Oggi ci rido sopra.
E forse un sorriso verrà anche voi alla fine della storia, ma vi assicuro che ho rischiato di brutto.
Ma proprio brutto brutto.
E’ un miracolo che oggi, che di anni ne ho ottantasette, sia qui a raccontare cosa accadde in quei giorni. Partendo dall’inizio.
Era il 1928 quando i coniugi Levinsons, cantanti lirici dell'Opera di Riga, in Lettonia, si trasferirono a Berlino.
Ormai famosi, la Deutsche Oper aveva offerto loro un contratto principesco che mai avrebbero potuto rifiutare.
E fu a Berlino, il 17 marzo 1934 che nacque Hessy, a due passi dalla Porta di Brandeburgo.
Per i miei genitori una bambina bellissima.
E sinceramente anch’io sono d'accordo.
E non lo dico solo perché quella bambina, Hessy, ero io. Ero bella, dai. Ma proprio bella bella.
Tanto bella che a sei mesi mamma Pauline volle portarmi dal fotografo più famoso della città, Hans Ballin. Mamma e papà volevano imprimere la memoria di quella bellissima bambina, cioè io, in un'immagine.
In uno scatto.
Felici come non mai, non immaginavano che quello scatto sarebbe stato l’inizio di un calvario.
Di un incubo.
Perché, e quello papà e mamma non lo sapevano ancora, il fotografo Hans Ballin ebbe la bella idea di inviare quella foto, la mia foto, per partecipare a un concorso.
Che bello, direte voi.
Un bel concorso per il bambino più bello.
Già, peccato che quel concorso fosse stato indetto dal ministro della Propaganda Joseph Goebbels per scegliere un bambino che rappresentasse “la bellezza della razzia ariana”.
Il più bel bambino ariano, insomma.
Papà mi raccontò che fu la donna delle pulizie ad avvisare la mamma.
“Ho visto Hessy su una copertina di una rivista in città!”
“In fondo i bambini di quell’età sono tutti uguali. Si sarà sicuramente sbagliata” aveva pensato la mamma".
Non era possibile quella cosa.
Una corsa a comprare quella rivista e la sorpresa.
Io ero lì. In copertina. Bella ero bella.
Ma ero su una rivista zeppa di uomini in divisa che indossavano delle cose che loro chiamano svastiche.
E poi la sua fotografia su ogni pagina.
Quella di Hitler, intendo.
I miei genitori rimasero sbigottiti. E terrorizzati. Come ci era finita la mia foto sulla copertina di quella rivista?
Non avrebbero mai inviato la foto di un loro figlio per un concorso simile.
Per una rivista nazista che lodava l'opera di Hitler poi.
Lo so cosa state pensando.
Chissà perché i suoi genitori erano terrorizzati.
Sì, il ministro della Propaganda Joseph Goebbels era quello che era, ma in fondo era solo un concorso per bambini. Solo una copertina. Che sarà mai.
Non sarà mica una tragedia.
Sinceramente non so come dirvelo.
Era una rivista che faceva propaganda nazista e nelle settimane successive la mia immagine era ovunque. Sulle vetrine dei negozi, nelle pubblicità, sulle cartoline. Come il più bel bambino ariano.
Io, Hessy, una femminuccia.
Come dite? Non è poi così grave?
In fondo da piccolini a volte è difficile distinguerli.
E’ capitato a tutti di dire “ma che bella bambina” o viceversa sbagliando il sesso.

