Per chi seguiva la F1 in quegli anni, ben pochi avvenimenti sono segnati più di quei 3 giorni di aprile e maggio del 1994.
Dopo anni e anni di GP "tranquilli", il week-end nero iniziò venerdì 29 aprile, durante le prove libere. Una sospensione della Jordan di Barrichello cedette
l'auto uscì di traiettoria, volò sopra il cordolo e si schiantò sulle reti, rimbalzando all'indietro e cappottando più volte.
Si pensava fosse morto ma era "solo" svenuto. Rianimato, se la cavò con la rottura di naso, costole, un braccio, un'amnesia.
Gli venne proibito di correre
ma, cocciuto, sabato si presentò comunque nei paddock.
Sabato 30 c'erano le qualifiche.
Durante un giro lanciato, dalla Simtek di Ratzenberger si staccò un pezzo dell'ala anteriore. Era nel rettilineo fuori dal Tamburello e la macchina aveva perso aderenza in vista della
Villeneuve.
Ratzenberger si schiantò a quasi 320 Km/h. La decelerazione improvvisa gli ruppe la base cranica mentre l'auto continuò la carambola finendo in mezzo alla curva successiva.
Gli fecero riprendere il battito cardiaco ma si poteva fare poco per le condizioni del cervello
Morì pochi minuti dopo essere stato trasportato in elicottero all'Ospedale di Bologna.
Gli altri piloti pensarono di averne abbastanza e la trippletta di partenza fu: Senna (pole), Schumacher e Berger.
Il tempo di Ratzenberger lo qualificava come ultimo in griglia. Venne deciso
di lasciare vuoto l'ultimo posto della partenza in suo onore.
Si pensava fosse finita... Ma no.
Alla partenza, la Benetton di Letho (quinto in qualifica) si spense e venne scansata da tutti. Non dalla Lotus di Lamy (22 esimo) che se la trovò davanti e la prese in pieno,
spostandola avanti di quasi 200 metri.
Miracolosamente, i piloti non ebbero conseguenze serie (qualche graffio) ma la pista e la pit lane erano inondate di pezzi di auto. Safety car e gran lavoro di pulizia e il GP riprese.
Per poco.
Al settimo giro, una Williams andò dritta al Tamburello, schiantandosi sul muretto quasi a 90 gradi, esplodendo in mille pezzi e rimbalzando a oltre 50 metri di distanza.
A bordo c'era Ayrton Senna, esanime e in condizioni disperate.
Anche lui fu portato a Bologna, senza esito.
Ci furono inchieste e ricostruzioni della sua morte (e non sto a raccontarle qui) ma la gara non era finita...
Mezz'ora dopo l'incidente di Senna, la gara riprese.
La sequenza "nera" riprese con essa: a 10 giri dalla fine, la Minardi di Alboreto perse una ruota nella pit lane.
In piena accelerazione, mal fissata dai meccanici, la ruota finì sui box, ferendo (per fortuna in modo non grave), 3 meccanici Ferrari, uno Lotus e uno Benetton.
Vinse Schumacher (Benetton), seguito da Larini (Ferrari) e Hakkinen (McLaren).
Non festeggiarono.
Troppi incidenti, troppi feriti e un morto. Perché la dichiarazione di morte di Senna (che portava il conto a due) arrivò in serata. In quel momento, Senna era sotto i ferri, in un tentativo disperato di salvargli la vita.
Chi ha partecipato a quel weekend, potrà difficilmente scordarlo.
La conseguenza di quei tragici giorni furono rivoluzionarie per la F1.
Venne sviluppato e reso obbligatorio l'HANS, col quale Ratzemberger si sarebbe potuto salvare.
Il circuito di Imola venne rivisto e ricostruito
per oltre il 70%. Vennero introdotte norme di costruzione che prevedevano vie di fuga ampie e diverse modifiche di sicurezza che impattarono su tutti i tracciati. Venne inserito un limite di velocità nella corsia dei box. I piloti riattivarono il loro sindacato (inattivo da 12
anni), con poteri di "veto" e "sorveglianza" sulla sicurezza dei circuiti e delle gare.
In diversi circuiti, quell'anno, avevano creato chicane aggiuntive per ridurre le velocità ed evitare altri incidenti mortali.
Una nota curiosa, quasi commovente. Nel caos dell'incidente a Senna, venne autorizzata la ripartenza della Larousse di Comas, fermo da tempo per riparare un alettone. Arrivò al Tamburello a velocità sostenuta e riuscì (fortunatamente) a evitare i mezzi di soccorso.
Si ritirò di sua iniziativa, dopo aver constatato le condizioni di Senna.
