Il carattere meteo dell’imminente estate europea sarà un po’ differente da quello dello scorso anno e non è poi così strano considerando l’estrema anomalia della scorsa – estate che potrebbe anche essere la nuova norma fra qualche decennio a causa dei cambiamenti climatici (1/11)
Un post di diverse parti, quindi, di indicazioni sull’estate 2023 con focus sulla regione alpina. Prima un reminder: 10 delle ultime 20 estati alpine sono state molto calde, 6 di queste in modo estremo, 9 delle 10 + calde da inizio serie sono tutte negli ultimi 20 anni (2/11).
In generale, la mia proiezione è piuttosto in linea con quella del consorzio LaMMA e la dividerei in 2 parti: una prima (indic. giu-lug) in media termica 91-20 o leggermente sopra e con un surplus di precipitazioni, soprattutto a sud delle Alpi 👉tinyurl.com/yy3hsbv5 (3/11).
Una seconda parte (indicativam. ago-set) più calda e stabile, sopramedia termica 91-20 (anche se non sui livelli della 2022) e con precipitazioni in media o leggermente sotto.
Blocco di alta pressione spesso sul Nord Europa, soprattutto nella prima parte della stagione (4/11).
L’analisi delle teleconnessioni è molto in sintonia con quella effettuata dal consorzio LaMMA. In aggiunta spicca l’emersione di un nuovo evento – probabilmente abbastanza intenso – del Niño nel Pacifico mentre in stratosfera i venti equatoriali soffiano da ovest (QBO+) (5/11)
Ecco i compositi del geopotenziale a 500 hPa delle estati con Niño emergente (↙️) e, di queste, quelle con QBO+ (↘️). Come dicevo sopra, si vede bene il gradiente barico fra Nordeuropa e Mediterraneo, soprattutto nei compositi associato alla QBO. (6/11)
Prendendo in considerazione i 10 eventi del Niño emergente degli ultimi 40 anni e separando l’estate in due parti (giu-lug vs ago-set) ecco come appaiono i compositi del geopotenziale a 500 hPa (buon indicatore del carattere meteo) @Giulio_Firenze
(7/11)
Conferma di quel che dicevo sopra. In aggiunta, direi che i 3 segnali primaverili che lo scorso anno evidenziavo come favorevoli alle condizioni estreme che abbiamo avuto nel 2022, non si sono rilevati significativi in un senso simile quest’anno 👉tinyurl.com/y4krxr77 (8/11)
Né la circolazione atmosferica nella troposfera euro-atlantica, né lo stato termico della bassa stratosfera sopra l’Europa né infine lo stato idrico dei suoli europei (estremamente secco lo scorso anno e quest’anno da marzo/aprile non più) sostengono un’ipotesi simile (9/11)
Il quarto indicatore segnalato lo scorso anno, ovvero la teleconnessione circumglobale dell’estate boreale che connette a distanza specifiche anomalie bariche, dipende in modo sostanziale dall’intensità dei monsoni indiano e dell’Africa occidentale (10/11).
In associazione al Niño emergente sembrerebbe perdere forza il primo ma probabilmente non così il secondo. Una situazione di questo tipo potrebbe corroborare la proiezione di massima citata sopra, ma si tratta di un indicatore sincronico da monitorare in itinere (/end).
Dopo un ennesimo inverno europeo molto mite ovunque e secco su buona parte dell’Europa centro-occidentale (EU CW), area alpina compresa, l’inizio della primavera è stato contrassegnato da un parziale ribaltamento delle condizioni meteo: T ⬇️media e surplus pluvio in EU CW. (1/13)
Alla faccia della #CO2 cibo per le piante, classico mantra trito e ritrito dei #negazionisti. Come se la sola CO2 sia suff. a determinare la salute delle foreste. Come se vivessimo in un mondo lineare fatto di on/off. Come se la salute di un albero non dipendesse da molto altro.
