Nell’immaginario collettivo, alimentato dal cinema hollywoodiano e da una narrazione mediatica spesso polarizzata, gli Stati Uniti vengono dipinti come il paese della giustizia fai-da-te, dove chiunque può sparare a un intruso sul proprio prato senza subire conseguenze.
Ma anche negli USA la legittima difesa non è affatto un diritto assoluto o incondizionato.
Certo, esiste una maggiore tolleranza culturale e legislativa rispetto all'Europa, ma l'uso della forza, specialmente di quella letale, è regolato da paletti giuridici molto rigidi.
Se questi confini vengono superati, il cittadino si trasforma istantaneamente in un imputato per omicidio.
Esistono pilastri come l’imminenza del pericolo, la proporzionalità e pure la ragionevolezza.
Negli USA non esiste una legge federale unica e onnicomprensiva che regoli la legittima difesa per i comuni cittadini.
Reati come l'omicidio, l'aggressione o il furto e le relative cause di giustificazione (come la legittima difesa) sono di competenza dei singoli Stati.
In quasi tutti gli Stati è però in vigore la "Castle Doctrine", secondo cui "la propria casa è il proprio castello" che solleva il cittadino dal "dovere di ritirata" prima di usare una forza ragionevole, inclusa una forza letale, quando si trova tra le mura domestiche.
Tuttavia, il motivo per cui si fa spesso confusione è che la Castle Doctrine non viene applicata ovunque nello stesso modo.
Ci sono enormi differenze tra Stato e Stato.
Per esempio sui confini del “castello”.
Solo casa, casa + auto e lavoro, casa, ma anche cortile e giardino ecc.
I tribunali americani sono pieni di casi in cui cittadini, convinti di essere nel pieno diritto di difendersi, vengono condannati.
La legge americana, pur valorizzando la tutela della sicurezza individuale, punisce severamente l'eccesso di difesa e l'abuso delle armi.
Come il drammatico caso di Byron David Smith (Minnesota, 2012).
Lui era un ex ufficiale della sicurezza nazionale di 64 anni, in pensione, che viveva a Little Falls, in Minnesota.
La sua casa svaligiata diverse volte nei mesi precedenti.
Frustrato e arrabbiato, Smith decise di prepararsi a un eventuale nuovo intruso, ma lo fece trasformando la sua casa in una vera e propria trappola.
Quando la trappola fu pronta iniziò a lasciare la propria auto lontano per far sembrare la casa vuota.
E restò in attesa
Si era posizionato nel seminterrato, armato con due fucili, acqua, barrette energetiche e, dettaglio che si rivelerà fatale al processo, un registratore audio acceso.
Il giorno del Ringraziamento del 2012, due cugini adolescenti, si introdussero nella sua proprietà.
Si chiamavano Nick Brady (17 anni) e Haile Kifer (18 anni).
Le registrazioni catturarono ogni singolo istante di ciò che accadde.
Il ragazzo scese le scale del seminterrato.
Smith gli sparò tre colpi, facendolo rotolare giù per i gradini.
Il ragazzo era a terra, ferito ma vivo.
Smith gli sparò un ultimo colpo letale sotto il mento, mormorando: "Sei morto".
Invece di chiamare la polizia, Smith trascinò il corpo di Brady in un'altra stanza, ricaricò le armi e si rimise in attesa.
Pochi minuti dopo, la ragazza scese le scale chiamando il cugino.
Smith le sparò.
La ragazza cadde urlando.
Il fucile di Smith si inceppò; l'uomo estrasse allora una pistola, le sparò ripetutamente e, mentre la ragazza agonizzava, le diede il colpo di grazia alla tempia, definendola ad alta voce "spazzatura".
(Tutto registrato).
Smith aspettò quasi 24 ore prima di chiamare la polizia, sostenendo di non aver voluto disturbare le forze dell'ordine durante il giorno di festa.
Al processo la difesa invocò la Castle Doctrine.
Due ladri erano entrati in casa sua e lui temeva per la propria vita.
Quindi...
