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Dopo quella notte cominciai ad avere paura a stare in mezzo alla gente.
Nel 2009 provai ad andare di nuovo in strada con una pattuglia, a San Siro, ma mi sentii male.
Oggi lavoro in ufficio, "lavoro condizionato" chi per motivi di salute non riesce a svolgere certe mansioni
La mia vita è cambiata da quel giorno.
Piccole ostilità incontrate anche all’interno tra i miei colleghi ed alcuni superiori che a più riprese hanno cercato di rispedirmi per strada. Il sostegno psicologico di cui avevo bisogno mi venne riconosciuto soltanto dieci anni più tardi
#MdT 30/06/2016 - Il mio ufficio è in Viale Legioni Romane, presidio della polizia locale.
“A Milano avevo vinto un concorso. Ero venuta per amore. Due mesi dopo quel fatto lui mi aveva lasciata.
Vivevo di farmaci. Stress da panico".
Ero vigile urbano soltanto da due mesi quella sera del 1993, al mio primo servizio di auto-pattuglia per sostituire un collega malato.
Rimasi traumatizzata quando vidi il mio compagno di pattuglia Alessandro volare via, lontano 25 metri.
Rimasi illesa. Ma solo nel fisico.
Mi chiamo Catia Cucchi e non posso dimenticare quello che accadde quella notte.
Come vi ho detto ero al mio primo servizio di auto-pattuglia.

Ripercorrere quel 27 luglio del 1993 è molto doloroso.
Ma lo dobbiamo fare.
#MdT 27/07/1993 - Alessandro Ferrari, della polizia locale di Milano, era di turno quella sera.
Una serata come tante.
Alessandro era nato a Gandino in provincia di Bergamo.
Aveva trascorso l'infanzia con il padre Agostino, sarto, e la mamma Elisabetta Moro.
Si erano poi trasferiti a Milano, ma la madre, due anni prima, era tornata a Gandino dove viveva con suo fratello Giuseppe. Alessandro si era sposato nel 1989 con Giovanna Uraglio ed era padre da poco più di un anno del piccolo Matteo.
Il suo piccolo Matteo, che adorava.
Alessandro era di pattuglia con me, in via Palestro.
Due ragazzi ci avevano fermati indicando un'auto parcheggiata da cui usciva del fumo biancastro.
"Potete rilevare la targa?" ci chiesero dalla centrale.
"No", rispose Alessandro.
"Allora lasciate stare" ci dissero.
Poco lontano su una panchina stava riposando Driss Moussafir, 44 anni.
Era arrivato in Italia nell' 82, condividendo con altri marocchini il sogno di una vita migliore.
E invece a Milano aveva trovato solo miseria ed emarginazione.
Viveva vendendo sigarette di contrabbando.
Il rischio era troppo grosso. Per questo avevamo bloccato le auto e allontanato i passanti.
Nel frattempo erano arrivati i pompieri.
Tre di loro si avvicinarono all'auto.
Alessandro con loro.
"Ma dove vai? E' pericoloso" gli urlai.
Furono le ultime parole.
Prima dell'inferno
Erano le 23:14.
Un tremendo boato scosse la metropoli lombarda.
Via Palestro diventò un enorme cratere.
In un attimo vidi cinque uomini spazzati via, proprio come le foglie degli alberi che ricoprivano l'asfalto.
Sulla strada solo lamiere, pezzi di vetro, fili elettrici.
Arrivò il sindaco Formentini.
Era sconvolto.
Arrivò anche Francesco Saverio Borrelli.
Moussafir Driss, era stato raggiunto da un pezzo di lamiera. Umberto Veronesi, che abitava proprio in via Palestro, tentò inutilmente di fargli un massaggio cardiaco
Il vigile del fuoco Stefano Picerno era il veterano del gruppo. Lui non era di turno, ma un suo compagno aveva chiesto un giorno di riposo e lui l'aveva sostituito.
Si era sposato pochi giorni prima con Agnese.
Era appena tornato dalla luna di miele.
Sergio Pasotto, milanese, era celibe.
Quel giorno era il suo 34esimo compleanno. Abitava in Via Benedetto, parlava tre lingue e amava gli animali.
Lo chiamavano "il guerriero della notte".
Prima di uscire lo avevano festeggiato nella sala mensa.
Carlo La Catena,25 anni, napoletano.Era diventato vigile del fuoco da poco. Dopo il corso a Roma era a Milano da due mesi. Era appena tornato da Napoli in visita al padre Giuseppe, macellaio, alla madre Rita e a quattro sorelle più grandi. Aveva chiesto di fare il turno di notte.
"Ma dove vai? E' pericoloso" avevo gridato ad Alessandro. Quel suo “tranquilla” mentre si incammina verso quella maledetta autobomba targata Cosa nostra è ormai la mia ossessione.
Ossessione che ha mandato in frantumi parte della mia vita.
“I cinque morti dell’attentato di via Palestro furono un incidente di percorso” disse Gaspare Spatuzza al processo. Assurdo.
C'erano 90 Kg di tritolo in quella Fiat Uno.
Alessandro, Carlo, Sergio, Stefano e Driss non sono e non saranno mai solo un incidente di percorso.
"Saranno Fiori Bianchi", via Palestro Milano 27 luglio 1993.

Per non dimenticare Alessandro, Carlo, Sergio, Stefano e Driss

Ma anche per non dimenticare Cosa Nostra.
Che non è stata ancora sconfitta.

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