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Molto si è scritto sul clima che si respirava in Italia dopo la caduta del fascismo. Bizzarro, lo definì Churchill. Non risultava in nessun censimento che gli italiani fossero all’epoca 90 milioni.
Un giorno 45 milioni di fascisti, il giorno successivo 45 milioni di antifascisti
Le cosa andarono diversamente in Germania.
Fino all’ultimo giorno, con la sconfitta ormai certa e imminente, centinaia di migliaia di tedeschi continuarono a immolarsi per il nazismo.
I soldati intendo.
Ma come si comportarono i cittadini tedeschi in quei terribili giorni?
Siamo nell’aprile del 1945.
Per darvi un’idea ecco alcune date.
Il 14 gennaio 1945 l’armata Rossa aveva raggiunto il fiume Oder, a 50 miglia da Berlino.
Il 7 marzo gli Americani avevano trovato agibile il ponte Remagen e attraversato il Reno.
Il 16 aprile l’Armata Rossa aveva iniziato l’assalto finale a Berlino.
Una volta accerchiata la città le truppe sovietiche avrebbero raggiunto ai primi di maggio la Cancelleria del Reich, quartier generale di Hitler.
Morto suicida nel suo bunker alle 15.30 del 30 aprile 1945.
Ma torniamo ai primi di aprile del 1945.
Come era la vita dei tedeschi in quei giorni?
Quel che è certo è che erano a conoscenza della fine che si stava avvicinando. Le vie di comunicazione e i trasporti al collasso.
Milioni i persone senza luce, gas e acqua.
Eppure.
La popolazione tedesca era certo in preda al panico, ma un panico "ordinato".
Nelle zone non ancora occupate tutto si svolgeva (per quanto fosse possibile in quella situazione) come se niente fosse.
Il nazismo in quelle zone era ancora molto ben radicato
E allora vediamola questa presunta “normalità”.
Nell’aprile 1945, stipendi e salari venivano pagati regolarmente.
E regolarmente funzionava la burocrazia (quella non s’inceppa mai).
Anche se limitati, i quotidiani erano in edicola.
Quello che impressiona leggendo le cronache di quei giorni, è che la gente aveva ancora voglia di evadere.
Il 12 aprile 1945 la Filarmonica di Berlino tenne un concerto.
Pochi giorni prima che l’Armata Rossa entrasse a Berlino.
Negli stessi giorni a Berlino venne rappresentato il film “La donna dei miei sogni” con Erika von Thellmann. Un successo.
E il calcio? Il calcio non si fermò mai.
Le partite si disputarono fino al 23 aprile 1945, una settimana prima che Hitler si suicidasse.
Quale fu l’ultima partita?
Quando il Bayern di Monaco sconfisse i rivali del TVS 1860 Monaco per 3-2.
Quello che comunque impressiona è il numero di morti tra le file della Wehrmacht negli ultimi mesi.
Con l’offensiva dell’Armata Rossa del gennaio 1945, i tedeschi avevano compreso che la guerra era inesorabilmente persa.
Perché continuare a combattere? Non aveva alcun senso. Morire sarebbe stato un sacrificio inutile. Lo sapevano tutti.
Eppure ogni mese morirono dai 300 mila ai 400 mila soldati tedeschi.
Tutte le guerre finiscono con una resa, un negoziato, prima che tutto crolli.
La Germania non si arrese fino all'ultimo.
Certo, Hitler ebbe un peso rilevante in questo.
Molti tentarono di convincerlo a fare un accordo con gli Alleati.
Ma Hitler si rifiutò categoricamente.
Lui non voleva la stessa resa codarda del novembre 1918.
E allora la domanda finale è: “Perché tutta la Germania rimase comunque fedele a Hitler fino alla fine"?

Proprio tutta no, Qualcuno negli ultimi giorni provò a opporsi.
E forse la sua vicenda risponde anche alla domanda.
Siamo nella cittadina di Ansbach.
E' l’aprile del 1945.
Il protagonista di questa vicenda si chiama Robert Limpert, e ha 19 anni.
Non avendo fatto il militare perché cardiopatico, aveva studia lingue.
Conosceva latino, greco, inglese, francese e italiano, un po' di arabo, il new persiano e il turco.
Obbligato al servizio militare nel marzo 1945, aveva avuto un attacco cardiaco ed era quindi tornato nella sua città, Ansbach.
Lui non voleva che la sua città venisse bombardata e distrutta.
Di notte cominciò a distribuire volantini invitando la popolazione ad arrendersi.
Non solo. Tagliò i cavi ci collegamento con i soldati della Wehrmacht che si erano accampati fuori città.
Per questo fu arrestato e dopo un sommario processo condannato a morte. Mentre lo portavano in piazza per l’impiccagione riuscì a scappare, ma fu ripreso.
E impiccato sul cancello del municipio tra l’indifferenza generale.
Il comandante tedesco subito dopo fuggì in bicicletta.
Tutto questo accadde esattamente quattro ore prima che gli americani entrassero nella città senza colpo ferire.
Furono loro a togliere il corpo di Limpert dal cancello.
Polizia e amministrazione comunale dissero di aver fatto "solo il loro dovere".
Fino all'ultimo. Perché Hitler aveva fondato il nazismo sul terrore.
Se nella prima guerra mondiale, tra i soldati, i disertori erano state poche decine, negli ultimi mesi della seconda guerra mondiale furono oltre 15.000.
Furono tutti giustiziati.
La disciplina tedesca ebbe il suo peso. Il feldmaresciallo Kesselring si rifiutò di arrendersi (in Italia) con Hitler ancora vivo.
L'ammiraglio Dönitz rivide le sue posizioni solo dopo la morte di Hitler.
Perchè Hitler era tutto per i tedeschi. Tutto e tutti dipendevano da lui.
"La capacità recettiva delle masse è molto limitata, e la loro comprensione è scarsa, ma hanno una grande capacità di cui dobbiamo approfittare: quella di dimenticare in fretta" (Mein Kampf)
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