L’accusa smontò completamente la tesi della legittima difesa, supportata dalle registrazioni audio registrate dallo stesso Smith.
L’uomo aveva deliberatamente attirato i ragazzi facendo finta di non essere in casa.
Niente proporzionalità: gli intrusi erano a terra, feriti e non più in grado di offendere, la minaccia immediata era cessata.
E poi c’era il colpo di grazia.
Gli spari finali, ravvicinati e deliberati su soggetti ormai inermi, non erano "difesa", ma vere e proprie esecuzioni.
Nel 2014, la giuria impiegò solo tre ore di camera di consiglio per dichiarare Byron Smith colpevole di omicidio premeditato di primo grado.
È stato condannato all'ergastolo senza possibilità di libertà condizionale.
La difesa ha fatto ricorso per tre volte.
Inutilmente.
Questo caso ha segnato un confine indelebile nella giurisprudenza americana: persino all'interno delle mura domestiche, e persino di fronte a dei criminali accertati, la legge non autorizza mai la vendetta privata o l'esecuzione a sangue freddo.
Vi ricorda qualcosa?
Dopo l’ultimo fatto accaduto il politico della “difesa deve essere sempre legittima” ha scritto che cambierà la legge
Un’altra volta.
Il Codice Rocco non andava bene perché il giudice doveva valutare caso per caso se la reazione fosse proporzionata all'offesa
Al grido “la difesa deve essere sempre legittima”, con la legge 59/2006. la proporzione nei casi di violazione di domicilio veniva presunta per legge, limitando la discrezionalità del giudice, purché l'arma fosse legalmente detenuta e vi fosse un pericolo concreto per le persone
Quello che propagandava “la difesa è sempre legittima” brindò.
I giudici iniziarono ad applicare alla lettera quella legge, ma ogni caso è un caso diverso.
Diversi gli attori, i luoghi, le reazioni, ecc.
A fronte di tante assoluzioni, come quelle di Giuseppe Di Pisa, Giovanni Petrali, Luigi Tallarini e Angelo Cerioli, i giudici condannarono chi aveva rincorso un ladro uccidendolo lontano dal luogo.
E condannato chi aveva dato la caccia al ladro in paese uccidendolo.
E condannato Walter Onichini. Un ladro aveva tentato di rubargli l’auto e lui gli aveva sparato.
Perché condannato?
Perché aveva caricato l’uomo in auto, lo aveva portato lontano e poi gettato in un campo.
Trovato il giorno dopo da un passante.
E per quello della “difesa sempre legittima” la legge del 2006 (portata avanti da lui e dal suo partito) non andava più bene.
Bisognava cambiarla.
Il grido quello solito: “La difesa è sempre legittima”.
E così nacque la Legge n. 36/2019 portata avanti sempre dagli stessi partiti
Quello che brindava per la legge del 2006, che poi brindava per quella del 2019, oggi dice che c’è bisogno di un’altra legge.
L’ennesima.
Che come le altre dovrà rispettare i limiti costituzionali.
La discrezionalità del Parlamento nel legiferare non è infatti assoluta.
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È la sera di San Valentino del 2022.
Lui si chiama Tony Earls Jr. (41 anni) e con sua moglie si trova a un bancomat drive-thru della Chase Bank a Houston, quando un uomo armato si avvicina alla loro auto chiedendo loro del denaro e alcuni effetti personali.
Ottenuto quanto voluto inizia a correre.
Fugge a piedi, inseguito da Tony Earls, che nel frattempo ha recuperato la pistola che teneva in macchina".
Tony Earls è accecato dalla rabbia e dall'adrenalina. Inizia a sparare contro il rapinatore che sta scappando.
In quel momento, sulla strada sta transitando un pickup.
A bordo la famiglia Alvarez: madre, padre e figli, del tutto estranei alla vicenda, che stanno andando a mangiare un gelato.
Sul sedile posteriore c'è Arlene Alvarez, una bambina di 9 anni con le cuffie alle orecchie.
La cosa fa sorridere.