Allora siete di coccio. Non avete capito?
Noi eravamo ebrei. Io ero ebrea.
Per quello, una volta scoperta la foto sulla rivista, erano terrorizzati.
Avevano contattato subito il fotografo e avevano scoperto che lui sapeva che erano ebrei.
Alla richiesta di inviare foto di bambini per il concorso, aveva pensato di ridicolizzarli.
Uno scherzo, capite?
Bravo, vero? Lui per gioco aveva messo in pericolo non solo me, ma anche tutta la mia famiglia.
E se lo avessero scoperto?
Fummo costretti a rinchiuderci in casa.
Niente uscite, niente passeggiate.
Mi tenevano lontana da tutti per paura di eventuali delatori.
Prima della mia nascita la Deutsche Oper aveva già rescisso il contratto con mio padre.
Dopo quella vicenda papà Jacob fu costretto persino a guadagnarsi da vivere pulendo stalle di suini.
Sempre tenendomi lontana dalle altre persone per paura che qualcuno mi riconoscesse.
Alla fine fummo costretti a fuggire a Parigi.
Ricordo che una persona, venuta a conoscenza di quella storia, chiese il consenso a papà di pubblicare quella vicenda.
Il netto rifiuto ci salvò per l’ennesima volta, visto che i tedeschi entrarono a Parigi subito dopo.
E così papà Jacob e mamma Pauline presero la sottoscritta per scappare di nuovo (grazie fotografo) trovando rifugio a Cuba.
Alla fine degli anni ’40 emigrammo negli Stati Uniti prima di stabilirci definitivamente a New York City.
Lì sono cresciuta e mi sono innamorata della chimica. “L'idea che un chimico potesse iniziare con un insieme di ingredienti e trasformarli in qualcos'altro mi affascinava”. Laureata in chimica, appunto, mi sono specializzata alla Columbia University. Dove ho incontrato mio marito
Una volta sposati, ci siamo trasferiti nel New Jersey dove sono nati i nostri figli.
Non essendo la carriera di ricerca per le donne, compatibile con l'educazione dei figli, presi la decisione di lasciare il laboratorio. Continuando a occuparmi di chimica, ma non a tempo pieno.
Oggi Hessy Taft ha 87 anni.
Tempo fa ha fatto dono allo Yad Vashem, il memoriale della Shoah di Gerusalemme, della copia del settimanale nazista dove la sua foto in fasce campeggia in copertina con la didascalia: "il più bel bambino "ariano" tedesco.
I nazisti non scoprirono mai che il loro modello di bambino ariano, pubblicato sul periodico di propaganda nazista “Sonne ins Haus ”, era in realtà una bambina ebrea.
Furono giorni terribili.
Oggi però provo “Un leggero senso di vendetta compiuta, e un poco di soddisfazione”.

• • •

Missing some Tweet in this thread? You can try to force a refresh
 

Keep Current with Johannes Bückler

Johannes Bückler Profile picture

Stay in touch and get notified when new unrolls are available from this author!

Read all threads

This Thread may be Removed Anytime!

PDF

Twitter may remove this content at anytime! Save it as PDF for later use!

Try unrolling a thread yourself!

how to unroll video
  1. Follow @ThreadReaderApp to mention us!

  2. From a Twitter thread mention us with a keyword "unroll"
@threadreaderapp unroll

Practice here first or read more on our help page!

More from @JohannesBuckler

6 Nov
Mamma si chiamava Franzisca Grünwald, una bella infermiera di ventisei anni.
Papà un ufficiale medico di trentatré anni di nome Albert Salomon.
Il luogo? Un ospedale di fortuna sul fronte di guerra in Francia.
Come riuscì a conquistarlo?
Fu grazie a uno starnuto.
Quel giorno Albert stava operando un soldato, le mani occupate, poi uno starnuto e il naso che cola.
Fu mamma, la bella infermiera, a estrarre il suo fazzoletto per pulirgli il naso.
E fu in quel preciso momento che lui si accorse di lei. E se ne innamorò.
Un breve fidanzamento e nel 1916 il matrimonio a Berlino.
Una cerimonia religiosa ebraica e poi il ritorno al fronte per lui. Per lei una casa vuota.
Papà tornò dal fronte giusto in tempo per vedermi nascere. Era il 16 aprile 1917.
Read 25 tweets
4 Nov
Mi chiamo Werner e oggi sono stato scelto come immagine per un manifesto di reclutamento nella Wehrmacht.
Siamo nel 1939 e indosso la divisa tedesca, pronto a partire per l’invasione della Polonia.
Sono stato scelto come “il soldato tedesco ideale, puro ariano”.
Vi state forse chiedendo com'è fatto un perfetto soldato tedesco, ariano puro?
Come me.
Occhi azzurri, zigomi alti, mento cesellato, scatola cranica stretta e allungata.
E uno sguardo glaciale.
Niente a che vedere con quelli di razza inferiore riconoscibili dal naso adunco, bocca larga, capelli ricci rossi, labbra carnose e corpo villoso.

