Francesco Profile picture
Started using Twitter on 24/02/2022
Feb 1 8 tweets 9 min read
Per chi crede alla favola che “il Donbas è sempre stato russo”:

📹 guardate questo video.

Mostra le manifestazioni pro-Yanukovyč e anti-Maidan nel Donbas (2013–2014) e il congresso del Partito delle Regioni (la principale forza politica filo-russa dell’epoca) con 3.500 tra sindaci e amministratori locali il 16 aprile 2014 — quando la Russia aveva già annesso la Crimea e gruppi armati avevano già occupato edifici pubblici e caserme nel Donbas.

Tre domande semplici:
👉 vedete bandiere russe?
👉 sentite richieste di secessione?
👉 sentite appelli all’intervento militare di Mosca?

No.
Al contrario: troverete bandiere ucraine, musica e tradizioni ucraine, discorsi su un’Ucraina forte e indipendente — e soprattutto un messaggio chiaro: no ai “nuovi arrivati” armati, i cosiddetti “separatisti”.

Ed è qui il punto chiave: il Partito delle Regioni era la forza dominante nel Donbas.
Nel ballottaggio presidenziale del 2010 Yanukovyč ottenne circa il 90% a Donetsk e Luhansk; nel 2012 il partito raccolse circa il 60% complessivo nel Donbas (Donetsk e Luhansk), confermandosi la forza politica largamente maggioritaria.
In più, controllava gran parte delle amministrazioni locali e la maggioranza dei principali comuni.

Eppure, ancora oggi, ci ripetono che “il Donbas è sempre stato russo”.

Vediamo i fatti nel thread seguente.
1/7 ⤵️ Il mito del “Donbas sempre russo”: cosa dicono davvero numeri e fatti

Per chi ha vissuto nel Donbas è difficile accettare una frase che negli ultimi anni è diventata quasi uno slogan geopolitico:

«La maggioranza della popolazione del Donbas ha sempre voluto vivere in Russia».

È una tesi ripetuta spesso nei circuiti della propaganda filo-russa. Ma quando la si confronta con dati elettorali, risultati referendari e documentazione storica precedente al 2014, l’immagine che emerge è molto diversa — e meno compatibile con la narrazione di un separatismo “storico”.

L’idea di fondo è che nel Donbas esistesse da tempo un movimento separatista spontaneo, pronto a esplodere alla prima crisi politica. I numeri raccontano un’altra storia.

Il referendum del 1991: il Donbas votò per l’Ucraina

Il 1° dicembre 1991, nel referendum sull’indipendenza dell’Ucraina, anche le regioni orientali votarono in modo netto:

Oblast di Donetsk: 76,85% di voti favorevoli
Oblast di Luhansk: 83,86% di voti favorevoli

Si trattava di un voto precedente a qualsiasi conflitto geopolitico moderno. La maggioranza degli elettori del Donbas scelse consapevolmente di appartenere allo Stato ucraino. Questo dato è il punto di partenza storico di qualsiasi discussione sulla regione.

Il voto a Yanukovyč del 2010 non era un voto separatista

Alle elezioni presidenziali del 2010 Viktor Yanukovyč ottenne percentuali altissime nel Donbas:

Donetsk: 90,44%
Luhansk: 88,96%

Questi numeri vengono spesso citati come prova di un orientamento “filo-russo”.
Ma il programma di Yanukovyč non prevedeva né la secessione né l’annessione alla Russia.
Puntava invece su una linea “pragmatica”: proseguire l’integrazione europea senza rompere i rapporti economici e politici con Mosca.

Il voto a Yanukovyč esprimeva una preferenza politica ed economica, non un progetto di uscita dall’Ucraina. Confondere le due cose significa trasformare una scelta elettorale in un plebiscito geopolitico che non è mai esistito.

L’integrazione europea era un punto cardine del programma elettorale di Yanukovyč nel 2010.
E per anni il presidente continuò a promettere la firma dell’accordo di associazione e cooperazione con l’Unione Europea, fino a poche settimane prima dell’improvviso e clamoroso dietrofront del novembre 2013.
Quel passo indietro scatenò l’indignazione di una parte ampia dell’opinione pubblica e fu la scintilla che, a partire dal 21 novembre 2013, portò alle proteste di Euromaidan.

Qui sotto raccolgo alcuni passaggi chiave della presidenza Yanukovyč in cui ribadisce, pubblicamente, l’impegno dell’Ucraina verso l’integrazione europea.
2/7 ⤵️
Dec 14, 2025 12 tweets 5 min read
Afghanistan, Ucraina e la menzogna della “vittoria”

Negli anni Ottanta, dopo il ritiro delle truppe sovietiche dall’Afghanistan, la televisione di Stato dell’URSS raccontò al Paese una favola: il ritiro venne presentato come un evento ordinato e patriottico, la missione come compiuta, e l’Unione Sovietica come vincitrice sul piano degli obiettivi negoziali.

Oggi, quarant’anni dopo, la stessa identica narrazione viene riproposta dai propagandisti filorussi parlando dell’invasione dell’Ucraina. Anche questa volta si parla di vittoria, di obiettivi centrati, di Russia rafforzata.

Se fosse vero, allora dovremmo ammettere che l’URSS non solo vinse, ma stravinse la guerra in Afghanistan.

