🚨🇺🇸Aggiornamento #Midterms2022. 1/8 La partita è davvero avvincente. Non ci credete? Guardate questa grafica.
Quando negli USA è quasi l'alba ancora non è chiaro chi guiderà il Congresso. Devo tenermi sul vago. Sì, perché il discorso vale sia per il #Senato che per la #Camera.
2/n Partiamo dal Senato. Quello che ripetono i networks USA è il seguente messaggio: sarà lunga.
In #Georgia, uno degli Stati chiave per il controllo del Senato, la situazione è la seguente:
🔵 Warnock (Democratici) a spoglio quasi ultimato conduce col 49,2%. Ma per il NYT
3/n difficilmente andrà oltre il 49,5%. Dunque sarà sotto la soglia del 50% che serve a conquistare il seggio. Se così fosse prepariamoci ad un ballottaggio thrilling il prossimo 6 dicembre con il Repubblicano Walker.
Altro Stato chiave è
4/n il #Nevada.
🔴 Il repubblicano Laxalt ha superato nel conteggio la democratica Cortez Masto, ma lo spoglio è più indietro rispetto alla Georgia e potrebbe volerci fino a domani per avere delle risposte. Il margine così risicato ricorda quello dell'elezione per un sindaco.
5/n 🔵Se vi sembra che attendere fino a giovedì sia troppo, allora meglio non leggiate l'aggiornamento sull'#Arizona, dove le previsioni stimano che potrebbe volerci fino a venerdì per terminare lo spoglio.
Qui però il vantaggio dell'ex astronauta Kelly (Dem) appare più solido.
6/n 🔴Lotta serrata anche in #Wisconsin, dove il senatore repubblicano uscente Johnson mantiene un leggero vantaggio sullo sfidante democratico Barnes.
7/n 🔵Ora starete pensando:"Ok Dario, ma come finirà?".
Al Senato il barometro NYT propende leggermente per i Democratici. Per preservare la maggioranza devono vincere uno tra #Georgia e #Nevada, e confermare il vantaggio in #Arizona.
La strada c'è, è asfaltata, va percorsa.
8/8 Per la #House è ancora più ingarbugliata.
🔴I Repubblicani sono attualmente a quota 198 seggi.
🔵I democratici sono a 178.
Ma restano da assegnare 59 seggi e il magic number è 218. steadyhq.com/it/dangelodario
Dobbiamo aggiornarci più tardi. Però iscrivetevi, dai.👇
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🚨🪖🇺🇦🇷🇺 La “lettera aperta” di Volodymyr Zelensky è un piccolo grande capolavoro comunicativo. Ho isolato almeno 10 passaggi cruciali che meritano di essere analizzati e approfonditi. Ma prima di iniziare, una piccola premessa. Non è un caso che la lettera sia “aperta”. Zelensky avrebbe potuto scrivere una missiva del genere, indirizzare verso Mosca le stesse proposte, ma tenendola riservata. Il fatto che il presidente ucraino abbia deciso di renderla pubblica, che abbia utilizzato volutamente certe parole e certi toni, chiarisce che l’uomo del Cremlino è solo uno dei molti destinatari del messaggio. Vediamo quali sono gli altri. Buona lettura.
🚨🪖🇺🇦🇷🇺 1. “Sentiamo spesso dire che la guerra vi sta bene. Naturalmente, non nei casi in cui si tratta della sicurezza della vostra residenza a Valdai o della parata a Mosca. La vostra vita personale, per voi, ha valore. Ma ora vediamo tutti che questo, finalmente, sta smettendo di andare bene ai russi - il fatto che la guerra porti sempre più negatività alla Russia. A loro non piacciono i nostri droni e i nostri missili. A loro non piace la carenza di benzina e il costante aumento dei prezzi. A loro non piacciono i divieti continui. A loro non piace la vostra intenzione di organizzare una seconda ondata di mobilitazione, per allargare la guerra a un’altra direttrice in Ucraina o indirizzarla contro qualche altro Paese - vicino della Russia. A loro non piace che non si veda una fine alla vostra guerra. (…) Una volta ogni pochi mesi, spostiate le scadenze ultime per la conquista delle nostre regioni, prima di tutto dell’oblast di Donetsk. Non la conquisterete neppure quest’anno (…) Ma noi, in Ucraina, non vogliamo una guerra permanente. Sappiamo bene che senza guerra è infinitamente meglio. Vogliamo ottenere questo risultato. Sono convinto che la maggioranza dei russi sia pronta a dare a questo una risposta positiva, e voi lo sapete”.