Almeno così sono identificati i tedeschi non ariani, di razza impura.
Read 16 tweets
3 Nov
Perché non ho mai vinto le Olimpiadi? Bella domanda. So solo che a ogni partecipazione era sempre la solita storia: “non corrisponde agli schemi tradizionali”.
Mi chiedo, ma quale progresso puoi ottenere seguendo solo schemi tradizionali, facendo sempre le solite cose?
Se parliamo di sport.
Dick Fosbury ha seguito uno schema tradizionale? Ulrich Salchow, svedese, primo campione Olimpico nel 1908, ha seguito uno schema tradizionale facendo il primo salto Salchow nel 1909? Ma per piacere. Chi sono?
Sono Surya Bonaly. E questa è la mia storia.
Sono nata sull’isola della Riunione, nell'oceano Indiano.
Papà e mamma giravano il mondo con un furgone.
In India e in Pakistan avevano visto tutta quella miseria.
Potevano avere figli, ma loro decisero diversamente.
Avevo 18 mesi quando mi adottarono.
Read 20 tweets
30 Oct
Un dilettante.
Eppure avete avuto nei confronti della sua vicenda parole di ammirazione.
“Bellissima storia”, “storia geniale”, “carinissima storia”, “fantastica storia”.
Della mia di vicenda, vi garantisco, è stato detto ben altro.
Non ricordo nessuna ammirazione. Anzi.
Va bene, prendo atto, ma per quanto mi riguarda vi garantisco di non avere nessuna colpa per quello che è avvenuto durante la mia vita lavorativa.
Mi ritengo solo fortunata, quello sì.
Una fortuna iniziata fin dalla nascita.
Nella pampa argentina, nei pressi di Bahia Blanca.
Dove sono nata il 2 ottobre 1887, prima di nove figli. Mi chiamo Violet Constance Jessop.
I miei genitori venivano dall’Irlanda.
Ero ancora piccola quando la mia vita venne segnata da due disgrazie: la tubercolosi e la morte di mio padre, un allevatore di pecore.
Read 19 tweets
28 Oct
Già. Alla fine sono stato chiamato “l’inaffondabile”.
E sinceramente, se mi hanno affibbiato quel nomignolo, un fondo di verità c’è.
Ma è proprio grazie a quell’appellativo che oggi posso raccontarvi la mia storia.
Non ricordo chi mi imbarcò nel mio primo viaggio in mare sulla nave da battaglia Bismarck.
Era il maggio del 1941.
La Bismarck era battezzata così in onore del cancelliere Otto von Bismarck.
Una nave tedesca, varata il 14 febbraio 1939.
C’erano tutti ad assistere al suo varo.
Hitler, Raeder, Keitel, Göring, Goebbels, Hess, Ribbentrop, Himmler, Bormann e von Schirach.
Un vessillo della nuova potenza nazista.
Veloce, ben corazzata, con grande autonomia.
Read 21 tweets
22 Oct
Mi chiamo Emma.
E in quei giorni d’inverno del 1943 continuavano a ripetermi di scappare, di fuggire, ma io non ne volevo sapere.
Chi mai avrebbe voluto fare del male a una donna di sessantasette anni e a sua figlia Anna, trent’anni, con una rara e grave forma di epilessia?
Abitavamo a Este, in via Macello.
E quella mattina eravamo uscite di casa come al solito, incamminandoci verso il nostro negozio di merceria in via Roma.
Ricordo che era un sabato.
E di sabato a Este c’è il mercato.
Poche bancarelle, tempi magri per il commercio.
La guerra durava ormai da tre anni.
Però il Natale si avvicinava.
«Forse ci scappa qualche soldo», per questo avevamo abbellito la vetrina con le statuine del presepe.
Avevamo appena aperto, quando un carabiniere entrò nel negozio.
Vedemmo subito che era impacciato.
Read 20 tweets

Did Thread Reader help you today?

Support us! We are indie developers!


This site is made by just two indie developers on a laptop doing marketing, support and development! Read more about the story.

Become a Premium Member ($3/month or $30/year) and get exclusive features!

Become Premium

Too expensive? Make a small donation by buying us coffee ($5) or help with server cost ($10)

Donate via Paypal Become our Patreon

Thank you for your support!

Follow Us on Twitter!

:(