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...prevalenza, nella cinquina finalista, di libri non inquadrabili nelle forme oggi più abituali del romanzo, o meglio di quella che con brutta parola inglese promiscuamente applicata alla letteratura e ad altre arti, va sotto il nome di fiction.>
E ciò è dovuto in primo luogo alle circostanze e ai modi in cui si è sviluppata l'individuazione del virus nei moderni centri di ricerca che lo hanno isolato. Di esso, cioè, si è parlato prima in laboratorio che per strada, dove ancora lo si ignorava (segue)
i testatori si dichiarano spesso malati. Lorenzo della Torre, notaio e parroco di Sant’Angelo, fatica anche a trovare i testimoni, e talvolta non copia nemmeno nel proprio protocollo i testamenti olografi che riceve, limitandosi ad aggiungere la formula d’autenticazione…segue
Nell’estate del 1396 Bondí chiede ai suoi colleghi a Barcellona di prender contatto con un’ebrea convertita, tale Giovannina – battezzata col nome di Lionor – , figlia di Abamart Rosselhó, per trasmetterle il messaggio di una madre che «non fa tutto dí altro che piangere» (segue)
Queste parole furono scritte circa 600 anni fa, nel 1424, in un manuale di conversazione allegato a un vocabolario italo-tedesco, uno dei più famosi nel suo genere, redatto all’ombra del Fondaco dei Tedeschi a Venezia da un maestro di nome Giorgio da Norimberga (segue).
È la pestilenza nota come Morìa dei Bianchi, così detta perché propagata dalle processioni religiose della compagnia degli «accappati» vestiti di bianco, un movimento penitenziale. I sintomi lamentati da Francesca sono mal di stomaco e gonfiore costale (segue)
Non sarebbe male, ad esempio, distinguere le situazioni d'obiettiva, drammatica emergenza da quella che (almeno fino a ieri) era la consuetudine etologica della nostra specie (segue)
…da dove comincia a scrivere lettere disperate chiedendo soldi per essere riscattato. Ignora forse che nel frattempo in Europa è scoppiata la peste. Nell’aprile del 1348 appare trepidante ma fiducioso, e chiede di non essere lasciato morire «a modo de chan». (segue)
A bordo del galeone erano morti il capitano, Piero Grinta, e otto uomini dell'equipaggio. Anche il nocchiero -di Tripoli nel Peloponneso- era malato, al pari di altri membri dell'equipaggio, a cui viene prescritta una "contumacia" di 54 giorni (segue)
Il racconto si apre con il terremoto del 25/01/1348, che danneggiò vari edifici della città. Le scosse di assestamento, spiega l'iscrizione, durarono quaranta giorni, dopo i quali iniziò la pestilenza. Le sue manifestazioni erano varie: emorragie, carbonchio, piaghe (continua)