Ultima nota: malgrado il suo cuore si fosse fermato definitivamente dopo le 18, la dichiarazione di morte di Senna riporta l'ora dell'incidente (14:17).

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19 Jul
#Tip.
Se andate a visitare il museo del Parmigiano Reggiano a Soragna, fate un salto al museo (collezione privata) della civiltà contadina lì accanto.
Troverete il proprietario a farvi da guida e scoprirete un mondo "nuovo".
Questo tw sostituisce un precedente dove ho sbagliato il nome del paese perché sono un cazzone. 😁
(Meno male che ho dei follower attenti. Grazie @gmerigo )
Read 4 tweets
13 May
COME TI FREGANO SU TWITTER
Una spiega in parole povere.

Mi imbatto in un giochino carino: "Scopri la tua famiglia su twitter".
Una stupidaggine... Ma visito il sito, scoprendo che di giochini carini come quello ce ne sono tanti.
OK. Mi viene chiesto di autenticarmi via Twitter.
Clicco e, sorpresa, mi viene presentato il livello di autorizzazione massimo che si può concedere a una app.
Più di quello posso solo dargli nome e password.
Oltre a poter leggere i miei tweet (che sono pubblici e potrebbe leggere senza autorizzazioni con una ricerca), la App chiede di poter vedere (ovvero: acquisire) i dati del mio profilo (anche quello è pubblico) e quelli DEL MIO ACCOUNT.
Numero di telefono e email, per esempio.
Read 12 tweets
30 Mar
Oggi vi racconto la storia di una donna che è stata determinante nell'eradicazione della polio, nello sviluppo di moltissimi vaccini, nella ricerca sul cancro, negli studi di genetica e nella microbiologia spaziale.
Il suo nome è Henrietta Lacks e, come i suoi antenati schiavi, lavorava nelle piantagioni di tabacco della Virginia.
Madre di cinque figli, una famiglia in assoluta povertà, a 31 anni ha avuto un malore a causa di un imponente sanguinamento vaginale.
In quegli anni erano pochi gli ospedali che fornivano assistenza gratuita a neri indigenti.
Tra questi c'era il Johns Hopkins Hospital, a Baltimora, dove Henrietta fu portata. Fu presa in cura dal dottor George Otto Gey che, tuttavia, non poté fare nulla.
Read 14 tweets
29 Mar
Non vi racconto dell'invenzione del frigorifero ma, per raccontare questa storia, bisogna partire da lì.
Nel 1931, l'ammoniaca, usata fino ad allora come refrigerante, venne sostituita da miscele di clorofluorocarburi, decisamente più efficienti.
Fu proprio per il tentativo di trovare la miscela "giusta" che, nel '38, Roy Plunkett lamentava continui difetti su alcune bombole di tetrafluorene. A dispetto del peso, che segnalava la presenza di altro gas, le sue bombole non ne facevano più uscire, rovinando i suoi test.
Non serviva aprire totalmente la valvola e persino toglierla: durante lo svuotamento sembrava restasse parecchio gas nelle bombole.
Alla fine, ne prese una e la segò in due.
Read 15 tweets
29 Mar
Fino a dopo la seconda guerra, la maggior parte delle case americane avevano un riscaldamento basato su stufe a carbone. Così esisteva un ampio mercato di prodotti per la pulizia della carta da parati dai residui lasciati dalla combustione.
Quando iniziò a diffondersi il riscaldamento "moderno", una serie di aziende produttrici di questi prodotti andarono in crisi e chiusero.
Tra questi prodotti c'era una specie di stucco, una pasta morbida, piuttosto efficace, creato negli anni'30 da Noah McVicker.
Noah non voleva chiudere la fabbrica ma non riusciva a trovare il modo di adeguarla ai tempi. Per questo pensò che un giovane potesse avere idee migliori e chiamò in aiuto suo nipote Joe.
Read 8 tweets
29 Mar
A volte, un errore non è dannoso ma può salvare delle vite.
Ne sa qualcosa Wilson Greatbatch che all'epoca stava facendo la sua specializzazione all'università di Buffalo. Era il 1956 e stava studiando un sistema per usare i transistor per rivelare aritmie cardiache.
In uno dei suoi esperimenti, stanco delle continui test, sbagliò a installare una resistenza, misurando valori in uscita completamente inattesi.
Si rese conto che il suo circuito non stava più misurando ma stava creando pulsazioni elettriche identiche a quelle di un cuore vero.
Il 22 luglio 1960 depositò il brevetto per un pacemaker innovativo: piccolo, affidabile, impiantabile.
Pesava circa 90 grammi e poteva essere contenuto, batteria inclusa, nel petto del paziente.
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