Un anonimo, in questo caso Johannes, che racconta storie per riportare in vita anonimi.
O quasi.
Vi dirò la verità.
Il fatto che abbia pensato a me non mi rende felice. Ultimo fa 250.000 di biglietti venduti e Johannes pensa di raccontare la mia storia?
Questo dice tutto sull’assurdità di questo mondo.
C'è chi riempie gli stadi e chi è rimasto su una banchina di Euston alle sei del mattino, con un lamento di sax in testa.
La differenza è tutta lì, nella distanza tra il rumore e il silenzio.
E Johannes preferisce il silenzio.
Sono nato a Paisley, Scozia, nel 1947.
Se chiudo gli occhi e ripenso al passato?
Le mie giornate avevano il colore grigio dell'intonaco delle case popolari e il passo pesante di mio padre Joseph che tornava a casa ubriaco, alla ricerca di qualcuno con cui sfogarsi.
“Sono contrario alla mescolanza perché Il sangue dei neri è di minor valore.
Se lo mescoliamo col sangue dei bianchi finirà per far scomparire la cultura europea”.
L'allievo Josef annuì.
In fondo nessuno poteva contraddire l’affermazione del suo maestro, il dottor Eugen Fischer.
Quelle del suo maestro non erano semplici teorie.
Lui le aveva sperimentate sul campo.
Esattamente nel campo di concentramento tedesco di Shark Island.
Era stato proprio il suo maestro, alcuni mesi prima, a raccontargli tutta la storia.
Fin dall'inizio.
Tutto era cominciato nel 1885, dopo la Conferenza di Berlino, in cui le potenze europee si erano spartite il continente africano.
Alla Germania era stato assegnato anche il territorio noto come Deutsch-Südwestafrika (Africa tedesca del Sudovest), l'attuale Namibia.
“Tutti gli uomini sono creati eguali dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che fra questi diritti sono la Vita, la Libertà…” E se “una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo”
Era il 4 luglio 1776 quando Thomas Jefferson, mostrò pubblicamente (era stata approvata il 2 luglio) la Dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti d'America.
Quelle prime righe furono poi ribadite nel 1789, all’art. 1 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino che recita testualmente: “Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti”.
E poi nel 1948 la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.
Una statua.
Nel 2019 mi hanno dedicato una statua al Greenwich Village a New York.
Per il 50° anniversario.
E’ stata collocata esattamente in fondo alla strada dove si trova quel famoso bar.
Chi sono e perché quella statua in mio onore nei pressi di un bar?
Un lunga storia.
Sono nata a New York il 2 luglio 1951.
E a chi ha origini portoricane e venezuelane può capitare di nascere in un taxi di fronte al Lincoln Hospital.
Ma gli può capitare anche di peggio.
Per esempio essere abbandonato dal padre appena nato.
Josè Rivera credo si chiamasse.
“Però almeno una mamma l’avevi”.
Insomma.
Solo fino a tre anni, quando mia madre versò del veleno per topi in due bicchieri di latte.
Dopo averne bevuto uno mi disse di bere l'altro.
Dopo pochi sorsi rifiutai di finire il bicchiere perché il latte aveva un cattivo sapore.
“Nelle nostre case popolari, sui citofoni, non abbiamo più Giuseppe, non abbiamo più Maria, non abbiamo più Francesco.
Abbiamo Omar, abbiamo Mohamed, abbiamo Abdul.
E questo, cari colleghi della sinistra, a noi di Futuro nazionale non va giù”.
Sono parole di tale Rossano Sasso, deputato di Futuro Nazionale, durante gli ultimi interventi sugli odg riguardanti il piano casa, lunedì 22 giugno.
Un approccio razzista in totale spregio dell'articolo 3 della nostra Costituzione."
E la mente corre alle tre persone che hanno scolpito l’articolo 3.
Partendo dal socialista Lelio Basso, antifascista, arrestato nell'aprile 1928 a Milano e confinato sull'isola di Ponza
Tornato a Milano fu di nuovo arrestato e trasferito nel campo di concentramento di Colfiorito