Il 27 agosto 2006, Renato perde la vita a Focene, mentre esce da un concerto con la ragazza Laura e l'amico, Paolo.
Ha 26 anni, fervente antifascista, antirazzista, antisessista.
Renato viene raggiunto da otto coltellate.
È già ferito quando cerca di difendere Laura, presa a pugni, mentre Paolo è colpito alla schiena. I due assalitori fuggono.
Portato all’ospedale Grassi di Ostia, Renato riesce a fornire a un carabiniere la ricostruzione dei fatti, che però non viene verbalizzata.
Sono le sue ultime parole. Muore intorno a mezzogiorno.
L’autopsia attribuisce la causa del decesso a due coltellate al cuore «inflitte con estrema violenza», con l’intento di uccidere.
Alcuni testimoni annotano il numero di targa dell’auto, di proprietà di un carabiniere, padre di uno degli assassini, che risultano irreperibili per tre giorni, durante i quali tentano di espatriare.
Quando vengono arrestati, i giornali parlano di una rissa fra “balordi”. Ma la dinamica dei fatti e l’identità degli assassini mostrano chiaramente che si è trattato di un agguato fascista.
Il figlio del carabiniere, Vittorio Emiliani, diciannove anni, di Focene, viene condannato a quindici anni di reclusione per omicidio volontario, con le attenuanti per aver fatto ritrovare una delle due armi del delitto.
Gioacchino Amoroso, all’epoca minorenne, è condannato in via definitiva per omicidio volontario in concorso a sei anni e dieci mesi.
Nelle motivazioni della sentenza si nega la matrice politica dell’agguato. Non è la prima volta. Una caratteristica delle aggressioni fasciste degli ultimi decenni è quella di essere effettuate fuori dall’attività militante strettamente intesa,
prevalentemente contro comportamenti e stili di vita, con una conseguente negazione, da parte del potere, della valenza politica di questi atti e una loro equiparazione alla criminalità comune. Un modo per sottrarre alla vittima anche la propria identità e dignità.