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Jun 28, 2022 14 tweets 7 min read Read on X
Il 28 Giugno 1969 la comunità #LGBTQ+ reagì ad una retata della polizia presso lo #Stonewall Inn di NY, dando inizio ad una protesta che seguì per giorni: quella notte nacque il #Pride.

Tra le prime a ribellarsi, due donne trans e non bianche: Marsha P. Johnson e Sylvia Rivera.
Marsha P. Johnson e Sylvia Rivera erano trans, erano povere e con la pelle scura, e lottavano perché questo non fosse una condanna. E quella notte di luna piena del 28 Giugno ‘69, l’estate di Woodstock, tra storia e mito, loro furono tra le prime a far sentire la propria voce.
Marsha P. Johnson nasce nel 1945 in New Jersey, e già da bambina, di nascosto, per gioco, inizia ad indossare vestiti femminili. Quando dirà a sua madre di pensare di essere gay, questa risponderà "essere gay è peggio di essere un cane".
Dopo il diploma si trasferisce a New York e cambia il suo nome in Marsha P. Johnson. A chi le chiede per cosa sta la P., Marsha risponde: “pay it no mind” (non pensarci). In quegli anni diventa famosa come drag queen, tra le più note di NY. Viene fotografata anche da Andy Warhol.
La storia vuole che Marsha sia stata una delle prime ad aver acceso la rivolta di #Stonewall: la giovane si ribellò ai poliziotti e alla loro retata contro il cross dressing, l’uso di capi di abbigliamento non conformi, e la sua rivolta divenne presto contagiosa.
Marsha P. Johnson è stata una figura di riferimento per l’attivismo trans degli anni ‘70, in particolare per la sua lotta contro l’AIDS e per aver fondato la Sweet Transvestite Action Revolution insieme a Sylvia Rivera, prima associazione fondata da donne trans e non bianche.
A partire dagli anni ‘80, Marsha inizia a soffrire di problemi di salute mentale, non ha una fissa dimora e si guadagna da vivere come sex worker. Nel luglio ‘92, il suo corpo viene trovato senza vita nel fiume Hudson.
Come spesso accade nel caso di donne transgender, il caso viene archiviato come suicidio senza particolari indagini: nessuno ha tempo di occuparsi della morte di “un altro omosessuale”. Marsha continua, testarda, a essere scomoda anche dopo la morte.
Nata a NY nel 1951, in un taxi di fronte al Lincoln Hospital, di origini portoricane e venezuelane, Sylvia Rivera visse sempre a NY. Abbandonata dal padre, orfana dopo il suicidio della madre, Sylvia cresce con la nonna venezuelana che presto si accorge dei suoi “modi femminili”.
Per fuggire da una famiglia incapace di accettarla, a soli 11 anni Sylvia scappa di casa e diventa una senzatetto, guadagnandosi da vivere come sex worker. A NY viene accettata e aiutata dalla comunità di drag queens: in loro Sylvia trova la sua vera famiglia.
Leggenda vuole che fu proprio Sylvia a dare inizio alla protesta di #Stonewall lanciando una bottiglia contro un poliziotto. Per anni Sylvia continuerà ad esibirsi come drag, allo stesso tempo prodigandosi per aiutare le persone della comunità #LGBTQ+ abbandonate dalla famiglia.
Nel ‘94, delusa dall’emarginazione delle persone trans da parte della comunità gay, Sylvia decide, in occasione del #Pride, di mettersi alla testa della cosiddetta "marcia illegale", che accoglie tuttə quellə manifestanti esclusə dalla marcia ufficiale.
Negli anni che seguono, l’uso eccessivo di sostanze stupefacenti determinerà un tracollo nella sua esistenza, e il ritorno alla vita da senzatetto. Sylvia tenterà il suicidio più volte, a causa di una profonda solitudine ed emarginazione. Muore a 50 anni, per un tumore al fegato.
“Quanti anni ci vorranno per capire che siamo fratelli e sorelle, esseri umani?” - Marsha P. Johnson

“Non possiamo più essere invisibili. Non possiamo più vergognarci per ciò che siamo.” - Sylvia Rivera

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Nov 20, 2022
Elios, Maudit, Morgana, Camilla, Cloe, Sasha, Naomi, Chiara. E altre due persone, senza neanche un nome.

