabili. SFA sono gli acidi grassi saturi, i più stabili, a cui dovrebbe essere data la preferenza.
Olio di canola (o semi di rapa)
E' un olio la cui diffusione sta significativamente aumentando, è prodotto dai semi di rapa con un procedimento complesso per eliminare l'acido erucico di cui è ricco, una molecola particolarmente tossica e che oltretutto ha un sapore amarissimo.
Molti medici lo raccomandano perchè ricco di acidi grassi omega-3, ma dopo essere stato riscaldato ad oltre 260°C per la sua produzione, dubito rimanga anche una minima frazione di questi omega-3 che non sia completamente irrancidita prima ancora che l'olio esca dalla fabbrica. Ha una buona percentuale di acidi grassi monoinsaturi (come quelli dell'olio di oliva, per intenderci) ed è preferibile a tutti gli altri olii di semi.
Olio di arachidi
E' uno dei più usati per la frittura, almeno nelle case (nei ristoranti si usa ben di peggio...) per via dell'alto contenuto di acidi grassi monoinsaturi, e per questa ragione è migliore dell'olio di mais o di semi di girasole. Si tratta però di un olio estratto da un legume, che quindi non dovrebbe essere neppure considerato in un'alimentazione primal, paleo o chetogenica, ed è suscettibile ad irrancidirsi.
La recente pubblicazione di una ricerca sugli effetti antirumorali di antiparassitari come l'ivermectina, il fenbendazone ed il mebendazole segue molte fatte soprattutto in Cina, dove questi farmaci sono usati correntemente, insieme ad intravena di acido ascorbico, per curare i tumori.
Molti, eccitati da questa associazione, ripropongono la teoria dei parassiti come causa del cancro.
In realtà, il meccanismo di funzionamento, o anzi i meccanismi di funzionamento, di questi farmaci contro i tumori sono perlopiù conosciuti, ed i parassiti non c'entrano nulla.
Innanzitutto il fenbendazole ed il mebendazole hanno un chiaro effetto distruttivo sul microtuboli, un organo delle cellule che è il target di farmaci antitumorali usati dagli oncologi come il Taxol. Questi microtuboli sono una componente essenziale della struttura delle cellule, possiamo dire che siano l'impalcatura che le sostiene, e distruggendoli si causa un notevole danno a dette cellule.
Uno studio pubblicato nel 2011 sul British Medical Journal fece un certo scalpore nella comunità medica. I ricercatori nutrizionisti che avevano effettuato lo studio dimostrarono che le donne che integrano il calcio per prevenire l'osteoporosi corrono un rischio maggiore di infarto, ictus ed aterosclerosi (formazione di placche di calcio nelle arterie), rispetto a quelle che non lo fanno.
Per metterla nel modo più chiaro possibile: integrare il calcio causava due morti per ogni frattura evitata, un po' come il Santo Siero sicuro ed efficace. Ed il bello è che questa fu la terza ricerca a mostrare chiaramente questo tipo di risultati. Nonostante questo, ogni ciarlatano dottore prescriverà alle donne in menopausa supplementi a base di calcio e raccomanderà di bene più latte.
Il fatto che in paesi Asiatici come Cina, Giappone ed altri del South Est Asia, dove il latte praticamente non esiste, abbiano i tassi più bassi di osteoporosi avrebbe dovuto far capire che il calcio non è la soluzione ad un problema che invece è reale.
Questo apparente paradosso non riguarda solo chi assume integratori di calcio, e certamente non solo le donne.Anche persone che non assumono integratori di calcio hanno spesso malattie cardiache causate da un accumulo letale di questo minerale nelle arterie, che può creare problemi anche in altri tessuti.