#PerleNapoletane
Beh, è da molto tempo che non vi “ammorbo” più con le mie perle napoletane, ma oggi, mangiandomi un bel piatto di spaghetti al pomodorino, mi è venuto l’istinto di scriverne una. Ovviamente, per mangiarli, ho usato la forchetta e, mentre arrotolalo lo splendido
spaghetto, ‘o vermiciell, mi è venuto in mente di risalire al passato, cioè a chi ha avuto la geniale idea. Dovete sapere che il re Ferdinando IV di Borbone, era molto ghiotto di spaghetti, ma aveva molta difficoltà a consumarli ed era spesso costretto a mangiarli con le mani,
perché non si trovava ad usare l’allora forchetta a due rebbi, era quasi un forchettone e allora, il suo ciambellano, tale Gennaro Spadaccini, creò apposta per Re Ferdinando, una forchetta molto più piccola, a quattro rebbi, quattro punte, cosa che permise al Re di mangiare
in modo più consono al rango di un Re, gli spaghetti. Ovviamente la cosa prese piede e in poco tempo ci si industriò a costruirne in grandi quantità, dando a tutto il popolo, la possibilità di smettere di mangiare gli spaghetti con le mani, come faceva Totò in “Miseria e Nobiltà”
e quindi giunse finalmente il momento di mandare in pensione la vecchia forchetta a due punte, anzi il forchettone a due punte, che già era presente nell’antica Roma, ed oggi, grazie a Re Ferdinando IV di Borbone e al suo ciambellano, Gennaro Spadaccini, quella geniale posata
alberga in tutte le case del mondo, e ci permette di mangiare serenamente, senza sporcarci di sugo e quant’altro, e dimostra ancora una volta, scusate se lo ribadisco, che Napoli, nella sua storia, ha regalato tanto a tutta l’umanità. 💙

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Jul 12, 2024
#PerleNapoletane È da un po’ che non vi ammorbavo o deliziavo, a seconda del gradimento 😂, con le mie perle napoletane; stamattina ve ne regalo una. La perla di oggi verte sui pittoreschi modi di dire partenopei, situazioni di vita giornaliera, dove si nota l’ironia di noi
napoletani, mettetevi comodi e cominciamo. Quando corteggi una ragazza e ti va male, a Napoli si dice: “Uagliò, ‘è pigliat’ o’palo”. Se il commerciante ti fa un buon prezzo: “Uà’ t’hann trattat”. Se hai pagato tanto allora il t’hann trattato diventa: “È pigliat ‘nu bagno”! Se
hai pagato uno sproposito: “t’hann fatto ‘nu buco ‘mpietto”! Se hai tagliato i capelli molto corti: “T’è fatt stu scuzzetto” accompagnato spesso da uno scappellotto dietro la nuca😂. Quando ti chiedono una cifra esagerata e sai di non poterla trovare: “Miettele ‘nterra e vire si
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Apr 19, 2024
#PerleNapoletane Penso che quasi tutti a Napoli, almeno una volta nella vita, abbiano detto a qualcuno: “Uà, si proprio ‘na molla ‘e vrachiere”! Ma sapete che significa? E piuttosto, sapete cosa significa VRACHIERE? Bene, per “molla di vrachiere” si intende una persona che non
ha voglia di fare niente, un tipo lento, pigro, indolente, uno che sembra sempre stanco, apatico. Detto questo, cos’è ’o vrachiere? Si potrebbe pensare a qualcosa che abbia a che fare con le braghe, c’a vrachetta, e invece no! Il vrachiere era un accessorio sanitario che serviva,
tramite delle molle, degli elastici che partivano dalle spalle, a reggere “lo scroto prostatico”, in pratica ‘a uallera😂, a chi soffriva di questa condizione, e più era “consistente” la uallera, più era necessario il vrachiere. Ma con il tempo, con l’uso quotidiano, le molle che
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Apr 8, 2024