Sono le dieci vittime di transfobia dell’ultimo anno in Italia. Alcune storie le conosciamo, altre le abbiamo dimenticate, o vorremmo farlo. Io non voglio dimenticarle.
Elios, 15 anni, era una persona non binaria. Amava leggere, soprattutto la mitologia e i grandi classici. Elios non era accettatə dalla madre e dalla scuola. Si è buttatə dal quarto piano di una palazzina, l’anno scorso, ma la notizia è stata diffusa solo lo scorso 17 ottobre.
Maudit, 29 anni, era una persona agender. Si è toltə la vita il 30 marzo scorso. Era unə poeta e si batteva contro lo stigma dell’HIV, gli stereotipi di genere e per la normalizzazione del ciclo mestruale delle persone trans*. Scriveva: “lasceremo che oggi siate voi a guardarlə”.
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Oct 27, 2022
“A volte mi chiedo: cosa c’è di male? Io mi sento una donna, vorrei truccarmi, vestire al femminile. Vorrei avere più spazio, essere tranquilla… non avere paura. Non so più che fare, mi sento in un labirinto senza uscita.”

Chiara, ragazza trans di 19 anni, si è tolta la vita.
Chiara era una ragazza trans di 19 anni. Il 24 ottobre, a Napoli, si è tolta la vita nella sua stanza, mentre la mamma non era in casa. A darne la notizia, il servizio Gay Help Line (800.713.713), numero verde contro l’omobitransfobia che Chiara aveva già contattato due anni fa.
A un operatore di Gay Help Line, Chiara raccontò la violenza, il bullismo e l’emarginazione che subiva da tempo, dopo aver fatto coming out come ragazza transgender, al punto di dover lasciare la scuola. Chiara, però, continuava a essere offesa per strada, e non accettata a casa.
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Oct 26, 2022
Lo scorso 5 ottobre, Naomi Cabral è stata ritrovata senza vita in una camera d’albergo ad Ardea (Roma). Oggi, un uomo di 35 anni è stato arrestato con l’accusa di omicidio: avrebbe soffocato la donna.

Naomi, 47 anni di origini argentine, era una donna trans. Image
Il corpo della donna fu rinvenuto nel pomeriggio dello scorso 5 ottobre da una sua amica, allarmata dal fatto che Naomi non si fosse presentata a un appuntato che le due avevano quel giorno. Naomi era nuda sul letto, la porta della stanza era aperta. Era morta già da qualche ora.
L'evento destò parecchio scalpore nella provincia romana, date le circostanze sospette nelle quali fu rivenuto il corpo. Naomi, poi, non aveva molti amici nella zona: era una donna piuttosto solitaria, sulle sue, in pochi la conoscevano bene. Pare, inoltre, che si prostituisse.
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Oct 25, 2022
Un’amica, presente alla manifestazione di studenti e studentesse de La #Sapienza, mi manda questi video. Manganellate, colpi violentissimi contro persone disarmate. Lei sta bene. Il ragazzo nell’ultimo video, no.

L’antifascismo non è mai stato un pericolo. Il fascismo, sì.
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Sep 8, 2022
La settimana scorsa, un ragazzo di 28 anni originario del Pakistan si è tolto la vita all’interno del Centro di permanenza per il rimpatrio (CPR) di Gradisca d’Isonzo, un’ora dopo il suo arrivo.

Dal 2019, 5 migranti si sono tolti la vita nella struttura-lager: un campo di morte.
I CPR sono luoghi di trattenimento di stranieri in attesa di espulsione. Sebbene dovrebbero garantite assistenza e dignità, la realtà è altra: i CPR sono luoghi disumani. Quello di Gradisca d'Isonzo, poi, lo è di più: persone costrette in gabbia, tutto il giorno, sempre.
Condizioni brutali: spazi ristretti, condizioni igieniche al limite, cibo di scarsa qualità, poche (inesistenti) ore d'aria. Molte persone trattenute ricorrono all'autolesionismo, pur di attirare l'attenzione e uscire momentaneamente. E, poi, c'è chi decide di togliersi la vita.
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Sep 5, 2022
Nell’ultimo anno, assieme ad un gruppo di psicologhe e di volontariə, sono stato in alcune scuole medie e superiori della mia città per parlare di comunità #LGBT+ e omotransfobia per il progetto “A scuola per conoscerci”.

Voglio raccontarvi la mia esperienza.
Iniziamo presentandoci: nome, età, pronomi. La psicologa spiega cosa fa parte della nostra identità: sesso, identità e ruolo di genere, orientamento sessuale. Cosa significa fare coming out. Cosa sono il bullismo, l’omofobia, l’isolamento sociale. Che è importante intervenire.
Poi la psicologa fa un passo indietro, la scena diventa mia e dellə altrə volontariə. Rispondiamo alle loro domande, anonime o meno, scritte su un pezzetto di carta o pronunciate a voce alta. È importante che loro sappiano che questo è uno spazio sicuro.
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