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"Finiremo tutti colpevoli per non aver capito che i mali grandi e irrimediabili dipendono dall’indulgenza verso i mali ancora piccoli e rimediabili” (V. Foa)

Jul 17, 25 tweets

Nell’immaginario collettivo, alimentato dal cinema hollywoodiano e da una narrazione mediatica spesso polarizzata, gli Stati Uniti vengono dipinti come il paese della giustizia fai-da-te, dove chiunque può sparare a un intruso sul proprio prato senza subire conseguenze.

Ma anche negli USA la legittima difesa non è affatto un diritto assoluto o incondizionato.
Certo, esiste una maggiore tolleranza culturale e legislativa rispetto all'Europa, ma l'uso della forza, specialmente di quella letale, è regolato da paletti giuridici molto rigidi.

Se questi confini vengono superati, il cittadino si trasforma istantaneamente in un imputato per omicidio.
Esistono pilastri come l’imminenza del pericolo, la proporzionalità e pure la ragionevolezza.

Negli USA non esiste una legge federale unica e onnicomprensiva che regoli la legittima difesa per i comuni cittadini.
Reati come l'omicidio, l'aggressione o il furto e le relative cause di giustificazione (come la legittima difesa) sono di competenza dei singoli Stati.

In quasi tutti gli Stati è però in vigore la "Castle Doctrine", secondo cui "la propria casa è il proprio castello" che solleva il cittadino dal "dovere di ritirata" prima di usare una forza ragionevole, inclusa una forza letale, quando si trova tra le mura domestiche.

Tuttavia, il motivo per cui si fa spesso confusione è che la Castle Doctrine non viene applicata ovunque nello stesso modo.
Ci sono enormi differenze tra Stato e Stato.
Per esempio sui confini del “castello”.
Solo casa, casa + auto e lavoro, casa, ma anche cortile e giardino ecc.

I tribunali americani sono pieni di casi in cui cittadini, convinti di essere nel pieno diritto di difendersi, vengono condannati.
La legge americana, pur valorizzando la tutela della sicurezza individuale, punisce severamente l'eccesso di difesa e l'abuso delle armi.

Come il drammatico caso di Byron David Smith (Minnesota, 2012).
Lui era un ex ufficiale della sicurezza nazionale di 64 anni, in pensione, che viveva a Little Falls, in Minnesota.
La sua casa svaligiata diverse volte nei mesi precedenti.

Frustrato e arrabbiato, Smith decise di prepararsi a un eventuale nuovo intruso, ma lo fece trasformando la sua casa in una vera e propria trappola.
Quando la trappola fu pronta iniziò a lasciare la propria auto lontano per far sembrare la casa vuota.
E restò in attesa

Si era posizionato nel seminterrato, armato con due fucili, acqua, barrette energetiche e, dettaglio che si rivelerà fatale al processo, un registratore audio acceso.
Il giorno del Ringraziamento del 2012, due cugini adolescenti, si introdussero nella sua proprietà.

Si chiamavano Nick Brady (17 anni) e Haile Kifer (18 anni).
Le registrazioni catturarono ogni singolo istante di ciò che accadde.
Il ragazzo scese le scale del seminterrato.
Smith gli sparò tre colpi, facendolo rotolare giù per i gradini.
Il ragazzo era a terra, ferito ma vivo.

Smith gli sparò un ultimo colpo letale sotto il mento, mormorando: "Sei morto".
Invece di chiamare la polizia, Smith trascinò il corpo di Brady in un'altra stanza, ricaricò le armi e si rimise in attesa.
Pochi minuti dopo, la ragazza scese le scale chiamando il cugino.

Smith le sparò.
La ragazza cadde urlando.
Il fucile di Smith si inceppò; l'uomo estrasse allora una pistola, le sparò ripetutamente e, mentre la ragazza agonizzava, le diede il colpo di grazia alla tempia, definendola ad alta voce "spazzatura".
(Tutto registrato).

Smith aspettò quasi 24 ore prima di chiamare la polizia, sostenendo di non aver voluto disturbare le forze dell'ordine durante il giorno di festa.
Al processo la difesa invocò la Castle Doctrine.
Due ladri erano entrati in casa sua e lui temeva per la propria vita.
Quindi...

L’accusa smontò completamente la tesi della legittima difesa, supportata dalle registrazioni audio registrate dallo stesso Smith.
L’uomo aveva deliberatamente attirato i ragazzi facendo finta di non essere in casa.

Niente proporzionalità: gli intrusi erano a terra, feriti e non più in grado di offendere, la minaccia immediata era cessata.
E poi c’era il colpo di grazia.
Gli spari finali, ravvicinati e deliberati su soggetti ormai inermi, non erano "difesa", ma vere e proprie esecuzioni.

Nel 2014, la giuria impiegò solo tre ore di camera di consiglio per dichiarare Byron Smith colpevole di omicidio premeditato di primo grado.
È stato condannato all'ergastolo senza possibilità di libertà condizionale.
La difesa ha fatto ricorso per tre volte.
Inutilmente.

Questo caso ha segnato un confine indelebile nella giurisprudenza americana: persino all'interno delle mura domestiche, e persino di fronte a dei criminali accertati, la legge non autorizza mai la vendetta privata o l'esecuzione a sangue freddo.

Vi ricorda qualcosa?
Dopo l’ultimo fatto accaduto il politico della “difesa deve essere sempre legittima” ha scritto che cambierà la legge
Un’altra volta.
Il Codice Rocco non andava bene perché il giudice doveva valutare caso per caso se la reazione fosse proporzionata all'offesa

Al grido “la difesa deve essere sempre legittima”, con la legge 59/2006. la proporzione nei casi di violazione di domicilio veniva presunta per legge, limitando la discrezionalità del giudice, purché l'arma fosse legalmente detenuta e vi fosse un pericolo concreto per le persone

Quello che propagandava “la difesa è sempre legittima” brindò.
I giudici iniziarono ad applicare alla lettera quella legge, ma ogni caso è un caso diverso.
Diversi gli attori, i luoghi, le reazioni, ecc.

A fronte di tante assoluzioni, come quelle di Giuseppe Di Pisa, Giovanni Petrali, Luigi Tallarini e Angelo Cerioli, i giudici condannarono chi aveva rincorso un ladro uccidendolo lontano dal luogo.
E condannato chi aveva dato la caccia al ladro in paese uccidendolo.

E condannato Walter Onichini. Un ladro aveva tentato di rubargli l’auto e lui gli aveva sparato.
Perché condannato?
Perché aveva caricato l’uomo in auto, lo aveva portato lontano e poi gettato in un campo.
Trovato il giorno dopo da un passante.

E per quello della “difesa sempre legittima” la legge del 2006 (portata avanti da lui e dal suo partito) non andava più bene.
Bisognava cambiarla.
Il grido quello solito: “La difesa è sempre legittima”.
E così nacque la Legge n. 36/2019 portata avanti sempre dagli stessi partiti

Quello che brindava per la legge del 2006, che poi brindava per quella del 2019, oggi dice che c’è bisogno di un’altra legge.
L’ennesima.
Che come le altre dovrà rispettare i limiti costituzionali.
La discrezionalità del Parlamento nel legiferare non è infatti assoluta.

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