Il canale #telegram#dentrolanotizia ha oltre 110mila iscritti (di cui almeno 45.000 sono bot creati ad arte per sostenere queste tesi). E' il canale dove la senatrice #Granato diffonde le sue #fakenews.
Un canale che è sostenuto dalle donazioni di polli che finanziano 1/3
questo canale, ma anche dalla Russia che è un loro noto finanziatore. E' uno dei 30 canali attenzionati dagli analisti e ha ricevuto finora milioni di euro di donazioni sostenendo, ad esempio, quella che viene chiamata pubblicità etica (che di etica non ha nulla) 2/3
Il canale prima diffondeva #fakenews sul vaccino con piena responsabilità della senatrice Granato e di tale Debora Trovesi. Una macchina di bugie e soldi inaccetabile che punta sulla credulità delle persone 3/3
Chi è Debora Trovesi, sodale della Granato? Una cacciatrice di soldi per Attivo.tv e per se stessa. "Vogliono espropriarci dei nostri figli". E sotto richieste di soldi per prelevarli dalle tasche di creduloni..."Per una informazione libera" 1/4
Ha anche un canale Facebook che è espressamente emanazione di video e foto inviate dalla propaganda russa in Italia per destabilizzare. Un movimento eversivo che con una campagna di spam e di diffusione di fakenews è passato in un amen dai #novax ai #proPutin 2/4
Una macchina di fakenews dietro alla prestanome Debora Trovesi, di cui non si ha traccia se non per il fatto che sia un profilo di origine russa che da mesi tempesta la rete di bufale. Grave che in combutta con questa gentaglia ci sia una senatrice della Repubblica 3/4
Valigette piene di denaro e di donazioni e opportunità direttamente da #SanPietroburgo per avvocati perennemente sconfitti in tribunale o altri che procacciano su internet (commettendo un reato) i loro clienti. Una grande macchina del fango perennemente legati all'ex URSS
Ps. avvocati che spesso sono stati sbugiardati online per le loro bugie. Un brutto giro quello della Granato, di RobyMaster (al secolo Alexej Magomedov) e della prestanome Trovesi.
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Cosa ci insegna questa storia, molto brutta di #foodinho #Glovo in amministrazione giudiziaria? Che abbiamo formato e nutrito una società in cui generiamo solo nuovi schiavi che arricchiscono i pochi.
Abbiamo trasformato la comodità in un falso bisogno
Un thread
Nessuno aveva davvero “bisogno” del poke alle 23:47 sotto casa. Nessuno moriva se la pizza non arrivava in 12 minuti.
Ma il mercato ha fatto una magia vecchia quanto il capitalismo: ha preso una pigrizia e l’ha venduta come necessità moderna.
Per soddisfarla, ha creato lavoro povero iper-controllato
Non innovazione.
Non libertà.
A cottimo digitale, con un algoritmo padrone, con il rischio scaricato sul lavoratore e ovviamente profitto concentrato in alto
Lo sapevate che 12 individui guadagnano 36 milioni di dollari l’anno grazie alla disinformazione anti-vaccini? È ora di parlare di un’industria, non di un movimento. #NoVax #Disinformazione
Secondo il #CentreforCounteringDigitalHate, non si tratta di chiacchiere: sono video, articoli e contenuti sponsorizzati che fanno il giro del web, raccogliendo soldi dalle piattaforme e dai follower. 💸 #BusinessDeiNoVax
Questi guru della paura creano contenuti su misura per scatenare paura e sfiducia, e guadagnano con il traffico generato. La verità? Per loro non conta. L’importante è fidelizzare l’audience e vendere “verità alternative”. 🧠
La vicenda della cosiddetta #FamigliaNelBosco registra nuovi sviluppi rilevanti sul piano educativo dei minori.
Secondo quanto riferito dalla tutrice nominata dal #Tribunale per i Minorenni, i tre bambini attualmente collocati in una struttura protetta non sanno leggere.
La figlia maggiore, di circa otto anni, sa scrivere soltanto il proprio nome, mentre i due gemelli più piccoli stanno iniziando ora l’apprendimento dell’alfabeto. Questo dato assume particolare rilievo.
Il perché è piuttosto chiaro: ,prima dell’allontanamento, i genitori avevano dichiarato di seguire un percorso di istruzione parentale. L’ordinamento italiano consente l’#homeschooling, ma impone verifiche periodiche sulle competenze effettivamente acquisite dai minori
Sorrisi e foto per festeggiare la casa gratis: io, con dei figli ancora in casa famiglia avrei poco o nulla da festeggiare. La #FamigliaNelBosco è davvero una pessima storia che dovrebbe farci riflettere tutti sul potere estremo della commiserazione.
Il vero problema che questa foto rivela?
Non è la famiglia in sé, non è la bontà di Armando, non è l’aiuto (che può anche essere sincero).
È la narrazione.
È la trasformazione di un dramma reale in un racconto consolatorio,
che nella foto si traduce così:
disagio? dissolto
bambini? fuori campo
conflitto? dimenticato
media? compiacenti
racconto? perfetto
Questa immagine non dice “stiamo lottando per riunire una famiglia”.
Dice:
“Stiamo festeggiando una storia che funziona benissimo… anche se la realtà non funziona affatto.”
La campagna di diffamazione verso chi ha redatto il dispositivo sulla #famigliadelbosco, si arricchisce di un pezzo del #LaVerita che definire da "maestri" della disinformazione è dir poco. L'ho letto, e vi spiego tutto in un thread
Quando la cronaca diventa arma politica.
L’articolo pubblicato da La Verità sul questo caso non è solo un esempio di informazione distorta. È il sintomo di un problema più profondo: la trasformazione deliberata della cronaca giudiziaria in un campo di battaglia politica.
Il bersaglio scelto non è il provvedimento del Tribunale, non sono le relazioni degli assistenti sociali, non sono i documenti tecnici che descrivono la situazione reale dei minori.
Il bersaglio è la giudice.
Donna.
Professionista.
Figura istituzionale.
E' importante, in questo momento storico spiegare bene un fenomeno, per comprenderlo. Per valutarlo con oggettività.
La propaganda sulla #famigliadelbosco afferma che con i bambini #rom non vengono portati via alle famiglie E' vero? Guardiamo i dati. alanpaulpanassiti.blogspot.com/2025/11/bambin…
La pancia non fa bene a motivare le opinioni. Ma in una epoca in cui tutti esprimono una idea per dar fiato alla bocca, guidato da politici o da influencer mistificatori che vanno avanti a slogan, l'unica cosa che occorre è spiegare.
Quando si parla di minori rom o sinti allontanati dalle famiglie, la domanda ricorrente è sempre la stessa:
“Quanti sono? Perché nessuno pubblica le statistiche?”