Per es. al @WSL_research hanno cercato di simulare il comportamento del bosco locale in una condizione atmosferica con una conc. di CO2 maggiore, per testarne la reazione (adattamento, modifica nella velocità della crescita, efficienza fotosintetica...)👇 bit.ly/3mAxnhm
Risultato? "È improbabile che l'effetto dell'aumento di CO2 abbia un impatto sull'aumento della crescita delle piante, ma sono anche improbabili influenze negative. Sembra dunque che l'aumento di CO2 nell'atmosfera, nella realtà, non stimoli per forza la crescita delle foreste".
L’aumento del livello dei mari (SLR) sta accelerando. Le cause sono la sovrapposizione di 2 fenomeni: l’espansione termica dovuta al continuo accumulo di energia contenuta negli oceani con conseguente effetto termosterico di ⬆️ della T marina… ▶️ bit.ly/3Msq0D4 (1/10)
👇(2/10)
...e l’accresciuta perdita di massa glaciale. La fusione dei ghiacciai e il distacco delle calotte polari portano un contributo che oggi conta per ~ 3/5 del SLR ma in futuro questa proporzione aumenterà ancora di + vista la massa glaciale sulla terraferma ancora da fondere.(3/10)
Debunking in 8 parti delle balle di un politico che straparla di cambiamenti climatici (CC) in un dibattito pre-elettorale🇨🇭alla radio RSI.👇bit.ly/3FSNpcW@PaoloPamini
Partiamo dalla presunta (da lui) assenza di un’emergenza climatica sulla base del fatto che…
1) …“C’è un clima in continua mutazione, è sempre stato così per miliardi di anni”.
Se il politico in questione fosse un giudice, assolverebbe un imputato di omicidio sulla base del fatto che gli uomini muoiono da sempre anche e soprattutto per cause naturali? Uhm...
Quella sopra è una classica petizione di principio. Ma non è solo una fallacia logica, il sillogismo è debole anche dal punto di vista sostanziale. Chi nega l’influenza antropica nei CC dovrebbe auspicare che il clima in passato sia cambiato poco, soggetto a minime variazioni.
2 #ghiacciai su 3 potrebbero sparire entro il 2100 a causa del cambiamento climatico: è lo scenario peggiore previsto da un nuovo modello messo a punto grazie a una enorme quantità di dati su tutti i ghiacciai della Terra e sui vari scenari di aumento della T globale (1/8)
È quanto emerge in questo studio già citato ▶️ bit.ly/3Wwid2S. Il futuro ritiro di tutti i singoli ghiacciai della Terra è stato proiettato fino al 2100 sulla base degli scenari SSP. La perdita di ghiaccio dipende quasi linearmente dalla velocità di riscaldamento. (2/8)
Anche nello scenario migliore, con un aumento di T < a 1,5 gradi C in più rispetto ai livelli preindustriali, andrà comunque persa la metà dei ghiacciai. A essere colpiti saranno soprattutto quelli di dimensioni < a 1km^2 in Europa centrale, Canada occidentale e USA. (3/8)
Il contenuto termico delle acque degli oceani (OHC) ha infranto un nuovo record nel 2022, in aumento per il settimo anno consecutivo e il Mediterraneo si conferma il bacino che si scalda più velocemente. Sono i risultati di questo recente studio ▶️ bit.ly/3ZvUbNP (1/9)
Questi fattori fanno presagire un clima futuro sempre più estremo. La forte preoccupazione non riguarda solo la vita e gli ecosistemi marini, ma anche gli esseri umani e gli ecosistemi terrestri…(2/9) #ClimateEmergency#Clima@Climalteranti@CoyaudSylvie @CmccClimate
…visto che gli oceani assorbono il 90% del riscaldamento che si è verificato negli ultimi decenni a causa dell'aumento dei gas serra; e i pochi metri superiori dell'oceano immagazzinano tanta energia termica quanto l'intera atmosfera terrestre. (3/9)