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La chiusura di Hormuz fa mancare all’economia del pianeta 14 milioni di barili di greggio al giorno, ma anche il 20% delle esportazioni mondiali di gas naturale liquefatto (LNG), e poi urea, ammoniaca, zolfo, alluminio, elio.
Il concetto di “predominio energetico” è uno dei cardini della politica estera ed economica della Casa Bianca.
Il segretario al Tesoro Bessent l’ha definito “Economic Fury”, ovvero il complemento economico dell’operazione militare “Epic Fury”.
A quasi un mese dall’inizio dell’aggressione lanciata da USA e Israele contro l’Iran, tutti i piani israelo-americani sono saltati. La fermezza con cui Teheran ha risposto all’attacco ha fatto svanire il miraggio di una guerra lampo vagheggiato da Washington e Tel Aviv.
L’attacco sferrato contro l’Iran da Israele e Stati Uniti il 28 febbraio ha scatenato un conflitto esteso all’intera regione mediorientale, spingendo il pianeta verso livelli di incertezza che non hanno precedenti nella storia recente.
La chiusura dello Stretto di Hormuz è una spada di Damocle sulla durata dello sforzo bellico israelo-americano, un fardello che rischia di diventare insostenibile per gli USA e l’Occidente. E Washington non può farci nulla.
L’inaugurazione del Consiglio di Pace e la presentazione di un piano di ricostruzione a Davos (Svizzera), in occasione dell’annuale riunione del World Economic Forum, aprono una nuova pericolosa fase per Gaza.
La volontà di Trump di annettere la Groenlandia è pari all’artificiosità delle motivazioni addotte per giustificare la sua rivendicazione (senza perciò voler sminuire lo sfruttamento coloniale che la Danimarca ha a sua volta imposto alla Groenlandia).
La carta di fondazione del nuovo organismo non menziona esplicitamente Gaza, e parla di “un più agile ed efficace organismo internazionale di peace-building” che abbia “il coraggio di distanziarsi da istituzioni che troppo spesso hanno fallito” (un riferimento all’ONU).
L’azione che ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores è probabilmente un segno di debolezza piuttosto che di forza da parte dell’amministrazione Trump e degli Stati Uniti. Tale azione è indicativa di una superpotenza…
Il fragile cessate il fuoco a Gaza, continuamente violato da Israele, invece di ridurre le tensioni nella vicina Cisgiordania ha visto un’accelerazione delle operazioni israeliane finalizzate all’annessione di fatto del territorio palestinese occupato.
https://twitter.com/Glenn_Diesen/status/2006066510796628039
…controllo nucleare russo.
Quando la scorsa settimana è emerso che il CEO di BlackRock Larry Fink sedeva al tavolo negoziale fra Stati Uniti e Ucraina, la posta in gioco dell’iniziativa diplomatica americana per risolvere il conflitto tra Mosca e Kiev è divenuta più chiara.
La pubblicazione della nuova Strategia di Sicurezza Nazionale dell’amministrazione Trump, insieme all’ultimo piano di pace per l’Ucraina proposto dalla Casa Bianca, costituiscono solo gli ultimi due episodi che hanno inasprito le relazioni fra Washington e l’Europa.
Chi ha redatto il piano Trump in 28 punti? Era realistico? Era davvero una “resa alla Russia”? E chi ha cercato in tutti i modi di sabotarlo? Sono alcuni degli interrogativi sollevati dal polverone diplomatico e mediatico di questi giorni.
L’Operazione Mida lanciata dalle agenzie anti-corruzione NABU e SAPO ha sollevato un polverone in Ucraina.
Lo scorso 10 novembre, il presidente americano Donald Trump ha ospitato alla Casa Bianca un capo di stato siriano per la prima volta da circa ottant’anni a questa parte. L’episodio è ancor più notevole se si pensa che l’attuale presidente…
Proprio nei giorni scorsi Israele ha commemorato il trentennale dell’assassinio di Yitzhak Rabin, il primo ministro che nel 1993 aveva firmato gli Accordi di Oslo dando il via al “processo di pace” israelo-palestinese.
Le relazioni fra USA e Russia hanno registrato un serio peggioramento. Dopo la telefonata del 20 ottobre fra Rubio e Lavrov, il primo ha raccomandato che la Casa Bianca cancellasse il previsto incontro fra i presidenti dei due paesi a Budapest.
Presentatosi alle presidenziali come un “candidato di pace” che voleva chiudere il capitolo dell’avventurismo americano all’estero, Trump ha invece impostato un mandato all’insegna di minacce militari e ricatti commerciali.
Se tutto andrà secondo i piani, “la vita per gli abitanti di Gaza passerà dall'essere un completo inferno a un semplice incubo”, hanno scritto Hussein Agha e Robert Malley, esperti a lungo coinvolti nel fallimentare processo di pace israelo-palestinese