Perché è importante? Perché Zelensky sfida Vladimir Putin, facendosi interprete del sentimento del popolo russo, sottraendogli il monopolio della sua rappresentanza. Putin è l’uomo nella torre, il vecchio tiranno asserragliato nel castello sotto assedio, pronto a tutto per la sopravvivenza, anche ai danni della sua gente, usata come carne da cannone. Il presidente ucraino esalta così la contrapposizione fra l’uomo del Cremlino e la “maggioranza” russa, separandone i destini, e in prospettiva la valutazione.
🚨🪖🇺🇦🇷🇺 2. “Molti non credevano che l’Ucraina avrebbe resistito così a lungo nella difesa. Voi non ci credevate. E neanche coloro che vi consigliavano ci credevano. È stato un errore. Non vi aspettavate una resistenza su vasta scala da parte dell’Ucraina e non prevedevate che tutto sarebbe arrivato così lontano. Ma siamo tutti qui - nel quinto anno dello scontro su vasta scala. Non abbiate paura di uscire dalla guerra - questa è la cosa principale che ora vi viene richiesta. L’Ucraina conserva la propria indipendenza. E la conserverà. A dispetto di qualunque altra previsione”.
Perché è importante? Perché Zelensky chiarisce a Putin il fallimento della sua guerra, l’effetto boomerang delle sue azioni. Gli comunica che nessuna soluzione militare priverà l’Ucraina della sua sovranità, riportandola nella sfera d’influenza di Mosca. Per questo gli parla da uomo a uomo: “Non abbiate paura di uscire dalla guerra”, è l’unica exit strategy a disposizione.
Per Donald Trump sono ore complicate. Il Presidente degli Stati Uniti ha lottato per mesi tentando di allontanare questo momento, apparentemente inutilmente. La pubblicazione di circa 20mila nuovi documenti relativi a Jeffrey Epstein rischia di avere un effetto dirompente sul suo futuro alla Casa Bianca. La dinamica è simile a quella delle sabbie mobili: più cerchi di tirartene fuori, più finisci per sprofondarvi dentro. E allora, si dirà, cosa dovrebbe fare Trump per non essere risucchiato da questo vortice? Probabilmente non c’è una risposta corretta. Probabilmente non è possibile negare che Trump sapesse molto più di quanto abbia mai ammesso pubblicamente rispetto al finanziere accusato di abusi su minori e traffico sessuale e ai suoi rapporti con lui.
Ho trascorso le ultime ore scandagliando il contenuto di queste email. Non è stato semplice, ma c’è molta carne al fuoco. Per questo ho preparato per voi una lista contenente i 5 fatti veramente nuovi e importanti emersi dalle corrispondenze private di Jeffrey Epstein in relazione a Donald Trump. Partiamo dalla questione che più si avvicina ai temi trattati generalmente dal Blog.
Epstein, Trump e Vladimir Putin
Il 24 giugno 2018, poco prima del vertice fra Donald Trump e il presidente russo in quel di Helsinki, Epstein invia un’email a Thorbjorn Jagland, ex primo ministro norvegese e all’epoca segretario generale del Consiglio d’Europa. Il finanziere si offre per fornire alla Russia informazioni sul presidente USA: “Penso che potresti suggerire a Putin che Lavrov può ottenere un punto di vista utile parlando con me”. Jagland risponde dicendo che avrebbe visto l’assistente di Lavrov il giorno successivo e che avrebbe proposto un contatto con Epstein.
Non è chiaro se l’incontro sia mai avvenuto.
Dopo l’incontro in Finlandia, è Larry Summers, ex segretario al Tesoro, a scrivere a Epstein: “I russi hanno qualcosa su Trump? Quello che è successo oggi è sconvolgente”.
Epstein replica esprimendo ironia e disprezzo nei confronti di Trump: “Sono sicuro che secondo lui è andata benissimo. Crede di aver affascinato il suo avversario. Ovviamente non ha idea del simbolismo. Non ha idea della maggior parte delle cose”.
