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Gavino Sanna @GavinoSanna1967
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#Sacchettibiodegradabili
della spesa sono diventati un caso nazionale. Volevo scrivere un articolo, per il momento affido alcune riflessioni generali a qualche tweet.
Premessa
La materia è assai complessa perché scopo principale è tutela ambiente ma vi sono in gioco anche altre esigenze:
- Sicurezza alimentare
-Tutela consumatori (da speculazioni sul prezzo)
-Interessi produttori e venditori
Se si tira coperta da un lato si scopre altro.
Primo problema è la pessima tecnica legislativa usata. Per capire nuove regole si deve fare taglia/copia/cancella/incolla da nuova a vecchia legge. In aggiunta il linguaggio usato è il peggior burocratese (il “dillo più difficile che puoi”).
A questo si aggiunge che in fase interpretativa sono emerse note e pareri di 3 diversi Ministeri (Ambiente, Salute, Sviluppo Economico) ciascuno per sua competenza ma nessuno definitivo e vincolante. Altre ne stanno arrivando (sic).
Difficile orientarsi anche per esperti.
Infine sono intervenuti (con info anche false o contraddittorie) politici, mass media, associazioni varie e la GDO presso i punti vendita. Solito teatrino dove ciascuno, magari senza aver capito nulla, ha provato a tirar acqua a suo mulino.
Date queste premesse non capisco stupore o indignazione di chi dice che si è montato un caso sul nulla, non vale la pena protestare per pochi centesimi e ben altri sono i problemi. Io vedrei invece un problema di democrazia di una certa importanza.
Se un gesto quotidiano come usare busta della spesa diventa un enigma giuridico-burocratico e politici, ministeri, massmedia, associazioni e imprese danno info confuse e contraddittorie, è strano che tra i cittadini vi sia malcontento? Si vogliono sudditi a quanto pare...
Difesa ambiente è importante ma sfornare di continuo regole su ogni atto di consumo può dare crisi di rigetto. Si può dire che modello “regola, responsabilizza, colpevolizza” è un potente strumento di controllo sociale in mano a élite sempre meno popolari e credibili?
Si può dire che molte persone, anche molto attente al rispetto dell'ambiente, sono stufe (gentile eufemismo) della ipocrita morale ambientalista di politici al caviale (di destra e sinistra), miliardari annoiati, agenzie internazionali, ONG e tutto il circo “save the planet”?
Si può dire che legame, anche economico, di alcuni partiti e associazioni ambientaliste con imprese private presta il fianco a sospetti, è fonte di inquinamento politico e di potenziali conflitti di interesse e andrebbe evitato e non vantato?
Ho finito. L'impressione che dietro le proteste per vicenda buste biodegradabili vi sia, magari inconsapevolmente, un senso di nausea per l'ambientalismo di regime è forte. Spero sia così.
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