#PerleNapoletane A Napoli, quando si parla di pizza fritta, ognuno di noi ha la sua pizzeria da consigliare; chi dice Oliva al Corso Garibaldi, chi Pellone al Vasto, chi Di Matteo ai Tribunali, insomma c’è solo l’imbarazzo della scelta. Ma c’è una pizzeria che mette tutti
d’accordo, La Masardona al Mercato. Una pizza fritta che ti riconcilia con il mondo, ma chiedo ai miei concittadini: sapete da cosa nasce il nome Masardona? No? Ed ora ve lo spiego. Masardona è il soprannome che, circa 100 anni fa, fu affibbiato a nonna Anna, e la leggenda narra
che un signore le chiese di consegnare una lettera ad una persona, “ ‘na mmasciata”, un’ambasciata. Assolto al compito, il signore le disse: “E bbrava ‘a masardona”. Ovviamente il nomignolo le restò addosso, lo lasciò in eredità alla nuora Carmela e la friggitoria che aprirono
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Jan 31, 2024
#PerleNapoletane Chi di noi non ha mai detto ad un amico, un conoscente, in occasione di un appuntamento per un caffè o per un saluto, “ci vediamo in centro”…beh, dirlo a Napoli è un bel problema, e sapete perché? Perché il centro storico di Napoli è il più esteso d’Europa!
Si sviluppa su ben 1700 ettari, e si estende dal Vomero fino ai quartieri di Chiaia e Posillipo. In questo enorme centro ci si trova di tutto e ci si perde tra storia, cultura, pittoreschi mercati rionali e tanta, tantissima arte, opere di Maestri immortali, monumenti, opere
di uomini e capolavori della natura. Quindi, quando a Napoli ci si deve dare un appuntamento, è bene specificare dove per non correre il rischio di non incontrarsi😂. In quanto all’orario beh, a Napoli diciamo non l’ora precisa ma…ce verimm ‘a vie r’e dieci, sott mezzogiorno,
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Aug 3, 2023
#PerleNapoletane Qualcuno di voi ricorderà sicuramente la perla che dedicai a mio zio Salvatore il burlone; ora ne posto una che vi farà capire che zio Salvatore era anche tanto altro, sedetevi e leggete. A Napoli, a Calata Capidichino, c’era un ospedale psichiatrico, il vecchio
manicomio, il Leonardo Bianchi ora ovviamente, non più attivo. All’interno della struttura c’era un campo di calcio dove giocava una squadra dilettantistica, e dove di solito, si giocavano le partite tra amici, tra scapoli ed ammogliati ed altro. Zio Salvatore ci giocava spesso.
Alle partite di solito, assistevano anche i malati in libertà, quelli non pericolosi, che giravano liberi per la struttura. Mio zio dopo la partita si fermava sempre a parlare con loro, e con uno in particolare che, quando lo vedeva, gli chiedeva sempre una sigaretta. Un giorno
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Jul 21, 2023
#PerleNapoletane Di solito la mia perla la posto di pomeriggio, ma visto che stamattina me la sono presa libera, lo faccio ora. Questa è una perla particolare, un episodio di vita vera, un episodio realmente accaduto, un episodio che sicuramente vi strapperà una risata. Allora,
avevo uno zio, un fratello di mia madre, che come diciamo a Napoli, era uno che “tenev’a capa fresca” cioè, era un tipo allegro e sempre con la voglia di scherzare, si chiamava Salvatore. Abitava al Borgo Sant’Antonio Abate, quartiere popolare, quartiere di mercato rionale. Una
mattina, avendo voglia di fare merenda con pane cicoli e ricotta, andò dal salumiere di fianco al palazzo dove abitava, un signore che era la copia spiaccicata di Stan Laurel, il mitico Stanlio di Stanlio e Ollio, ed era anche molto ingenuo, per usare un eufemismo. Mio zio
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