In un’altra mail, Epstein lascia intendere di aver parlato di Trump con Vitaly Churkin, ambasciatore russo presso le Nazioni Unite, prima della morte di quest’ultimo nel 2017: “Churkin era fantastico. Ha capito Trump dopo le nostre conversazioni. Non è complicato: deve sembrare che ottenga qualcosa, è tutto qui”. 👇
2/5 🚨🇺🇸 Epstein, Trump e la battuta di Sherlock Holmes
Epstein e la sua collaboratrice storica, Ghislaine Maxwell, sembrano considerare significative le informazioni di cui sono in possesso su Trump. Da alcuni passaggi trapela persino l’idea che tali informazioni possano essere utilizzate come leva.
In un’email dell’aprile 2011, Epstein scrive alla donna: “Voglio che tu capisca che quel cane che non ha abbaiato è Trump”.
Il riferimento è a una storica battuta di Sherlock Holmes nel racconto Silver Blaze, in cui l’investigatore deduce l’identità del colpevole dal fatto che un cane da guardia non ha abbaiato durante il furto di un cavallo: un’assenza di comportamento che rivela che il ladro è qualcuno conosciuto dall’animale.
Allo stesso modo, questa espressione indica indica l’assenza di un evento che ci si sarebbe aspettati.
Da qui nasce la domanda: perché Epstein e Maxwell si aspettavano che emergessero notizie su Trump? Perché il cane non ha abbaiato?
3/5 🚨🇺🇸 “Dovresti lasciare che Trump si impicchi da solo”
Il 15 dicembre 2015, lo scrittore Michael Wolff - autore di un best-seller sulla West Wing dell’amministrazione Trump - scrive a Epstein con oggetto “heads up” (“avviso”).
Per quel giorno è in programma un dibattito delle primarie repubblicane trasmesso dalla CNN. E Wollf commenta: “Ho sentito che alla CNN intendono chiedere a Trump stasera della sua relazione con te - o in diretta o subito dopo il dibattito”.
Epstein replica: “Se riuscissimo a preparargli una risposta, quale pensi che dovrebbe essere?”.
E Wolff: “Penso che dovresti lasciarlo impiccarsi da solo. Se dirà di non essere mai stato sul tuo aereo o nella tua casa, questo ti darà un valore in termini di immagine e di moneta politica. Potrai usarlo contro di lui in modo da ottenere un vantaggio, oppure - se davvero sembrerà che possa vincere - potrai salvarlo, creando così un debito. Ovviamente, è anche possibile che, se gli verrà chiesto, dirà che Jeffrey è un grande tipo che ha avuto un trattamento ingiusto e che è una vittima del politicamente corretto, cosa che nel regime di Trump sarà messa fuori legge”.
Perché è importante: perché sottolinea come Trump, già prima della sua ascesa alla Casa Bianca, fosse percepito da Epstein come una pedina da manovrare, qualcuno da cui si può ottenere qualcosa o a cui si può far pesare un debito, a seconda di come evolveranno gli eventi.
🚨🪖🇺🇸🇰🇵 Una missione impossibile. Navy SEAL in Corea del Nord: spiare Kim, uscirne vivi, fallire nel buio. Come l'America ha sfiorato la guerra con Pyongyang
Chi ha infine deciso di liberarsi di un peso, di consegnare queste informazioni - sensibili, altamente classificate, rimaste nell'ombra per oltre 6 anni - ha raccontato al New York Times di averlo fatto non per gloria. E neanche per vendetta. Ma solo nella speranza di mettere a tacere la propria profonda inquietudine, l'assillo di chi sa troppo per prendere sonno nelle notti affollate dagli incubi, quelle in cui non esiste tregua, riposo possibile.
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2/n 🚨🪖🇺🇸🇰🇵 Dopo tutto questo tempo, la vicenda si era ormai trasformata in un'ossessione, un perenne assillo: che i fallimenti delle Operazioni Speciali americane, incluse quelle dei più celebrati Navy SEAL, vengano sistematicamente inghiottiti dal segreto governativo, portando l'opinione pubblica, e gli stessi decisori politici, a credere che nulla sia precluso per i reparti d'élite, che tutto sia sempre fattibile.
La Red Squadron del SEAL Team 6, la stessa unità che ha ucciso Osama bin Laden in Pakistan, ha scoperto a proprie spese (e non soltanto) che la realtà può essere molto diversa.
3/n 🚨🪖🇺🇸🇰🇵 Tutto ha inizio in una notte d'inverno, all'inizio del 2019. Mentre il mondo guarda altrove, ignaro di cosa stia accadendo, un commando americano emerge dall'oceano nero inchiostro, avvicinandosi silenziosamente alla costa rocciosa della Corea del Nord.
