Qualcuno sostiene - e non sarò io a smentirlo - che la conferenza stampa di Rudy Giuliani in un parcheggio di Philadelphia tra un polo crematorio e un sex shop sia una delle cose più divertenti capitate nella storia dell'umanità. Se ve la siete persa, riassumo brevemente.
Dunque sabato mattina Trump convoca una "grande" conferenza stampa dei suoi avvocati alle 11 al "Four Seasons" di Philadelphia. Poco dopo si corregge, specificando che la location corretta è "Four Seasons Total Landscaping".
Richard Hall, inviato dell'Indipendent, arriva al luogo indicato, riferendo con sorpresa che accanto al parcheggio dove sta per cominciare la conferenza stampa ha sede un negozio di libri per adulti.
Non finisce qui: si apprende che dall'altro lato della strada c'è un polo crematorio, e il "palco" è stato allestito tra un estintore e un idrante giallo. "Four Seasons Total Landscaping" è una ditta di giardinaggio alla portata di tutti.
Mentre sui social montano incredulità e ironia, mentre le testate americane proclamano Biden presidente eletto e Trump va a giocare a golf, nel parcheggio di FSTL Giuliani comincia per davvero a parlare, in una sequenza altamente surreale:
In serata qualcuno dello staff proverà a dire che la scelta di quel "luogo tranquillo" era stata voluta, tuttavia l'ipotesi più gettonata resta quella dell'errore di prenotazione da parte dello staff del presidente. Un errore goffo e emblematico insieme:
Contorni mitici anche per la figura dell'operatore della ditta che, rispondendo al telefono, ha mantenuto la freddezza necessaria a proporre all'addetto della Casa Bianca il prezzo dell'affitto del parcheggio. "Persona dell'anno", suggerisce qualcuno
Superfluo dire che in tutto questo il parcheggio è diventato un luogo di culto. C'è chi lo propone come luogo di interesse storico. Qualcun altro ha già messo in vendita delle magliette (con ricavato devoluto a due candidati democratici della Georgia)
C'è stato persino qualcuno che è andato a incontrare Zarif Jacob, l'esterrefatto titolare di "Fantasy Island", diventato improvvisamente il sex shop più famoso d'America:
Insomma su questa vicenda ci sarebbe già materiale a sufficienza per libri, documentari, speciali Netflix. O magari per la sit-com dalla quale sembra uscire:
Nell'attesa quantomeno di un long-form esaustivo, consiglio caldamente di cercare "Four Seasons Total Landscaping" qui su Twitter - oppure ovunque. Potreste ridere come poche altre volte prima
Questo è quanto, la mia parzialissima sintesi è finita. Mi sono divertito, ci voleva, credo tocchi essere grati a tutti coloro che hanno reso possibile questa cosa memorabile. Come ha scritto @kumailn, «è emozionante che l'idiozia sia tornata a essere divertente, non tragica».
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Quella che segue è una sintesi parziale dell'estate più incredibile della mia vita finora. La condivido perché magari metterà qualcuno di buon umore, ma soprattutto nel tentativo che, scrivendole, queste vicende appaiano un poco più reali di quanto non sembrino a me finora.
Dunque, fino a tre settimane sfruttavo questa irripetibile estate islandese senza turisti (o quasi) per andarmene in giro nei giorni di sole e, in quelli di pioggia, per cominciare a scrivere in tutta tranquillità qualcosa di nuovo. Pace, giorni infiniti, sprazzi di ispirazione.
Poi - era il 26 giugno - è uscito su Netflix "Eurovision Song Contest: La storia dei Fire Saga". Il film (una commedia di Will Ferrell complessivamente riuscita, ne ho scritto più diffusamente in un thread precedente) è stato girato in Islanda, nello specifico qui a Húsavík.
Siccome @ciocci mi ha confessato che la cosa gli stava facendo esplodere la testa, e siccome io stesso da tempo ero alla ricerca di risposte adeguate sul tema, ho fatto un po’ di ricerche sull'usanza tutta islandese di celebrare il Natale intonando canzoni pop italiane 🎄🇮🇸🇮🇹
Nel 2016 era uscito un pezzo su @Noisey_IT al riguardo. Il titolo era però fuorviante: "Le canzoni di Natale islandesi sono TUTTE canzoni italiane". Ci sono ovviamente altre canzoni nelle playlist natalizie islandesi; ci sono White Christmas e Oh Holy Night, tanto per dirne due.
Quello che sorprende riguardo le canzoni italiane è che sono riuscite in tre decenni a diventare parte integrante della tradizione festiva dell’isola, al punto che il Morgunblaðið le ha recentemente descritte come "una componente irrinunciabile delle celebrazioni natalizie".