Oggi la Russia ha conquistato circa il 12% di territorio ucraino aggiuntivo, in gran parte devastato e difficilmente ricostruibile, al costo di:

1,1 milioni di perdite umane,

250–350 miliardi di dollari di spesa militare,

420–480 miliardi di dollari di riserve perse o immobilizzate,

Una bolla finanziaria con 200–250 miliardi di dollari di crediti bancari ad alto rischio,

una contrazione del PIL civile di oltre il 10%,

Crisi industriale, settore edilizio in difficoltà, tagli ingenti a infrastrutture, istruzione e sanità, e un crescente isolamento strategico.

Se questo può essere definito una “vittoria”,
allora la guerra in Afghanistan sarebbe stata una vittoria storica per l’Unione Sovietica.
Ma sappiamo che non lo fu.
E conosciamo bene come quella storia si concluse.

La propaganda può riscrivere le parole;
i numeri e la storia, no.

Vediamo dunque i numeri, uno per uno.
⤵️ 1/11 Dodici punti percentuali di terra, al prezzo di un Paese

Prima del 24 febbraio 2022, la Russia controllava circa il 7% del territorio ucraino: Crimea e parti del Donbas. Oggi, dopo 3 anni e 7 mesi di guerra, controlla circa il 19–20% dell’Ucraina, Crimea inclusa.
In termini netti, quindi, ha conquistato circa 12–13 punti percentuali di territorio.
Ma quel territorio è in larga parte:

città ridotte a macerie (Mariupol, Bachmut),

infrastrutture distrutte,

aree pesantemente minate,

regioni economicamente paralizzate.

Territori che la Russia non ha né le risorse finanziarie, né la tecnologia, né il capitale umano per ricostruire. ⤵️ 2/11
Mar 7, 2023 10 tweets 2 min read
I dati satellitari mostrano che le zone di combattimento hanno coinvolto il 14% dei comuni in Ucraina, ed in alcune città quasi il 50% dell'area urbana è andata distrutta.
Uno studio publicato sull’Economist del 25.02, mostra il livello di distruzione causato dalla Russia.
1/10 Image La guerra in Ucraina è la più documentata della storia. Ogni giorno, i social media traboccano di video di attacchi aerei, rapporti di bloggers, video di civile e soldati.
Ma solamente i satelliti possono darci una visione complessiva dei danni prodotti dall'invasione Russa.
2/10
Mar 3, 2023 23 tweets 4 min read
In Italia i Putinisti come Berlusconi o Travaglio, sono liberi di ripetere le più stupide storie create dalla propaganda russa.
Mentre in Russia sono 20.000 le persone arrestate dall'inizio della guerra per aver protestato o per solo aver lasciavato dei fiori sotto le statue
1/23 Image Navalny, leader dell'opposizione incarcerato, è stato trasferito in isolamento.
I procuratori stanno preparando per lui un nuovo processo "farsa".
Inoltre, le poche istituzioni rimaste che criticano il governo o sostengono una società più libera sono scomparse.
2/23
Mar 1, 2023 5 tweets 1 min read
Di recente i Putinisti avevano sbandierato alcune copertine dell’ Economisit (senza leggerlo) per il tema delle sanzioni mentre sono rimasti silenziosi sull’edizione della scorsa settimana anche se contiene molti articoli sull’Ucraina.
La ragione: non amano cosa c’è scritto.
1/5 Image Sotto la conclusione del primo articolo :
- È giusto rammaricarsi per la guerra, ma sarebbe poco saggio desiderare semplicemente la fine dell'aggressione di Putin.
Una vittoria russa in Ucraina porterebbe il mondo a marciare a carponi lungo un sentiero desolato
2/5
Feb 13, 2023 28 tweets 9 min read
La lista dei Suicidi in Russia aumenta:
Oggi Vladimir Makarov (67), Generale della direzione del ministero degli Interni russo, è stato trovato morto vicino Mosca.
La polizia afferma che è stato un suicidio.
Makarov era stato licenziato a Gennaio.

Sotto la lista completa 👇
1/28 Image 26/1/2023
Dmitry Pawochka (49),
Ex manager di Roscosmos, Sukhoi, Lukoil, Bank Menatep e Russdragmet, e molte altre aziende.
Bruciato vivo dopo essersi addormentato con una sigaretta accesa
Luogo: al 17° piano di un appartamento a Mosca 🇷🇺.
2/28 Image
Dec 9, 2022 6 tweets 2 min read
Secondo i propagandisti ProPutin Zelenski è un despota illiberale perché ha sciolto tutti i partiti dell’opposizione.
Nel breve tread sotto spiego il perché si tratta di un altra bufala creata ad hoc dai seguaci del Cremlino
1/5
Iniziamo dai Partiti sospesi:
Degli 11 partiti sospesi solo 2 hanno seggi al parlamento e solo 3 parteciparono alle elezioni del 2019, raggiungendo il 18% dei voti.

Il resto sono gruppi di estrema sinistra e filoRussi con pochissimi iscritti. 2/
theguardian.com/world/2022/mar… Image
Dec 1, 2022 49 tweets 15 min read
Non esistono separatisti nel Donbas. La guerra nel Donbas fu un'elaborata creazione russa. Alcuni giornali continuano a chiamare le cosiddette truppe russe del DPR e LPR "separatisti filo-russi". In questo thread, @MuKappa spiega il perché si tratta di falsa proganda russa. 1/ L'aggressione russa contro l'Ucraina puo essere suddivisa in tre fasi:
1. Fase di guerra ibrida, 2009-febbraio. 20 2 2014
2. "Reale" invasione iniziale, 20 febbraio 2014-febbraio 2014. 24 2022
3. Invasione su vasta scala, 24 febbraio 2022- tuttora in corso 2/