È un'immagine inquietante, spaventosa, difficile da accettare, forse perfino da credere: ma il destino di miliardi di persone potrebbe dipendere dalla riuscita o dal fallimento di quella missione segreta.
🚨🇮🇹 🇹🇷 Potrebbe non essere stata una "semplice" operazione di polizia quella andata in scena nel tardo pomeriggio di ieri a Viterbo, a margine del trasporto della Macchina di Santa Rosa, la caratteristica processione in onore della patrona della città che ogni anno vede una torre alta circa 30 metri trasportata a spalla da un centinaio di uomini, detti "facchini", lungo le vie del centro. Fischi e malumori hanno accompagnato alcuni frangenti della celebrazione per la decisione delle autorità di procedere con la pubblica illuminazione accesa, contrariamente alla tradizione. In realtà, le migliaia di persone presenti non erano a conoscenza del fatto che proprio in quegli istanti, dal Viminale, il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, e il capo della Polizia di Stato, Vittorio Pisani, ricevevano aggiornamenti in tempo reale dai loro uomini sul campo, impegnati a sventare in extremis un possibile attentato.
2/n 🚨🇮🇹🇹🇷 Fonti locali attribuiscono alla segnalazione di un uomo del posto la "soffiata" che ha portato le forze dell'ordine a evitare la possibile tragedia. Un cittadino viterbese avrebbe infatto notato movimenti sospetti all'interno di un appartamento di via Santa Rosa, affacciato proprio sulla celebre salita percorsa al termine del Trasporto, quando la Macchina raggiunge il Santuario.
Scattato l'allarme, subito le forze dell'ordine si sono attivate per fronteggiare una minaccia che avrebbe potuto mettere a repentaglio migliaia di persone (la stima parla di circa 40mila presenti) riunite nelle vie del centro. Le prime indiscrezioni che filtrano dagli inquirenti parlano infatti della scoperta di un vero e proprio arsenale all'interno dell'appartamento: mitra, pistole, componenti potenzialmente riconducibili a ordigni esplosivi. E, soprattutto, un mini-commando pronto a entrare ad azione, probabilmente a momenti.
3/n 🚨🇮🇹🇹🇷 Quando fanno irruzione nel B&B di via Santa Rosa che ospita i sospetti, gli agenti della Squadra Mobile oltre alle armi trovano due persone, mentre un terzo elemento non è in casa o forse è riuscito a dileguarsi. I primi controlli incrociati non forniscono risposte certe: uno dei passaporti presentati non corrisponde a uno degli arrestati, dunque potrebbe esserci un latitante.
Le prime indagini portano gli inquirenti a ipotizzare un legame con la rete criminale del boss turco Baris Boyun, arrestato nei mesi scorsi. Più in generale, la Tuscia è stata il fulcro di una serie di operazioni legate alla mafia turca che da mesi preoccupano non poco le autorità italiane (e i residenti): c'è il forte sospetto che l'area sia diventata una base operativa dell'organizzazione, con cellule dormienti accreditate di legami con il fondamentalismo islamico e in particolare con l'ISIS-K.
🚨🪖🇫🇷 La premessa è d'obbligo: no allarmismi. Non esistono attualmente indicatori che anticipino l'imminenza di una guerra che coinvolga Parigi o altre importanti capitali europee. Ma l'iniziativa del governo francese merita senza dubbio di essere analizzata con attenzione.
In una lettera datata 18 luglio 2025, il Ministero della Salute transalpino ha infatti chiesto con discrezione agli ospedali del Paese di prepararsi a fronteggiare un "impegno militare di grande entità" in Europa, con piena prontezza richiesta entro marzo 2026.
Vediamo i dettagli insieme. Ps: mi ripeto, no allarmismi immotivati. Leggere questo pezzo con curiosità e interesse, non con apprensione.👇
2/n 🚨🪖🇫🇷 La direttiva in questione, rivelata da Le Canard Enchaîné, è stata inviata alle Agenzie Regionali di Sanità con l'obiettivo di delineare come il sistema dovrebbe reagire nel caso in cui la Francia diventasse base logistica di retrovia in un conflitto su larga scala. Cosa si intende di preciso? Si parla di fatto di una zona situata dietro la linea del fronte, sicura, pronta a fungere da punto di supporto, evacuazione, cura dei feriti, rifornimenti e preparazione di truppe.
3/n 🚨🪖🇫🇷 La richiesta espressa nel documento è chiara: essere pronti ad accogliere in breve tempo un gran numero di militari feriti - che siano francesi e alleati - e di farlo per settimane, persino mesi.
Per garantire una gestione dell'afflusso di pazienti ottimale, il ministero francese chiede che vengano istituiti centri medici di smistamento nei pressi di porti e aeroporti, così da stabilizzare i pazienti e rimandarli rapidamente nei rispettivi Paesi di appartenenza.
Per ottenere la massima efficienza, il personale medico francese dovrebbe ricevere anche un'adeguata formazione, da intendersi nella forma di un addestramento sulle "condizioni del tempo di guerra".
Il riferimento è alla potenziale scarsità di forniture, ai picchi improvvisi di domanda e alla logistica perturbata, ma anche all'insieme di condizioni mediche che i camici bianchi potrebbero essere chiamati ad affrontare con frequenza, dai disturbi post-traumatici alla riabilitazione per lesioni complesse.
1/n 🚨🇺🇦🇷🇺 Che storia straordinaria quella di Konstantin Gudauskas.
Oggi tutto il mondo parla di lui come "l'angelo di Bucha". Ma se chiedete al diretto interessato di raccontare la sua storia, partirà da più lontano. Forse vi dirà di sua nonna, nata a Kyiv, ma deportata dai russi in Kazakhstan, costretta a viaggiare su carri bestiame, senza cibo. E magari vi spiegherà che è stata lei a insegnargli, fin da piccolo, che "il nemico peggiore non era il tedesco, ma il comunista". Per molto tempo, Konstantin non si è posto questo problema. È stato prima "un bravo bambino, ubbidiente" e poi, diventato più grande, un giovane che non ha "mai bevuto alcol o fumato sigarette. Ascoltavo sempre i miei genitori e ubbidivo. Pensavo che sarei finito per forza in Paradiso. Poi nel 2019 sono arrivato in Ucraina".
2/n 🚨🇺🇦🇷🇺 È a quel punto che la sua incredibile vicenda prende vita. Anzi, probabilmente un po' prima.
Konstantin Gudauskas vive in Kazakhstan, il Paese in cui è nato, quello in cui ha avviato un'attività imprenditoriale di successo. Si occupa di logistica, trasporta merci dalla Cina all'Europa, guadagna bene, e tutto potrebbe proseguire. Se non fosse per quella passione civile.
Konstantin guida un gruppo per la difesa dei diritti umani, svolge un ruolo attivo nelle elezioni presidenziali kazake 2019, ma come molte altre persone sente di essere stato tradito:
"Il candidato che supportavamo, Amirzhan Qosanov, ci ha venduti per 10 milioni di dollari: ha riconosciuto la sua sconfitta prima della proclamazione ufficiale dei risultati. Stiamo parlando del nostro leader: ci ha traditi e se n'è andato con i soldi. AIlla fine, i sostenitori di quell'uomo sono stati perseguitati. Ho rischiato fino a 13 anni di prigione. Era una persecuzione politica. Poi mi hanno dato la possibilità di lasciare il Paese in modo legale. È stato un vero bivio nella mia vita".
3/n 🚨🇺🇦🇷🇺 Konstantin potrebbe scoraggiarsi. Gli hanno portato via tutto. È uscito dal Paese solo con una piccola valigia, costretto a ricominciare da zero. Ma è suo padre a dargli coraggio:
"Mi disse parole molto semplici e sagge: 'Figlio mio, se sei riuscito a guadagnare tutto questo in Kazakistan, vuol dire che il tuo capitale non è sui conti, ma nella tua testa. Ricomincia da capo".
Così accade. Konstantin Gudauskas ricomincia. Fonda un'attività da zero, una rete di stazioni di ricarica per auto elettriche. Importa colonnine di ricarica usate dai Paesi baltici e propone ai proprietari di auto elettriche di investire nell'installazione, prima per uso personale, poi permettendo anche ad altri di ricaricare, e così ricavare un reddito passivo. Il modello funziona. In un anno e mezzo riesce ad ottenere ottimi risultati, può permettersi un grande appartamento a Bucha, al diciassettesimo piano, con vista sull'aeroporto di Hostomel.